Category: trollare con stile


La prossima puntata, che va in onda domenica 11, si chiama “The Laws Of Gods And Men”, ma questo lo sa anche il maiale. Volevo piuttosto ragionare a vanvera, ma mica troppo perché i libri li ho letti e riletti, su quel che succederà.

Partiamo da alcuni fatti già noti:

– L’episodio 8 si chiama “The Mountain And The Viper” e conterrà una certa scena di grande effetto. Chi sa sa.

– In detta scena ci sono la Montagna, ovvero Ser Gregor Clegane, e la Vipera di Dorne, Oberyn Martell.

Ora, per far funzionare bene questa scena, Ser Gregor deve essere odiatissimo dal pubblico, che nel frattempo ha avuto modo di apprezzare Oberyn Martell, principe bad-ass di Dorne. Come il wrestling insegna, il cattivo (lo heel) deve essere costruito davvero alla grande per incutere pure il giusto senso di minaccia & paura. Ser Gregor è la pessimezza, però su schermo non è stato molto fortunato. Tre cambi di attore, tre scene eccellenti nella prima stagione, tre del tutto insignificanti nella seconda, appena menzionato nella terza – difficile che il pubblico ignaro dei libri abbia fatto il collegamento fra le due versioni del personaggio nella prima e nella seconda stagione, e la terza non ha certo aiutato. Come fare ora? Beh, intanto il nuovo attore, Hafthor Julius Bjornsson, di sicuro c’ha il fisico giusto:

Aggiungiamo ora altri dati. In un’intervista, Bjornsson ha detto che comparirà in tre episodi, e che ha girato una settimana in Irlanda e due in Croazia. Sappiamo che in Irlanda si girano le scene forestali all’aperto e in Croazia quelle di King’s Landing. In Irlanda si girano, fra le altre, le scene del viaggio di Sandor Clegane e Arya Stark diretti alla Valle di Arryn. Considerato che Ser Gregor comparirà in tre episodi, che se l’ultimo di questi è l’ottavo allora il primo deve essere per forza il sesto, e che deve imporsi subito come cattivo terribile e detestabile da tifare contro, in pieno stile heel, cosa potrà succedere? Questo: Sandor Clegane e Arya si imbattono in Ser Gregor & truppe. Duello fra i due fratelli, che rievoca pure lo scontro che abbiamo visto nella prima serie, morte di Sandor, Arya libera, Ser Gregor diventa super monster heel subito, preparando la strada… al dopo, e tutto in perfetto accordo con le pessime voci che già girano sul personaggio (disseminate in dialoghi, accenni, bisbigli).

Ricordate, l’avete letto qui per primi e se ho sbagliato qualcosa è comunque colpa vostra. Nei libri Sandor fa tutt’altra fine e quindi non venitemi a dire bella forza, oh, te hai letto i libbri.

Cinquant’anni portati alla grandissima, vai Sabbri sei tutti noi. Per il resto, quella sgommata di filme su cui tutti rompono la coglia è stato giudicato before it was cool proprio qui, e chi dice il contrario è un negro.

Se c’è una cosa davvero strana, ai limiti dell’incomprensibile, è la smodata passione per i Queen che caratterizza moltissimi metallari italiani. I Queen sono un gruppo di enorme popolarità, uno dei più amati al mondo e quindi potrebbe essere lecito aspettarsi un alto numero di Queen-fan pure fra i kid di casa nostra. Eppure i Queen incarnano meglio di chiunque altro tutto ciò che i metallari solitamente detestano, cioè il gruppo più fumo che arrosto, ruffianissimo e sempre pronto a seguire le mode del momento. Sono fatti evidenti a chiunque non abbia occhi e orecchie foderate di biroldo e magari non faccia parte dell’isterico fandom della Regina, eppure molti metallari negano. Non solo: pur essendo solitamente fieri delle conquiste del metal (e a ragione), li vedrete spesso chinare la testa e genuflettersi di fronte alle filastrocche di Mercury e compagnia, che sono così belle che mamma mia (rima)! Del resto pure chi scrive, una volta, apprezzava un sacco i Queen, assieme ad altra robaccia come le produzioni anni ’80 di Sting, Elton John, Rod Stewart, Joe Cocker e altra merda analoga. Nell’estate della terza media (1990) mi prestarono una cassetta registrata dei Queen, con svariati hit degli anni ’80 più qualcosina dei ’70 (di sicuro “We Are The Champions”, “We Will Rock You” e “Bohemian Rhapsody”, forse “Somebody To Love” ma non ci giurerei). Wow, mi parevano davvero troppo superfighi, ma davvero una roba mai sentita. Poi l’anno successivo arriva il metal, e accade che qualsiasi band del nuovo genere appena scoperto suonasse, alle mie orecchie, molto meglio dei Queen, anche se inizialmente magari non me lo volevo ammettere. Poi muore Mercury, grande commozione, aumento smisurato del bimbaminkismo queeniano etc etc, io comunque alla fine avevo da stare dietro al metal, che mi piaceva davvero molto di più. E per forza, vuoi mettere “1916”, “Painkiller”, “Vulgar Display Of Power”, “Badmotorfinger”, “Pump”, “Reign In Blood”, “Somewhere In Time” o “Arise” con “Innuendo”? Durante gli anni non sono mai tornato sui miei passi, anzi, più aumentava la mia conoscenza del rock in generale più i Queen perdevano terreno. Qui però finisce l’excursus biografico-nostalgico, bisogna tornare sul pezzo.

