Category: pellicole decrittate


Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Gina e Marco sono due ragazzi che stanno per affacciarsi sul mondo del lavoro. Entrambi sono speranzosi virgulti pieni di sogni, nella tentacolare metropoli nota ai più come Roma. I due si incontrano in una circostanza del tutto particolare, cioè un colloquio di lavoro. Infatti Gina vuole entrare nel mondo dello spettacolo, e c’è un politico disposto ad aiutarla, a costo (naturalmente) di farsi perforare ben benino il tabarèn a giorni alterni.  Marco è l’autista neo-assunto dal politico in questione, mandato a prelevare Gina dal suo orrendo tugurio di pezzente per offrirle la sciansz. Hai visto te, dove scoppia l’ammore?

Morale implicita: ora, non è per essere stronzi, ma questi giovani sono sempre le solite teste di cazzo buone a niente. Vorrebbero pure un lavoro, vorrebbero, le teste di comò, ma chi glielo darebbe un lavoro a ‘sti lavativi laureati in filologia islamica e arpagoni pregiurassici? Nessuno con un minimo di sale in zucca, ma ci mettiamo una mano sul cuore perché giovani siamo stati anche noi, e qualcosa da fare gli si trova, consapevoli che ne verrà innanzitutto del danno. Che almeno paghino il biglietto in natura, però, e madonnaputtana!

Giudizio finale: non prendiamoci per l’ombelico della murena, gente. Piuttosto che dubitare che questo film sia gradevole quanto l’ingestione di una medusa di cinque chili, sareste disposti a ingoiarne una di quindici, quindi zitti e mosca.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Amanda non ha rapporti facili con gli uomini. E’ sempre sospettosa, incredula, incazzosa e insomma una spina in culo, nei loro riguardi. Perché sono infidi e traditori, si capisce. Il marito di Florence (già, perché il tutto si svolge a Parygi), la sua migliore amica, le dice che si tratta di androfobia, e quindi qualsiasi minima stronzata, da pisciare nel lavandino a dimenticarsi di lucidare le tartarughe dopo i pasti, diventa una scusa per interrompere la relazione di turno. Tuttavia la sera del 31/12 succede qualcosa di inenarrabile: con Antoine, incontrato al veglione, Amanda è tutta carina simpatica puci puci. Sarà mica scoppiato l’ammore vero, si chiede Florence? In realtà un cazzo, Amanda fa la gentile perché è convinta che Antoine sia gay e quindi inoffensivo. Florence e il marito a questo punto devono convincere Antoine a fingersi gay (tanto è francese e quindi metà del lavoro è fatto) per far guarire Amanda…

Morale implicita: in questa società promiscua e libertina, le donne ormai sono uscite dal tinello e rivendicano di tutto, anche di poter fare a meno degli uomini. Infatti, sono ormai convinte che gli uomini son tutti merde di giaguaro e quindi meglio stare co’ gay, che almeno non cercano di entrarti fra le mutande o fra quelle di un’altra. E sempre in questa società promiscua e libertina, i gay ormai non vengono più impiccati come ancora fanno in terre ancora incontaminate come l’Iran o la Siria. E dunque, schieriamoci a favore dell’Islam onde respingere la lobby gay che sta prendendo il controllo delle nostre vite e delle nostre donne.

Giudizio finale: fa cagare una riproduzione di Laura Morante scala 1:1 in pura merda.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Agathe è una donna dell’alta società francese, è colta, ricca, intelligente, laureata, direttrice di un’importante fondazione per l’arte contemporanea etc etc, insomma poche storie, ed  è sposata con un suo pari che fa ovviamente l’editore (mica poteva essere un orrrrrrrendo imprenditore, figura ammantata di troppo volgarismo). Patrick invece è l’esatto opposto, un pezzente semianalfabeta che vive in un furgonaccio fetido e campa alla meno peggio facendo vari lavoretti, tipo scrostare la merda dalle mattonelle, spostare basi d’ombrellone, trafugare cadaveri per i ristoranti coreani, stuccare le crepe nel cartongesso col guano di piccione, cose così, da tangheraccio di bassa scolarizzazione e infime aspettative. Ha rapporti casuali con poppute baldracche, che son ben altra cosa rispetto alla classe e all’eleganza di Agathe, vuoi mettere? Purtuttavia, i figlioli di Agathe e Patrick vanno d’accordissimo fra loro; e l’amicizia della figliolanza farà incontrare i due così diversi rispettivi genitori e scattare più d’una scintilla…

Morale implicita: abbiamo cominciato a dare il diritto di voto alla plebaglia, a farla vivere in quartieri vicino ai nostri, anche nelle nostre stesse strade, anziché confinarli nelle banlieu, e che succede? Questi ottusi gorilla corrompono, coi loro laidi costumi e gli sguardi bavosi, le nostre donne, e ce le trombano a spregio, anziché rifugarsi fra le cosce delle loro orrende manze. Tutto ciò è intollerabile, e se non prendiamo qualche precauzione, tipo comunità segregate di pezzenti subumani che possono solo uscire per lavorare, il mondo si imbarbarirà e potrebbero addirittura comparire i negri.

