Category: alterygia


busty-policewoman

“Ah-ah, i documenti dell’attentatore!”
“Ma ci credono stupidi? Anche questo attentatore lascia i documenti in vista?”
“Kit dell’attentatore: armi e documenti!”

Un breve campionario di robe lette nelle ultime ore. Posso capire l’iniziale stupore, ma il fatto che succeda ad ogni attentato dovrebbe far riflettere le persone. No, non che gli attentati siano dei folsz flagsz come sostengono i coglioni complottisti vari, ma che forse c’è un motivo ben preciso. Qui si parla di terroristi islamici suicidi, che VOGLIONO far sapere il loro nome. Fa parte della cultura stessa che li produce. Il martire per Allah è un eroe, e gli eroi si celebrano. Non per niente, i terroristi vari sono oggetto di venerazione in certe zone del Merdistan e in tante comunità merdistane all’estero ove si provino simpatie estremiste. In più c’è anche un altro aspetto, più pratico: comunicare, ad eventuali organizzatori o finanziatori, che il piano ha funzionato. Da morti, di solito, è difficile.

Naturalmente, non sempre va tutto liscio, suppongo possa capitare all’ultimo di cacarsi addosso dalla strizza, oppure fughe rocambolesche per evitare di esser presi dalla pula. In ogni caso, il terrorista suicida si chiama così non per figura. E martire nemmeno, proprio anche nel senso etimologico di testimone della propria fede.

E dire che, per scrivere queste cose, non ci vuole una laurea cultura orientale, eh.

presto_ce_i_negri

Preferire i propri simili e ripudiare i dissimili è un meccanismo difensivo talmente naturale da essere scritto proprio nel nostro firmware, quello che si definisce più correttamente “cervello rettile”. Lo fanno anche tutte le altre specie, e noi che fortunatamente ci siamo elevati al di sopra dell’orrido stato di natura possiamo fare qualcosa in più, tipo tutto ciò che si chiama civilizzazione, nel senso che va dalle prime capanne di merda essiccata al sole alle megalopoli high tech. Accade che gli episodi di inciviltà comunque avvengano sempre e comunque, perché la natura dell’uomo quella è, e il cervello rettile pure. Quindi, nell’attuale marasma di incertezze, il problema dell’immigrazione e dell’arrivo del diverso ai bordi del proprio paese è una bella minaccia, percepita o effettiva che sia. E in ogni caso scatena una reazione preventiva, ancor più esasperata dalla durezza dei tempi. Tutto ciò, visto dall’esterno e al comodo, si presta alle più svariate speculazioni giornalistiche e/o politiche. E ovviamente questo si rifrange nel malefico (ma spassosissimo, meno male che esiste) mondo dei social network. Strepiti e alti lai levati in direzione della gretta gente del piccolo villaggio che non vuole un camion di negri/che fa le barricate antinegro/che non vuole ospitare in un edificio locale i negri si sprecano da un pajo di giorni. Onestamente, sono cose di per sé molto brutte, perché è facile immaginare un contado livoroso che schiuma rabbia all’idea di doversi accollare il sostentamento pure di una manica d’immigrati, come se loro non c’avessero già abbastanza problemi, e che si adopra di prima persona per deviarli altrove. E’ la mentalità dei villici ignoranti, dei paesini piccoli, delle comunità di simili che conoscono solo simili e vogliono preservare tutto com’è, privi come sono della necessaria apertura mentale e della cultura per analizzare il presente e intravedere possibili futuri. La mentalità di piccoli paesi come Goro (3828 abitanti) o Capalbio (4139 abitanti).

E’ strano

kim-kardashian

Quando la gente cominciava a farsi già le seghe su Marco Travaglio, questo blog, fedele alla sua stessa linea (quale? Ancora non la so) stava per Kim Kardashian – era pure mia amica di MySpace, era di casa insomma. Oggi i contatti con la Kim sono calati, ma insomma, simpatizziamo sempre. E quindi con rammarico apprendo che la nostra è stata rapinata in pieno centro a Parigi da cinque uomini, che l’hanno sequestrata e minacciata con le armi. Un’esperienza terrificante da non augurare a nessuno. E proprio quest’ultima considerazione mi stupisce, nella sua banalità: la notizia gira da qualche ora, eppure non ho letto “ben ti sta!11”, “troja!1!”, “dovevano sturparti e ucciderti!1!” e cose del genere. Ora, io che tutta la gente sia diventata un minimo più umana non ci credo. Suppongo semplicemente di aver tagliato via la peggior feccia da Facebook, e basta.