Possiamo prendere la prima fase dei Queen, quella glam-hard, come la più genuina e interessante. Soprattutto in “II”, un album di rock epico ed eccessivo, come se Marc Bolan avesse deciso di suonare con gli Uriah Heep o viceversa, con in più lo spirito della farsa cabarettistica. In quell’album funzionava tutto: i Queen erano maestosi, ma non si prendevano sul serio – pur flirtando con l’orrenda piaga del rock sinfonico, ne tenevano a bada i peggiori eccessi… con l’eccesso di ridicolo. I loro marchi di fabbrica, cioè un certosino lavoro di sovraincisione in studio, essenziale per ottenere i famosi cori da operetta esplosivi come una sezione di fiati e la tediosa chitarra “sinfonica” di Brian May, una teatralità da music-hall che a volte deraglia nel montaggio di demenziali sketch sonori (come definire altrimenti “Ogre Battle”?) e arrangiamenti barocchi erano già ben presenti, l’ispirazione al picco. I dischi immediatamente successivi sono organizzati proprio come spettacoli di music-hall, ogni canzone è un “numero” differente in cui cambia lo stile ma non lo spirito: ritornelli orecchiabili come filastrocche o ninnenanee, cantati con tutti i vezzi di una Marie Loyd e gran dispiego di arrangiamenti elaborati. In questo senso va interpretato l’apparente eclettismo dei Queen: è come se avessero imparato diversi stili di musica da un’enciclopedia per usarli poi tipo attrezzi di scena. Oppure possiamo pensare ai Queen come ai cicisbei del rock, con tanto di parrucca, cipria e pomata, un fluente eloquio e in testa un sacco di nozioni apprese dal retrocopertina dei libri; quanto basta per intrattenere una dama con galanterie e buone maniere durante una serata mondana.
La barca regge fino a “A Day At The Races” compreso, sebbene ogni nuovo album mostri già un numero di riempitivi maggiore del precedente.  A partire da “News Of The World” comincia un processo di normalizzazione che appiattisce la band su un generico sound rock-pop, appena un po’ più affettato e magniloquente della media, in perfetta sincronia con l’estinzione del glam e la crisi dell’hard rock. Il music-hall (tratto distintivo e cifra stilistica originale dei Queen) viene sostituito da un eclettismo facilone e vanesio che si traduce in flirt col gospel (“Somebody To Love”), il r’n’r di Elvis (“Crazy Little Thing Called Love”), le atmosfere da crooner (“My Melancholy Blues”), il recupero dell’hard rock (“Sheer Heart Attack”), il funky (“Another One Bites The Dust”) e in un progressivo inserimento di synth e tastiere, nel vano tentativo di ritrovare l’ispirazione. Nel 1982 “Hot Space” tenta addirittura di saltare sul carrozzone della disco music con appena sei o sette anni di ritardo e a denti strettissimi pure i fan ammettono che non sia esattamente questa bellezza.
Nella seconda metà degli anni ’80 i Queen pubblicano album banalissimi e trascurabili, ma di enorme successo, allineati al pop deluxe del periodo. Solo il timbro di Mercury e il solito gusto melodrammatico li distinguono dal resto della musica da classifica: i Queen sono perfettamente a loro agio con Wham, Culture Club, Tears For Fears, Simply Red etc, tutti gruppi a cui si accodano in termini di suono, produzione e arrangiamento. Il percorso dei criticatissimi Metallica, al paragone, è lineare quanto quello di AC/DC o Iron Maiden. E dunque, come spiegare tutto l’affetto dei metallari italiani per una band che, numeri alla mano, dovrebbe incarnare ai loro occhi tutto ciò che odiano nel music biz? Ci viene in soccorso l’età, perché la Queen-sindrome colpisce soprattutto i metallari dai trentacinque anni in giù, soggiogati in età teenageriale dal mito post mortem di Freddie Mercury. Un grande cantante e showman nonché grandissimo edonista (e qui mi levo il cappello), desideroso di piacere e di intrattenere il suo pubblico che in cambio gli permetteva di fare una sacrosanta bella vita in fantastiche ville a South Kensington. Un nobile fine comprensibile e condivisibile, che però non dovrebbe redimere dozzine di canzoni orrende.
Bah, valli a capire i metalz.

(Post apparso, originariamente, qui. Lo riciclo per pigrizia e per linkare un blog metal diverso dal solito cui partecipo time permitting Frank Sinatra e chi coglie la citazione è un genio.)

“Ma secondo te, Rob, quello lì sarà mica un queenfag?”

I Queen non mi piacciono manco per il cazzo, e non è un mistero per nessuno. Ma peggio ancora sono i loro fan. Molesti e insopportabili come i fan hardcore dei Queen ci sono solo quelli di Beatles, Manowar, Iron Maiden e Dream Theater. Porca troia, è gente che ti fa davvero odiare gruppi di cui alla fine t’importa una, giusto? Insomma, per attirare un po’ di queenfag e visite, pubblico questo test ispirato all’opera del sommo maestro CrotaloAlbino. Test after the jump!

Sei un queenfag? Rispondi onestamente alle domande che seguono.

Sei in un locale quando, ad un certo punto, dalle casse parte “The Show Must Go On”. Un tizio di un tavolo vicino dice “che palle ‘sta lagna!”. Tu:

a) Frega cazzi.
b) In effetti ha un po’ rotto i coglioni.
c) Vado dal tizio e gli faccio una piazzata. Come osa? E’ un ignorante, uno stolto, uno che proprio l’arte, anzi, l’Arte e la Mvsica non sa nemmeno dove stiano di casa. Quella è più di una canzone, è il Testamento di Fredddie! E lui osa sminuirla così? Ignorante! Stronzo! Testa di cazzo!

Chi ha inventato il gospel?

a) Boh, Whoopi Goldberg?
b) Il percorso che ha portato al gospel è lungo, tuttavia possiamo indicare Thomas Dorsey come l’autore che diede a questa musica la forma definitiva.
c) Sono stati i Queen con “Somebody To Love”, dall’album “A Day At The Races”. Perché, c’era forse qualche cazzo di dubbio a riguardo? EH? RISPONDI, FORZA!