Giudizio finale: abbiamo scandagliato a fondo nel Necronomicon, nella Libro di Toth, persino fra le barzellette di Morgana (la bimbetta odiosa di venticinque anni fa) dei termini adatti per questo orrore inimmaginabile che sono quelle teste di fagiano dei francesi potevano metter su pellicola, ma senza successo alcuno. Bisogna urgentemente estendere il vocabolario, o quantomeno il n. di specie animali capaci di uscire da un culo umano in seguito a certe visioni d’Acheronte e Flegetonte.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Pietro Pontechievello è un giovane pasticciere, ovviamente ooooooomosessualo, che vuole tentare la carta del cinema e quindi si trasferisce dalla natìa Sicilia a Roma. Va a vivere in una villetta del quartiere Monteverde, che all’inizio fa caa’ ma lui la risistema ammodino in fretta (in perfetto stile gay, come quelli che arredano le case della trasmissione tv). Però, però… ci saranno mica i fantasmi? Perché insomma, fra rumori strani, oggetti spostati, apparizioni negli specchi c’è un po’ da caassi addosso. L’inghippo però è presto svelato: nella magione si nasconde, furtivamente, un’intera compagnia di attori, costretti da circostanze misteriose et indicibili.

Morale implicita: guarda un po’ te l’impudenza e l’arroganza de’ finocchi. Non si accontentano di umili lavori da negro e di farselo piallare nel tabarèn nel retrobottega per integrare le magre finanze, giammai. No, loro vogliono il cinema, vogliono il successo, vogliono diventare tutti come coso lì, Freddimercuri che guarda caso era imparentato col capo dei persiani di 300 o comunque veniva dalle stesse zone. Chiaro che poi vanno a Roma ad okkupare le casette, e chi già le okkupava è costretto a inventarsi fantasma nella vana speranza di mandarli via. E’ un mondaccio, in cui è necessario denunciare la lobby gay anche attraverso l’impegno civile del cinema.

Giudizio finale: ci sono cose, al mondo, che godono di una particolare proprietà, cioè fanno talmente schifo che tornano indietro e diventano una figata. Non questo film, però, che fa così cagare che la merda, una volta deiettata, cerca di rifugiarsi in una copertina degli Excrematory Grindfuckers e poi finisce per suicidarsi, data l’impossibilità della salvezza.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: ci troviamo in estate. Marina, che ha un bambino piccolo ed è sposata, va in montagna per passare un mesetto in vacanza col figliolo. La casa in cui abitano è proprietà dell’ombroso freakazoide Manfred, che con quel nome lì minimo minimo è frustone. Il bimbo, come ogni nano che si rispetti, frigna e piange di continuo, acuendo l’insofferenza progressiva di Marina. Una notte, però, una cosa strana: dopo un po’ troppo casino arriva quel manfruito di Manfred che sfonda la porta e trova il pargolo ferito. Chi è stato? E perché? E che cazzo vuoi? Comincia così una partita a scacchi fra Marina e Manfred, una partita dove ogni mossa di uno cerca di scoprire le ferite recondyte e i traumi mal sopiti dell’altro. O qualcosa del genere.

Morale implicita: guarda un po’ te dove arrivano le donne. Cioè, alla fin fine la società gli ha creato una riserva indiana per giocare a fare le grandi (le dottoresse, le presidentesse, le militari, le combattenti di MMA) tenendo accuratamente da parte le più savie & dotate per la pole dance e il meretricio, e nonostante tutto che ti combinano? Picchiano i figlioli e ci vogliono dei finocchi col nome da cameriere di Dobbiaco per rimettere a posto la situazione. E che cazzo!

Giudizio finale: ecco, la giuria di Cannes, molto educatamente, ha detto che la Comencini avrebbe fatto meglio a concentrare gli sforzi sull’allevamento degli scarabei stercorari, o sulla produzione di pupazzetti di sugna essiccata al sole. Perché porchiddiomajale oh, mica è obbligatorio farli i film, eh, e soprattutto infliggerli al prossimo…

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Qui le essenziali categorie dello spirito (Synossi, Morale Implicita, Giudizio Finale) si liquefanno come diarrea al sole. Voglio dire, in questo film ci sono:

– ragazze semisvestite con armi;
– robottoni;
– draghi sputafuoco;
– battle mech;
– samurai di tre metri con mitra gatling;
– fotografia pazzesca;
– un tocco artistico unificante folle da urlo;
– esplosioni totali;
– la violenza come soluzione ai problemi;
– musica roboante, si vocifera con un impatto da musical;
– il tutto pensato, voluto, pianificato e diretto da Zack Snyder.