Hitlerjugend

4b49bf396d07fa88b3a760f6b1868681

Buone abitudini: giovani, carini, rigorosamente bianchi e di varie sfumature biondo/moro/azzurro. Un’immagine di repertorio di almeno tre anni fa, di origine americana.

Cattive abitudini: la droga, il capellone, e, poteva mancare? Il negro, mi sembra ovvio!

Può sembrare una parodia, ma non è: le menti che hanno già partorito il Fertility Day hanno colpito ancora. Il tutto per un opuscolino tranquillino che contrappone vita sana a vita malsana. E in fin dei conti, ovviamente, la droga la spacciano i negri, quindi tanto vale partire subito con l’associazione di idee negri->droga, no?

Videla re del Venezuela

pepe

Un fucile narcotizzante spara una siringa ipodermica (sì, di quelle che vi conficcate nel culo per iniettarvi gli anabolizzanti colla speranza di farvi crescere un po’ di barba e peluria per impressionare le tipe agli afterhour vegani, cari i miei finocchiacci) con una dose di tranquillizzante, anestetico o altre robe del genere. Il bersaglio, una volta colpito, comincia ad avvertire sonnolenza e, dopo un po’, perde i sensi e si addormenta. Dopo un po’ = ENTRO 45 MINUTI. Nei documentari naturalistici abbiamo visto questa scena molte volte, ma per ovvi motivi vediamo l’animale colpito e subito dopo medici/ricercatori/etologi/etc tutti intorno, perché è inutile riprendere e montare il processo di narcosi indotta. Fra colpo e perdita dei sensi, naturalmente, l’animale probabilmente diventerà impaurito ed irritabile, potenzialmente più pericoloso di come lo sia di solito.

Ora, pensate a questa situazione: un bambino finisce nella gabbia di un gorilla di 180 kg, in uno zoo. Voi, personale dello zoo, dovete salvare il bambino. Ok, il gorilla per ora è curioso ma tranquillo, tuttavia non si sa come reagirebbe se entrasse gente nella gabbia per portarlo via – potrebbe considerarlo “suo”, tentare di proteggerlo e di conseguenza diventare aggressivo, mettendolo in grave pericolo.  E scartate questa opzione. Narcotizzare il gorilla? Lo abbiamo visto, ci possono volere 45 minuti, e in quel tempo può anche impaurirsi e diventare pericoloso, mettendo di nuovo a rischio la vita del bambino. Resta un’unica via: uccidere il gorilla.

“Aveva un volto umano! Faceva le fusa!” E quel gorilla aveva accarezzato quel bambino come mai nessun umano avrebbe mai potuto fare! A tutta questa gente posso solo dire di andare a fare in culo. Deficienti, imbecilli, cretini e pure stronzi.

Cose così

Pioggia di cluster bomb sganciate dall’aviazione su un’area di 3 metri quadri, no?
Danni collaterali come la rena, no?
Se anche c’è il bersaglio, e supponiamo di sì, edifici civili e civili medesimi lì intorno, a fine lavori, sono un’unica rovina indistinguibile, no?

Ecco.

L’aviazione è americana o israeliana ==> merda schifo bastardi!!111

L’aviazione è russa ==> firulì firulà…

La società di un tempo, diciamo pre-rivoluzione americana, francese ed industriale, era rigidamente suddivisa in caste (nobili, clero, commercianti in senso lato, contadini, morti di fame assortiti). La mobilità era difficile e comunque non permetteva di arrivare ai vertici, magari il bisnipote di un contadino, con rocambolesche botte di culo spaziotemporali, poteva ritrovarsi panettiere o venditore di fagiani imbalsamati, ma mai conte, duca etc. Né avrebbe mai coltivato l’ambizione. Il mondo si è via via fatto più aperto, più libero nei costumi, più etc etc (non sto certo a rifarvi la storia dell’umanità del dio cane, non mi scende il culo); dal secondo dopoguerra a oggi siamo in un’era molto mobile e, nell’ultimo quindicennio, incerta da tanti punti di vista. Naturalmente ci sono tante cose che possono e devono migliorare; tuttavia credo che il mondo occidentale, se non è il migliore dei mondi possibili, è il migliore di quelli esistenti. Ancora più naturalmente si può non essere d’accordo e preferire altre cose. Per esempio, un ordinamento sociale immobile, stabile, gerarchico, dove un Ordine assegna il posto e la funzione al singolo, che obbedisce e ringrazia al netto di eventuali catastrofi e accidenti. Il singolo ha senso in quanto parte di una moltitudine indifferenziata da amministrare; l’individuo artefice del proprio destino, anche solo quello di aprire di un bar, non è contemplato. Troppi individui, troppe forze differenti che spingono verso direzioni, e quindi incertezza, entropia, sette piaghe d’Egitto, negri etc. Chi sostiene la necessità di tornare indietro, nell’impossibilità di effettuare un ripristino di sistema, si definisce REAZIONARIO. Uno che in reazione ad un presente che per vari motivi non gli piace sogna di tornare ad un passato, spesso idealizzato, anziché pensare a qualche modo per migliorare quel che c’è.