Dopo il Freddie Mercury Tribute, John Deacon si è ritirato a vita privata. Che ne pensi?

a) Ah, non me n’ero accorto, tanto non è che pure prima si notasse molto.
b) Una scelta molto dignitosa, lo rispetto.
c) Premesso che ogni membro dei Queen è UNICO e INSOSTITUIBILE, John ha fatto quello che riteneva meglio per sè stesso e per i Queen, dunque tu non hai alcun diritto di rompergli i coglioni con le tue domande del cazzo, capito, stronzo?

Chi ha inventato la disco music?

a) Donna Summer? O Diana Ross? Insomma, la più figa delle due.
b) Posso sbagliare, ma credo che il passaggio dal funky alla disco si possa attribuire a “One Night Affair” di Jerry Butler.
c) Sono stati i Queen con “Back Chat”, dall’album “Hot Space”. Perché, c’era forse qualche cazzo di dubbio a riguardo? EH? RISPONDI, FORZA!

Conosci cantanti in grando di coprire agevolmente tre ottave?

a) Dicevano in tv che quel tizio lì, Adam Lambert, fa della roba del genere, quindi lui.
b) Penso a Rob Halford, Stevie Wonder, Meat Loaf, Prince…
c) Freddie Mercury! FREDDIE MERCURY! SOLO LUI, in tutta la storia della musica, ha mai coperto una simile estensione vocale! Tutti gli altri cantanti devono essergli grati, se è stata scoperta la terza ottava! Altro che criticare!

Chi ha inventato il rock’n’roll stile Elvis o Bill Haley?

a) Elvis o Bill Haley, mi sa.
b) Elvis o Bill Haley.
c) Sono stati i Queen con “Crazy Little Thing Called Love”, dall’album “The Game”. Perché, c’era forse qualche cazzo di dubbio a riguardo? EH? RISPONDI, FORZA!

Cosa ne pensi del disco di Freddie Mercury “Barcelona”?

a) Per due o tre minuti ti fa scassare il culo dal ridere, poi però rompe i coglioni. Comunque, per evitare fraintendimenti, è proprio una merda.
b) Mi vergogno per Mercury. Come si fa a concepire una simile stronzata?
c) E’ un capolavoro. Di più. E’ la più geniale e originale fusione di rock e opera mai scritta. E’ una pagina creativa ed epica che mette insieme le due più grandi voci di tutti i tempi, Freddie e come si chiama, quella lì, Monserrà Trallallà.

Che ne pensi di Justin Bieber?

a) Uno che a sedici anni è già stramiliardario e gli basta schioccare le dita per trovarsi fichette arrapate pronte a farselo conficcare nello sgombraminestre non può che avere tutta la mia approvazione. Respect!
b) Un fenomeno pop come tanti altri. Non mi interessa, ma se alla gente piace, per me è ok.
c) Justin Bieber, anzi, Biberon, ahahahahaa, dicevo, lui, è una merda, è il segno della decadenza del mondo, perché una volta c’erano i Queen e adesso la gente ascolta questo nano maledetto e non capisce più un cazzo, veramente, che schifo. I fan dei Queen si dissociano da Justin Bieber e da tutto quello che rappresenta. Tra poco facciamo pure la petizione e la pagina Facebook.

Chi ha inventato il rock duro?

a) Non me ne importa una merda, so solo che se sei meno duro degli Slayer non ti cago.
b) Tutto considerato, possiamo prendere “Vincebus Eruptum” dei Blue Cheer come punto di partenza.
c) Sono stati i Queen con “Stone Cold Crazy”, dall’album “Sheer Heart Attack”. Perché, c’era forse qualche cazzo di dubbio a riguardo? EH? RISPONDI, FORZA!

Ti dà fastidio che un componente di un gruppo sia gay?

a) No.
b) No.
c) Cosa hai detto? Ho sentito bene? Gay? Allora cominciamo subito con le offese? Dillo, brutto stronzo omofobo di merda, che odi i Queen perché Mercury era omosessuale, dillo! Ora ti gonfio di botte! Prima però te lo butto in culo con la sabbia, brutto finocchio volgare e violento!

Come valuteresti l’eclettismo dei Queen?

a) Tanti modi diversi per far cagare il cazzo ai cammelli sempre e comunque.
b) Attenzione alla moda del momento. Questo non toglie che abbiano pure fatto qualche buon pezzo/disco.
c) Semplice: genio. Genio distillato. I Queen hanno praticamente inventato la musica moderna. Tutta. Non c’è genere che non abbiano inventato, e tutti i gruppi venuti dopo di loro ne sono stati influenzati, in ogni genere e nazionalità. I Queen SONO LA MUSICA, lo vuoi capire, coglione ignorante?

Chi è il tuo preferito, fra i musicisti rock o pop storici, e perché?

a) Franco Califano. Mi piacciono i signori di mondo un po’ raffinati e un po’ cafoni.
b) I Grateful Dead. Musicisti sublimi, improvvisatori senza pari, capaci di partire dal folk e trasportarlo nello spazio e tornare indietro come se niente fosse.
c) I Queen, che discorsi. Sono i migliori, capito? MI-GLIO-RI! Lo dicono tutti i sondaggi, Mercury è il miglior cantante con tre ottave di sempre, Brian May è un chitarrista troppo ganzo, quegli altri due già solo perché ci hanno suonato insieme sono i meglio altrimenti non sarebbero stati scelti, e poi hanno venduto tredici stramiliardi di cazzigliai di copie, quindi come cazzo fate a dire di no? Tornate a sentirvi Garetsful Desd che tanto non li conosce nessuno, o Justin Bieber! Ah! Confessa, ti piace Justin Bieber, si vede lontano un miglio!