Cioè non so se rendo, ma siamo in pieno bullismo totale, questo è il più grande film della storia del cinema e chi dice il contrario è un negro.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: in questa pellicola (o pellycola) vediamo tre storie separate. Nella prima abbiamo Anna, androloga colta & laureata nonché affettuosa e sensibile, e Piero, rozzo benzinaio che va già bene se ha fatto la Scuola Radio Elettra e poi tromba come un mandrillaccio a destra e asinistra, alle prese con il tran tran del matrimogno. Quando Piero perde la memoria in un incidente, Anna ne approfitta per trasformarlo nel suo uomo dei sogni, tutto cultura e niente ruti. Nella seconda, Rocco e Michele suonano in una cover band dei Beatles. Entrambi lo fanno all’oscuro delle rispettive compagne e mogli, donne affermate e serie che non capiscono né tollerano che i loro uomini, larve dai lavori umili (bidelluccio e impiegatuccio) abbiano quel minimo sfogo nelle loro vite di merda. Nella terza, i divorziati Maurizio (chirurgo plastico) e Paola (impiegata) fingono di essere ancora una famigliuola felice solo quando vanno a trovare la madre di lui. La vecchiarda, ad un certo punto, ce n’ha più per tre caate, e decide di infliggerle tutte a figliuolo e nuora.

Morale implicita: guarda un po’ in che razza di casini ti mettono sempre di mezzo le donne. E sei un ignorante che pensa solo a trombare, e suoni col finocchiaccio del tuo amico anziché trovarti un lavoro decente, e mi devo sorbire il budello di tu’ ma’ nei suoi ultimi giorni di vita, che già rompe poco i coglioni quando ci andiamo normalmente… e basta! E basta! E dio maiale! Ma non se ne può più! E poi la gente protesta contro le donne oggetto, ma avercele, che almeno sono bòne, si fanno trombare e non scassano il cazzo, altro che queste toghe tutte carriera e serietà!

Giudizio finale: se i fratelli Lumiere avessero saputo che la loro invenzione sarebbe stata usata per questa roba, e se David Wrrrk Grfts avesse anche solo immaginato che le tecniche da lui inventate per narrare una storia cinematograficamente avrebbero avuto un simile impiego, ecco, avremmo avuto tre suicidi in più e ciao ciao settima arte. E dio bestia.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Marcello e Marina Sinibaldi (anzi, Synibaldi) sono una coppia modello di cinquantenni modello. Lui è architetto, lei è psicologa, hanno una figliuola, Rosa, che fa il liceo classico e sta con un tizio che si sbombarda di canne lunghe come pitoni, da cui comunque si lascia, e poi hanno un fracco di amici professionisti come loro, compagni di studio e università, tutti coi loro problemucci. Comunque questa situazione è solo la premessa perché il vivo del film arriva quando la famigliola Sinibaldi viene invitata, assieme agli amici dei figliuoli (tipo Franci Palla, l’amica di Rosa la figliuola), eventuali loro fidanzati, e a vari altri ospiti, a trascorrere un weekend nella villa di amici sita nella campagna toscana (e dove altrimenti?). Fra gli invitati ci sono pure una coppia di sciroccati tipo un’educatrice d’infanzia e un folle che vuole costringere tutti a guardare Il Settimo Sigillo a stecca. Quando arriva la macchina dei ragazzi, tuttavia, arrivano le sorprese: Franci Palla sta con un negro, Rosa con un vegliardo! Fuoco alle polveri!

Morale implicita: ma tu guarda come ci siamo ridotti. Prima dai il diritto di sedere nell’autobus alle donne, poi quello di votare ai negri, dove arriveremo? Ah, ma lo diceva sempre il nonno, che coi Savoja era meglio, e ti potevi trombare le serve a spregio e se tua figliola tornava a casa con un negro la prendevi a ceffoni fra gli applausi della folla, e se un settantenne voleva piantarlo nell’intestino crasso di una minorenne lo faceva e basta, senza sottoporsi all’umiliazione dello sguardo indagatore dei genitori e di un consesso civile che non riconosce più il diritto di nascita e il valore del sangue reale discendente da Nostro Signore Iddio (e dunque civile un par di coglioni). O tempora, o mores!