Ora accade che Giovanni Lindo Ferretti venga invitato da qualche parte con la Meloni, e dica le solite cose che dice da anni: e la Chiesa, e gli immigrati, e w il papa, e i valori della famiglia etc, insomma, quel che si può sentire tranquillamente in qualsiasi bar mentre si piglia in caffè. O su Facebook. Ferretti queste cose le dice da almeno quindici anni, sono strani quelli che continuano a stupirsi e a dargli del traditore – è tardino per cascare dal pero, no? Ma ancora più strano è non accorgersi della continuità fra il Ferretti prima e il Ferretti dopo. Ai tempi dei CCCP (gruppo di mmmmmmerda come pochi, ma ora non c’entra), Ferretti esibiva i paraphernalia sovietici come Lemmy la croce di ferro, cioè per pura fascinazione estetica: alla fine, per lui l’URSS si ergeva come contrapposizione al mondo occidentale delle spinte individualiste e del caso, come realizzazione dell’utopia di società immobile e gerarchica descritta sopra. Celebrare pure il Merdistan rientra perfettamente in questo schema di cose, ed infatti per toglierci i dubbi c’è pure una canzone, l’odiosa ma inascoltabile Punkislam. L’Islam è punk perché, nella sua versione hardcore, è l’esatto opposto del mondo occidentale, è un mondo illiberale e gerarchico quanto l’URSS o il medioevo.

Tutto questo per dire che… che alla fine forse Ferretti ha tradito il Ferretti che vi eravate costruiti in testa, ma non sé stesso. Il Ferretti vero vedeva nei regimi comunisti la materializzazione della sua utopia reazionaria, quello immaginario era un sovversivo che sognava la rivoluzione. Oggi la Chiesa Cattolica è la forza di reazione più vicina cui fare appello, visto che l’URSS è sparita. Ma più avanti non mi stupirei di leggere che ha elogiato Putin o tentato di giustificare l’ISIS.

unicorn

La Festa dell’Unicorno si tiene da qualche anno a Vinci, in provincia di Firenze – sì, quel posto che ha dato i natali alla celeberrima tartaruga ninja Leonardo. Non ci sono mai stato, ma sembra fatta molto bene: dedicata a fumetto & fantasy, con cospicui annessi videoludici, cinematografici e televisivi, vede la presenza di ospiti di grido, espositori etc. Quest’anno erano presenti attori di Game Of Thrones, per dire, e per il resto potete vedere il sito ufficiale linkato poco fa. Siccome il cosplay è diventato molto popolare pure qui in Italia, la Festa dell’Unicorno ha pensato bene di invitare dagli USA Jessica Nigri, una delle più famose cosplayer a livello internazionale. La Nigri è una bellissima ragazza, lo sa bene e i suoi costumi lo mettono in evidenza, virando in chiave sexy i personaggi che interpreta (qualora non lo siano già). La simpatia e la disponibilità a scattare foto etc l’hanno resa famosa, del resto ad oggi la sua pagina Facebook può contare 2,8 milioni di seguaci, immaginiamo pure gli altri social. Le partecipazioni a convention di fumetti & co. in giro per il mondo sono la miglior testimonianza del suo successo, che è meritato – è famosa e apprezzata come cosplayer, non per usurpare posti di vigile del fuoco, ispettore dell’FBI, grande chef o che so io, giusto? Naturalmente si può obiettare sul fatto che la Nigri consapevolmente marci sulla propria avvenenza proponendosi come donna-oggetto sbroc sbroc, ma non è una questione di mio interesse.

nigri2

Andate adesso a questa immagine, che si trova sulla pagina Facebook di Jessica Nigri, e leggete un po’ di commenti. Una marea di hater & leoni da tastiere, tutti quanti rigorosamente in italiano, che si lanciano in “troia”, “puttana”, “vacca”, “cagna”, “croccantini”, “degenerata”, “idiota”, “siliconata”, “degrado” e così via. Una ragazza è addirittura arrivata ad augurare alla Nigri di essere stuprata e gettata in un fosso, perché sono quelle come lei che fan venire le voglie agli uomini che poi non si possono trattenere e quindi stuprano (mancava solo Abberlusconi Olgettine Mediaset Drive-In sbroc sbroc), in una parossistica eruzione di moralismo all’italiana. Tutta questa è, naturalmente, gente di merda che risponderà “ma è per scherzo!11!”