Chi ha inventato il videoclip?

a) Ma m’importa anche una bella sega! Comunque Paolo Limiti faceva vedere pure videoclip di Gianni Morandi negli anni ’60, quindi…
b) I primi filmati promozionali a colori risalgono agli anni ’60: Dorelli, Gaber, Paoli, Equipe 84… cioè, perfino in Italia!
c) Sono stati i Queen con “Bohemian Rhapsody”, dall’album “A Night At The Opera”. Perché, c’era forse qualche cazzo di dubbio a riguardo? EH? RISPONDI, FORZA!

Risultati:

Maggioranza di risposte “a“: non sei un queenfag.

Maggioranza di risposte “b“: neppure tu.

Maggioranza di risposte “c“: cazzo, sei proprio un queenfag. I Queen per te sono proprio la più incredibile e incontestabile e inderogabile e inammissibile e invincibile band mai prodotta dai tempi in cui qualcuno s’è inventato l’onda sonora. E se qualcuno contesta, è certamente una merda. Non sia mai che tu conosca solo i Queen, oppure che tu sia rimasto fulminato da loro quando avevi quattordici anni e la tua forma mentis, da allora, non si sia mai evoluta. Vabbeh, in fondo è una betoniera di cazzi tuoi.

Desta un certo qual scalpore internettaro il fatto che Peppecrillo apra le porte a Casa Pound, i fascisti del terzo millennio per loro stessa definizione. La cosa in sè non dovrebbe essere così sorprendente: Peppecrillo è un inconsulto sbraitacazzate rabbioso che attira naturalmente le persone rabbiose, e i fascisti lo sono. Poi c’è la comunanza di idee, visto che Peppecrillo, nelle sue innumerevoli sbroccate, ha spesso dato voce a complottismi assortiti: dall’uscita dall’euro con conseguente insinuazione di megagoverno europeo massone e perché no, pure giudaico, alle banche sbroc sbroc, all’Itaglia agli Itagliani immigrati di merda, alle malwagye multinazionali financo all’Iran buono me l’ha detto mio cuggino ewwywa gli arabi che vogliono nuclearizzare Isdraele che è degli USA e di Mariomonti e il signoraggio e le scie chimiche. Insomma, un bel pentolone di merda viene condiviso da estremismo di dx e Peppecrillo, uno per cui il discorso dell’essere fascisti o meno è irrilevante come una medusa sull’asfalto a mezzogiorno. Casino a mille, ognuno ha almeno tre amici di Facebook che si sono scannati sull’argomento, vero? E siccome Peppecrillo e il M5M sono merda, non ci dovrebbero essere motivi particolari per farci un post. Eppure lo sbroc riserva sempre qualcosa di divertente.

I detrattori (categoria cui mi fregio di appartenere, tra parentesi) naturalmente hanno giuoco facile. L’apertura a Casa Pound farebbe il pajo con le avvisaglie di criptofascismo avvistate più volte in passato. Ah, hai visto? Apre a Casa Pound! Facile e poco sorprendente. In realtà, è quasi ovvio è che per Peppecrillo tutto faccia brodo e conti soprattutto il numero, quindi più ce n’è meglio è, indipendentemente dalla provenienza. Tuttavia è divertente è il campionato mondiale di mirror climbing da parte dei grillini, alcuni dei quali antifascistoni fino all’altro ieri, pronti a dire che “se hanno alcune idee che Peppecrillo e il M5M condividono sono i benvenuti!!11!!1” Secondo me, questa gente non capisce ma veramente un cazzo. Faccio un esempio mongolo. Prendiamo dei serpenti velenosi a vostra scelta. Prendiamo un tizio che voglia tenerli in casa perché gli piacciono le beschie. Se è una persona accorta & responsabile, tiene i serpenti in un terrario bello chiuso. Se è un sbroccato convinto che gli animali sono ganzi ma devono essere liberi di partecipare all’ecosistema casalingo, li lascerà in giro per casa e prima o poi morderanno gli altri animali, i padroni di casa, gli ospiti, con conseguenze variabili dall’intossicazione alla morte.

Il punto che non si capisce è: ok, idee comuni. Ma con chi? Con chi, in un mondo democratico, è per forza di cose emarginato e messo all’angolo visto che mira alla sua negazione. La democrazia (che tutti difendono solo quando al governo c’è Abberlusconi) nasce con una buona dose di anticorpi e antidoti, proprio per impedire che gruppi estremisti possano prendere il potere e instaurare un regime. O se preferite, con un terrario per serpenti velenosi. La costituzione lo dice chiaro e tondo alla voce “Fascismo”, per cui esistono vari reati, dall’apologia all’abigeato. Succede lo stesso in Germania col nazismo e in qualche posto dell’Europa dell’est col comunismo. L’apparato legislativo locale è fatto in modo che certe cose non possano succedere di nuovo. Da noi a quanto pare è più difficile, perché il fascismo non è mai stato completamente rimosso. Non tutti sembrano accorgersene, certo non Peppecrillo nè molti dei suoi seguaci. Il che mi convince una volta di più che si tratti di una manica di rabbiosi coglioni senza speranza. Comunque sono tranquillo: d’ora in avanti il governo funziona secondo direttive europee e i Peppecrilli possono solo lavarsi il cazzo con le lasagne al pesto.