Giudizio finale: questo film si situa nell’intercapedine fra fa cagare asini sardi che traportano in salita sotto il sole d’agosto fetide gamelle ricolme di formaggio coi vermi e farebbe suicidare le più orribili schifobestie di Dead Space e non mi sto inventando un cazzo. Roba tosta, io fossi in voi starei lontano, poi non so, eh, cazzi vostri, dio salsa al rafano mescolata truffaldinamente nel caffè.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Milos è un ex attore porno ormai in pensione, che adesso ha una vita grosso modo normale, insomma, sapete, la moglie, la figlia e quelle cose lì. Siccome però si trova senza soldi e la necessità di mantenere la famiglia, accetta la proposta di un canaglione croato, cioè partecipare ad un film di cui non sa trama nè nulla, sa solo che è un porno e quindi tanto lui è del mestiere, soldi facili, e poi voglio dire da quando gli attori porno si impensieriscono delle trame, se non quando ci sono attori che fanno la parte degli attori porno nei film non porno? E già qui siamo un bel pezzo nel metacinema, infatti ‘sto film l’hanno visto a Cannes. Ah dicevo, il film dove reciterà Milos sarà un bagno di sangue snuffsz pieno di torture, morte, sangue, moriremo tutti, follia.

Morale implicita: questi serbi, ma guardateli, che merde. Vengono da noi tutti amigo aiutare io tenere familia io faccio badante e poi zac, gli dai una telecamera in mano e che fanno? Gli snuffsz moviesz, cioè roba brutta. Noi ci facciamo Vacanze di Natale con le puppe di Belen, loro invece danno sfogo alla loro malvagità e si scannano come majali. Quindi, siete avvertiti: per quel posto di fermacarte non assumete un serbo, chè poi vi pentirete quanto vi cucinerà vostra figlia flambè dopo averla trombata a spregio indi per cui decapitata e gettata nella vasca dei piranha.

Giudizio complessivo: dice che uno a vedere questo film è svenuto, che i distributori sono scappati, che Josè Luis Moreno animava Rockfeller. Palle. In realtà a Cannes, dove pure sono ben abituati a visionare merda su merda facendo finta che sia il nonplusultra, è scoppiata un’epidemia di colera in corrispondenza della prima di questo film, e ad oggi la cittadina francese è sottoposta a virulenta decontaminazione. Anche perché la massiccia diarreizzazione ha sguinzagliato orde di jene idrofobe che si aggirano per la città, che è messa peggio di 28 Giorni Dopo.

Pellicole decrittate:
“Mine Vaganti” di Ferzan Ozpetek

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Tommaso è un concentrato di stimmate sociali mica da ridere, pensa un po’, è sia gay che terrone, visto che viene dal Salento e quindi sarà anche un virtuoso della pizzica (il che, a pensarci bene, è ben peggio che essere gayterroni). Insomma Tommaso lavora a Roma ma poi torna a casa in Puglia, a rivedere il caravanserraglio che è la sua famiglia, i Cantone, proprietari di un pastificio, numerosi come ogni genìa di terroni che si rispetti. Il ritorno di Tommaso è molto atteso, perché ognuno dei Cantone ha le sue aspettative. C’è la nonna partita di cervello che ancora non si rassegna al perduto ammmore, c’è la mamma che vive intrappolata nelle convenzioni borghesi, c’è il padre che insomma i finocchi gli garbano ma al forno, la zia più mongoloide della nonna, la sorella oppressa dall’inevitabile destino di casalinga, il fratello che forse non ha così voglia di dirigere il pastificio, e poi è manfruito pure lui. Tommaso pensa, e che è, ora se faccio coming out questi qui mi linciano…

Morale implicita: bravi, sì, fate i modernucci e sfornate i figli finocchi. Non vedete che portano solo dolore e lagrime, e distruggono la famiglia, cellula fondante della società costituita secondo i valori gristiani di Aggesuggrìsto? E invece voi no, continuate a fare le testine di vitello, a permettere ai vostri figliuoli di farselo stampare nel tabarèn dal verdurajo e di cantare I Will Survive ogni volta che litigano col moroso, anziché mandarli ai campi di rieducazione dell’Opus Ghei. Incoscienti, teste di cazzo, ecco cosa siete!

Giudizio finale: non tutti sanno che nell’ultima puntata di Ken Il Guerriero era prevista una morte ben peggiore per il tutto sommato povero Kaiou. Infatti nella sceneggiatura originale Ken avrebbe dovuto sconfiggere il primo demonio con la tecnica dell’Inferno Proiettante di Hokuto, che produce sul sistema nervoso dell’avversario danni paragonabili a sei mesi di visione 24/7 di Mine Vaganti. Amnesty International è intervenuta per impedire che una cosa tanto orribile fosse mostrata in un cartone animato, e francamente non ci sentiamo di dargli torto. Nemmeno le testuggini delle Galapagos che escono dal culo di chi, incautamente, si cimenti nella visione dell’esecranda pellicola.

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