E’ finita questa roba degli europei di calcio, finalmente. Ha vinto la Spagna per quattro a zero, e questo significa solo ed esclusivamente che la Spagna era nettamente più forte dell’Italia, senza nessuna possibile replica. No, niente “che sfiga”, “che sculo”, “però noi se…”, “la nostra è stata innanzitutto una vittoria morale” e fregnacce del genere. Mi dispiace solo che l’orrendo Travaglio sarà contento, ma oh, tutto non si può avere. C’è comunque un tipo di retorica che a me dà molto più fastidio di quella che vuole assolvere la nazionale: quella dei calciatori miliardari viziati sbroc sbroc. Retorica che, fra l’altro, viene sospesa non appena la nazionale vince, ma ritorna prepotente e livorosa in caso contrario. Adesso, porca troia, e pensare che a me del calcio non importa una cazzo di nulla, dove sarebbe il problema che i calciatori guadagnano sbombardoni di euri? Ve li rubano dal conto? Non direi. I soldi che arrivano ad un calciatore sono un concentrato di sponsorizzazioni, diritti televisivi etc. Siccome ci gira un monte di soldi attorno al calcio di alto livello, le squadre/società spendono cifre sempre più alte per assicurarsi i servigi dei migliori calciatori – perché dubito che darebbero gli stessi soldi a vostro cuggino o a voi o a me, e giustamente, aggiungo. Fin qui, tutto chiaro. Salta poi fuori che questi calciatori siano buzzurri ignoranti tatuati miliardari che tra l’altro si drogano, vanno a troie e scommettono sul calcio medesimo. E allora, io dico: e quindi?!? Un calciatore deve funzionare bene all’interno della squadra, fare il suo compito, contribuire alla vittoria. Tutto il resto sono cazzate, se non interferiscono con il successo della squadra, l’unica cosa importante quando si parla di calcio.

Si drogano, vanno a troie, sono incoscienti e pericolose teste di cazzo, e allo stesso tempo tremendamente bravi a fare quello che gli chiediamo. Sono i calciatori o i Mötley Crüe? Stessa cosa, stessa premessa, stessa mitologia: il tangheraccio di provincia con un particolare talento che porta lui, al posto di altri n-mila, in cima al mondo, e da quella posizione assume il ruolo di semidio, idolo dei giovani e nemico dei genitori che lo vedono come modello negativo immorale etc. etc. Tutto come da copione. Ma dove sta scritta questa storia del buon esempio? Questa immane gigantesca ridicola stronzata? Se qualcuno facesse uno studio accurata sulla correlazione fra:

– aumento del consumo di cccccccioga fra i ggggiovani
– aumento della prostituzione (lato utente) fra i gggggggggiovani
– aumento dei tatuaggi fra i giovani
– aumento della maleducazione & ignoranza fra i ggggiovani

e

– aumento degli stipendi e dei calciatori

non troverebbe una sega nulla. Tranne forse i tatuaggi, che però sono diffusissimi ovunque, non solo fra i calciatori, e questo per un rilassamento generale di certi costumi. Una volta il tatuaggio era roba da galeotti, ora è moda, in nessun caso è rilevante e in nessun caso c’entrano i soli calciatori. Le abitudini dei gggggiovani, qualora siano peggiorate, sono esclusivamente colpa dei genitori, che trovano semmai comodissimi capri espiatori nei calciatori, nei Mötley Crüe o in Jersey Shore.

A proposito di Jersey Shore, poco tempo fa capita una discussione con una amica di amici che ha un figlio di tredici anni che è simpatico e sveglio, ma pure megavandalo viziatissimo. Insomma, che dice lei? Che se il futuro è Jersey Shore lo vede nero. Io: “eh?” E lei eh sì, mio figlio quando sta in casa lo guarda e poi li imita sbroc sbroc la cultura sbroc sbroc dove finiremo sbroc sbroc. Ora, io dico: il figliolo fra un paio d’anni si sarà già scordato di Jersey Shore, tanto per iniziare. Il figliolo, soprattutto, non è mai stato guardato da suo padre, e sua madre gliele ha sempre date tutte vinte senza quella zoccolata nelle tempie al momento opportuno. Ora è scoppiato alle medie. E’ colpa… dei calciatori? Di Vince Neil? Della PS3? Incredibile a dirsi, stavolta non si può nemmeno incolpare il negro. E quindi, ‘sti moralismi penosi stioccateveli tutti quanti in culo, spero che Balotelli si sniffi quattro kg di coca e segni un triplo goal carpiato saltato con Bastard in cuffia a mille, e poi vada subito a puttane incornando la donna.

Venerdì 18 maggio. In quel giorno è uscito il post Roba Perentoria, dove venivano enunciate alcune semplici verità sul nadir della musica, Lo Stato Sociale, e il loro album Turisti Della Democrazia. Le visite, quel giorno, sono state 1595, uno dei picchi da quando questo sblogs è su WordPress, e quindi uno dei picchi di sempre. Di questi 1595, un terzo abbondante veniva da Facebook, segno che il post è stato ribloggato in giro e, immagino, abbia suscitato un sacco “vaffanculo nn cpsc un cz!!11!uno!1” fra gli indiboiz e/o sfighè che non provano istantanei moti peristaltici a sentire LSS. Del resto, qualche commentatore svantaggiato & pieno d’odio ha scritto pure qui, ma l’ho cassato. Solo ora mostro qualcosa, così, per ridere:

N.1: “Solo un decerebrato senza pensiero autonomo puo’ formulare un giudizio basandosi su dieci secondi di ascolto.almeno non scriverlo. Pero’ non temo di essere altrettanto in torto per averti giudicato in 4sec di lettura…”

Oppure un genio? Oppure, semplicemente, LSS fan talmente smerdo che basta davvero così poco? Era un commento di risposta a un commento di Berserker, fra parentesi, ma chissene.

N.2: “Ho letto i vostri commenti e noto che concordate sul fatto che vi fanno cagare. Ma, curiosità personale, posso sapere che artisti ritenete degni di nota?”

Un classico, la sbirresca richiesta di titoli. Mi faccia vedere se lei può permettersi di giudicare. Dall’alto di cosa giudica? Beh, è un po’ che ascolto Justin Bieber, Emma Marrone e Nina Zilli, sono eclettico, dio cane.

Mi sovviene un’altra cosa, ovvero che la sera del 18 Maggio sono andato a vedermi dal vivo i 3 Inches Of Blood. A riguardo Kekko di Bastonate potrebbe, probabilmente, scrivere una bella analisi sociologica secondo cui 3IOB e LSS sono mutualmente esclusivi e chi dice il contrario è un negro. O almeno lo spero, perché mi diverte quando scrive quella roba che poi magari non sono d’accordo un cazzo ma mi garba leggerla lo stesso.

Algebricamente parlando:

3 Inches Of Blood = Judas Priest + Slayer + Accept + At The Gates.

Lo Stato Sociale = Offlaga Disco Pax + Lunapop.

Dal momento che Judas Priest, Slayer, Accept e At The Gates sono tutti quanti fichi, la loro somma è fica. Allo stesso modo, siccome Offlaga Disco Pax e Lunapop sono merda di cammello morto di vaiolo su un marciapiede di Calcutta, la loro somma sarà merda di cammello morto di vaiolo etc etc. Insomma, immaginate un po’ la composizione di funzioni continue, magari con i gruppi della prima equazione che sono funzioni continue, quelli della seconda no, e fate che la non continuità corrisponda a far venire la merda al culo e ci siamo. QED.

“Ma Lo Stato Sociale, no, quanto farà caa’?”
“Abbestia!”

Quindi, la discussione è chiusa. E ora che ci penso non l’avevo mai iniziata, mi ero limitato a proferire verità, solo che stavolta ho deciso di dimostrarle e basta mi sono rotto. Ora vediamo se pure questo post fa un bordello di visite.

"Capito?"

Quando si fa il nome di Bettino Craxi, lo si fa spesso in relazione al debito pubblico, aumentato vertiginosamente durante i suoi anni ’80. Pilotando l’inflazione della lira, Craxi e i suoi attirarono una marea di investimenti in Italia e di conseguenza una pioggia di soldi che dalle commesse delle imprese statali si riflettevano in un sacco di lavoro per liberi professionisti, artigiani e scannagatti. Tipo, c’è la Sgommoni SPA che deve fabbricare duecento tonnellate di bercellieri per i duecento nuovi bercellatori che verranno assunti nel nuovo stabilimento di Crostaminchia (ZF) che fornirà bercelli alla nuova centrale ENEL di Galbairate, Foggia e Valdicastrozza, no? E questo può succedere perché dall’estero, visti i bond e la convenienza dell’investimento in lire, hanno procurato allo stato tot zilliardoni che vengono investite in questa nuova centrale e tutte le sue commesse e le relative creste, no? Ecco, una cosa così, sintetizzata nell’espressione “Milano da bere” e sonorizzata dall’odiosa Birdland dei Weather Report in una vecchissima pubblicità di qualche roba da bere (ovviamente) degli anni ’80. Era il periodo del benessere perché c’erano più lavoro e soldi per tutti: coi guadagni il sig. Sgommoni ci si faceva la villa al mare che veniva arredata dall’arch. Busdraghi che affidava i lavori all’impresa Caloggero. La villa al mare: gli introiti venivano rapidamente dissipati in beni voluttuari. Arrivati al momento del conto, beh, patatracchete, perché pochissimo veniva reinvestito nelle aziende e per mantenere il vecchio stile di vita, frutto di un’economia drogata, fu necessario tirare la cinghia, spaccare, licenziare, vendere, e fine del sogno edonista. Che aveva un altro sbocco nello statalismo estrogenato, utilissimo per placare sindacati-sbroc e ricevere voti di scambio. Ma come, ora siamo poveri, non c’è più lavoro, Craxi merda ladro buuuh monetine tangentopoli!!1!1!! Craxi aveva certo le sue colpe, che per tantissime persone non erano tali finché permettevano loro di campare al di sopra delle proprie possibilità. Quando è arrivato il conto e nessuno aveva investito in maniera intelligente per migliorare aziende e infrastrutture, investendo nel miglioramento dell’economia reale, è arrivato un turbine di merda.

"One more shot for us - another round!"

L’attuale crisi greca è figlia di un percorso molto simile, che non ha nulla a che fare coi complotti dei banchieri e altre simili cazzate da sottosviluppati. Semplicemente la Grecia, dopo il 1974, è andata avanti con politiche simil-craxiane fatte di svalutazioni pilotate per alluvionare l’erario di soldi. Arrivati all’euro, i greci hanno peggiorato ulteriormente la situazione con anni di conti truccati e corruzione della BCE (o quale altro organismo europeo sounasega) per ottenere liquidità a ufo. I greci, come gli italiani del tempo di Craxi, erano tutti contentissimi. Un settore pubblico sovradimensionato e demenziale con un livello di parassitosi e clientelismo spaventosi, sostenuto esclusivamente col debito e la truffa sul medesimo, e con un terzo del PIL di evasione, dava da campare oltre le proprie possibilità a qualche milione di persone. Finché è durato, i pessimi politici greci hanno trovato un pessimo modo per dare ai loro cittadini lo stile di vita che volevano, senza poterselo in realtà permettere. Con il credit crunch sono arrivati i volatili per diabetici: lo stato greco si è trovato senza più un soldo per mantenere una gigantesca macchina di inutilità con le relative clientele, per questo sono tutti col culo a terra a frignare, o peggio in giro per Atene a bruciare tutto. I greci sono i primi responsabili della catastrofe, e quindi non vedo che solidarietà meriterebbero. Certamente nessuno gli augura una finaccia. Ma l’austeritysz ora se la sono guadagnata e la ristrutturazione del debito greco significa solo che le banche sono state BRAVE con la Grecia, rinunciando a più di metà dei loro prestiti greci, e non cattive perfide sbroc.

"Bah, certo che 'sti bond greci fan proprio caa' la merda..."

Allo stato attuale c’è un sacco di rompicoglioni che ripete di continuo “ah, ora tocca a noi, ahi ahi, siamo i prossimi, sbroc sbroc”. Ammetto di non intendermene granché, però tanto per iniziare non partiamo da una situazione tipo quella greca. Poi, se non erro, il nostro debito è quasi tutto in mani francotedesche e allo stato attuale siamo una sorta di, boh, loro protettorato di fatto? Come si dice in questi casi, insomma. Ecco, ci sono amplissimi margini per lo sfanculaggio delle cassandre e dei profeti dell’apocalisse che, come al solito, non verrà. Perché come dicevano gli Iron Maiden pre-rincoglionimento, if you gonna die, die with your boots on.

Per parecchio tempo, lo dico senza alcun problema, ho seguito il blog di Gamberetta e l’ho fatto pure con una certa ammirazione. La sua critica puntuale e feroce di un sacco di spazzatura fantasy, soprattutto made in Italy, metteva in luce tutta una serie di falle che bucano l’intero spettro del panorama letterario nostrano. Falle piuttosto gravi, deducibili dalla pubblicazione di vari cessi di libri, tipo:

1) Scrittori che non sanno scrivere e non hanno la minima cura della propria opera;
2) Un universo di addetti ai lavori assolutamente carente e menefreghista che non svolge alcun compito di editing, di revisione, e butta tutto sul mercato così com’è, tanto vende se c’ha abbastanza draghi in copertina;
3) Una malafede assoluta da parte di grandi e rinomati curatori di testata, che si sono arrampicati sugli specchi in tutti i peggio modi per difendere l’indifendibile.

Da questo punto di vista, Gamberetta è stata molto più acuta e vincente di qualsiasi wuminghio.  La sua critica al testo e al mondo del fantastico è stata, nella sua prima fase, molto stimolante, e gliene do atto, anche se immagino ci si pulisca allegramente il culo. Tuttavia ho iniziato pure, dopo un po’, a rompermi i coglioni. Sia per l’acredine sempre maggiore con cui attaccava gli scrittori (ok, io non sono esattamente il re del bon ton, ma almeno il mio tono resta spesso scherzoso – credo), e intendo proprio le persone, sia per un dogmatismo che è emerso con il passare del tempo e ha messo in evidenza i limiti della critica gamberettistica.

Far vedere controesempi di come si dovrebbe scrivere una scena pietosa è ok. Consigliare manuali di scrittura ok. Impostare il discorso sulla pratica dello show, don’t tell pure. Quando però si scende nel fondamentalismo, un po’ meno. Perché la prima premessa alla base del gamberettismo è che fantasy/sci-fi siano essenzialmente letteratura di storie e idee, e quindi sia necessaria, sufficiente, indispensabile una prosa asciutta che permetta a storie e idee di far scivolare il lettore all’interno con la massima naturalezza – presupponendo anche la coerenza interna dell’ambientazione, delle azioni/reazioni descritte etc etc. Di per sé, sarebbe anche tutto a posto. Ma è uno dei modi possibili di scrivere fanta(sy/scienza), il modo asciutto, diretto, realista, heinleiniano di cui peraltro sono un grande sostenitore. Non è l’unico, però. Perché il punto è che lo stile di scrittura dipende da cosa voglia ottenere lo scrittore. Se io volessi scrivere di futuro filtrandolo attraverso la lente del mito, come se fosse visto da un futuro ancora ulteriore e quindi dargli una patina di leggenda e un tono di divertita nostalgia senza bradburysmi, dovrei scegliere attentamente le parole, descrivere in un certo modo, scegliere il giusto tono dei dialoghi etc etc, allontanandomi da una prosa secca e tagliente. Dovrei andare non in direzione di Heinlein, ma guarda caso in quella di Cordwainer Smith. Non so se Gamberetta conosca Cordwainer Smith, ma immagino lo troverebbe una merda, perché di secco, tagliente e realistico ha poco. Ed è così perché fa il necessario per scrivere al meglio il SUO libro, secondo la SUA personale estetica. Possiamo dire se ci riesce o meno – per quanto mi riguarda, ci riesce eccome. Trovo che il grande autore si riconosca anche per questo: fa capire quale sia la sua estetica durante la lettura stessa, e la mette in pratica nel migliore dei modi. Sembra questo il grande limite della critica gamberettistica, condito dall’ossessione per i manuali di scrittura presi come oracoli, tipo “così non si fa, leggi un po’ cosa dice Seth Putnam a pag. 345 del suo manuale Writing Fiction Is Gay!!!1!” Oggi siamo alle guerre dei cloni: senza volerlo, si è formata una frangia di psicotici gamberettiani molto peggiori dell’originale.

Ci sono alcuni appunti che mi viene da fare. Il primo forse deriva dalla mia scarsissima sopportazione del dolore e il conseguente ribrezzo per il sadomasochismo: non sarebbe impiegare il tempo per segnalare ciò che si ritiene meritevole, spiegando perché e percome e tutto il resto, anziché spararsi tonnellate di merda? Visto che le recensioni sono del tutto volontarie (cioè senza il dovere di cronaca immediata da periodico), credo sia più costruttivo impiegare le energie per segnalare ciò che merita. Mutatis mutandis, è la linea che seguo assieme agli amici su Free Fall, per esempio. Il secondo è che i gamberettisti si riproducono velocemente. Ancora un po’ e formeranno una genia di lettori che misurano con riga e compasso Jack Vance decretandone la merdità perché non è conforme allo standard ISO9000 dello Show Don’t Tell e alle norme evidenziate nell’Infallible Book On Writing di W.R. Iter.

Infine, un’ultima notarella. Nel giro del Gamberame si fanno spesso confronti fra Narrativa e Literary Fiction, individuando nella prima la cosiddetta narrativa “di genere” e nella seconda tutto ciò che si bea di essere Letteratura, fatta di stile autocompiaciuto per far sentire colto e intelligente chi legge. Trovo queste distinzioni un po’ troppo forzate, e se vogliamo far sì che la narrativa del fantastico abbia il rispetto che si merita (e se ne merita un bel po’), ci vorrebbe un ragionamento di tipo inclusivo, non steccati e recinti sempre più labirintici. Se la criticaccia snob e prevenuta fa uno sbaglio, reagire con lo sbaglio di segno uguale e contrario la mi sembra una hazzatha.

C’ho un pajo di post che mi frullano in testa, già delineati nei loro punti fondamentali, entrambi a metà strada fra crytica e metacvytica: il primo su Holy Terror, ultima pessima opera di Frank Miller, e su certi assurdi sbroc retrattivi e convoluti che genere nelle menti di certi stenterelli, il secondo sulla qualità della critica Gamberetta-style. Solo che non c’ho voglia un cazzo di scrivere e nel frattempo ho accumulato una preziosa crestomazia d’immagini che vorrei condividere con voi (non è vero), quindi farò quello che mi riesce meglio: sparare cazzate random.

Per esempio, lo sapevate che Anna Nicole Smith buonanima aveva inciso un disco? No? Nemmeno io, altrimenti me lo sarei già comprato da un pezzo. E’ un segno della chiara ingiustizia del mondo: mentre Carmen Consoli, di dischi, ne ha fatti nove (e contando solo quelli in studio), Anna Nicole uno. UNO. Ed è pure morta. Dimmi te.

Mario Monti. Dice, ma siamo sicuri? Ci conviene davvero? E chi è? E chi non è? Chi ci sarà dietro? La BCE? L’FMI? Le scie chimiche? Il signoraggio? I denti insidiati dalla placca? Mi sono già rotto. Piuttosto, pare che Fiorello stia conducendo una tramissione pallosa vecchio stile, lo dice pure la Guzzanti. Di solito se la Guzzanti dice “X”, al 99% è una betoniera di merda, e allora vedrai che in realtà la trasmissione di Fiorello è bellissima o per lo meno decente. Però c’è un “ma”: si tratta della trasmissione della Restaurazione, all’insegna della Bella TV Di Una Volta, con le gonne sotto il ginocchio e le battute morigerate etc. etc., dopo i tetri anni dominati dal Modello Marcio Della Società Imposta da Mediaset Colledonnegnude. E quindi, mi sa che forse stavolta siamo a nostro modo spettatori qualcosa di unico: il favoleggiato 1% delle opinioni della Guzzanti. Una donna così squallida che nemmeno in un catfight (su twitter) con quell’altra minchiona della Concita riesce a divertirti.

Un’amica neo-veggie, un mesetto fa, era andata ad una specie di sagra per veggie. In teoria doveva esserci del cibo vegetariano e robe varie, in pratica c’era robaccia schifosa e gente inacidita e incazzosa che brontolava e rompeva i coglioni a tutti incitata da un gruppetto di ammaestratori di criceti vestiti di coperte colorate che nel giro di mezz’ora erano passati dall’alimentazione vegan che il veggie è troppo poco al boicotaggio dei farmaci e il codice a barre di Israele da boicottare. L’amica neo-veggie, dopo quella prima mezz’ora, ha preso la macchina ed è andata via.

Che bello, è uscito il secondo album degli Steel Panther. Si chiama Balls Out, è stupendo e chi dice il contrario è un negro. Non ha un singolo tispiezzoindue come Death To All But Metal, ma neppure una palla allucinante come Shine On You Crazy Diamond, ed è globalmente migliore del già bellissimo esordio. Gli Steel Panther sono come gli Spinal Tap usciti dallo schermo. E poi ho scoperto un altro gruppo superfigo che sono i The Might Could. Fanno quella roba zozzissima che mi esalta un sacco, cioè quel metal assordante fatto di blues iperdistorto, batteria primitiva, voce ringhiante, chitarre che hanno appreso bene la lezione dei Lynyrd Skynyrd e la ripropongono a volume indecente. Veramente troppo spettacolo, robba tosta da bottigliate in testa t’aspetto fuori dal saloon m’hai fatto incazzare che oggi son stato otto ore a scuoiare opossum per la conceria che altrimenti non arrivo dio cane a fine mese e meno male mi lasciano la carne degli opossum da portare a casa.

Miley Cyrus è più metal di tutti i metallari (musicisti e fan) messi insieme. Lo testimonia questo scatto, è più metal pure dei Judas Priest. Ad ulteriore prova della sua totale pwnershipz della metalz, ecco un altro scatto ancor più eloquente:

AHAHAHAH, VISTO, METALLARI DI MERDA, DOV’E’ IL VOSTRO DIO OGGI? IN GIRO CON LA MAGLIETTA DI MILEY CYRUS! E fa di molto bene perché Miley diffonde il verbo della metalz in tivvù presso i giovani, impara alle ragazzine i valori fondamentali di questa musica come la finzione spacciata per verità (i fan ci cascano sempre) e la fedeltà assoluta agli idoli e ai loro dogmi. Quindi, niente. C’è chi rulla, tipo me, Miley o Rob, e chi no, tipo voi, che magari vi credete ganzi perché ascoltate lammmmmerda dei Pain Of Salvation o di Steve Wilson. E ora basta, di sentire le vostre stronzate mi sarei anche rotto all’interno dei coglioni.

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