nigri

Fatta dunque chiarezza sul fatto che la Nigri, in quanto bella & sexy, è per forza di cose troia e cretina, verrebbe da pensare che questi tizi e tizie abbiano per idoli veri modelli di virtù, irreprensibili professionisti e straordinari esploratori dei limiti umani. Gente che segna progressi significativi alzando l’asticella dell’umanità, insomma. Questo non giustificherebbe il comportamento nei confronti della Nigri, ma potrebbe in parte spiegarlo. Eppure, molti di loro alzano le spalle, sbuffano, sputano e vomitano bile pure per Samanta Cristoforetti, che certo è una persona ben più straordinaria della Nigri (e lei stessa sarebbe la prima a dirlo, immagino), cui però non è paragonabile in termini di avvenenza: la retorica contrapposizione della “bella & frivola” vs. “normale & craniona” è pure servito su un piatto d’argento, ma è inutile. L’idea è che chiunque sia realmente capace e di successo in qualcosa venga immediatamente disprezzato. Se è donna, pure il doppio. E che non se ne uscirà davvero per moooooolto tempo.

Proprio questa mattina sono stato gravemente turbato da una serie di accadimenti che è necessario mettere per iscritto, affinché la memoria non ne vada perduta e suonino come un grido d’allarme. Ero dunque appena uscito di casa, subito immerso nella bellezza della mia città, piccolo mondo in cui si riflette l’Italia tutta, come in un prezioso ornamento rococò. Al mio passaggio, un netturbino si leva il cappello e, dopo un leggero inchino, mi saluta: “Buongiorno! Adopri pure il mio dorso per attraversare questa buca, ché il Comune non ha ancora potuto provvedere”, indi si mette bocconi, permettendomi di usare la sua schiena per giungere dall’altro lato dell’infido tranello. Su una panchina, un nonno si rivolge al nipotino con severa bonomia: “Se finirai tutti i compiti, potrai bere l’orzata mentre ti leggerò quei carmi di Catullo che tanto ti piacciono!” Poco più avanti, quattro giovini vanno gioiosi al loro primo giorno di lavoro, conseguito immediatamente dopo la laurea, intonando in pregevole arrangiamento barbershop a quattro voci i successi del Trio Lescano. Insomma, cosa ci poteva essere di più incantevole, in questa bella giornata di sole? Eppure, ad un certo punto, l’aria iniziò a farsi malsana, graveolente, e il sole fu oscurato da una minacciosa nube in foggia di teschio ghignante. Ma era solo l’inizio, perché di lì a poco il mio orecchio udì delle voci che parlottavano in una lingua gutturale, che poco si addiceva a qualsiasi concetto di decoro e urbanità. Mi voltai. Con movenze forse più adatte a que’ primati che ci dilettiamo ad osservare ne’ giardini zoologici, con la pelle scura come lo sterco de’ porci, con vestiti di taglia spropositata come tante mongolfiere versicolori e con un esibito ispregio dell’ambiente cittadino, denotato dalla gran quantità di cartacce, pietre, mozziconi, teste di pesce e mascheroni africani disseminati disinvoltamente sull’impiantito del marciapiede, eran dunque questi i negri di cui tanto si parla al giornale radio?

I gaglioffi si vantavano ad alta voce di non so quali smargiasse imprese, così che potei defilarmi da una parte ed ascoltare un attimo, onde eventualmente far rapporto alle forze dell’ordine. Ebbene, tiraron subito fuori di tasca dei costosi telefoni della Mela (“Meno male ghe li avere rubadi abbena scesi da barga, ugh ugh!”, asseriva uno di loro fra le risate dei compari) e fecero molte telefonate. Ad un certo punto fui distratto da risate lievi e argentine. Si trattava di una scolaresca che aveva appena svoltato l’angolo e marciava allegra nella mia direzione. I negri li guardarono con occhi da squalo e io temetti il peggio, cosa che puntualmente avvenne: mentre uno di loro cominciava a palpare natiche e mammelle della bionda e giovane maestra, che comunque non sembrava disprezzare le attenzioni dell’orango più di tanto, urlandole al contempo oscenità che al ricordo arrossisco, gli altri distribuivano agli scolari bustine piene di polvere bianca e opuscoli dai titoli inquietanti come “Teoria del Gender: come diventare omosessuali prima dei dieci anni”, “Omossessualismo e rifiuto del Signore”, “Frantumazione della Famiglia”. Non ci potevo credere, era troppo, risolsi che era il caso di chiamare le autorità. Il futuro della nostra nazione bella era a rischio. “Manderemo subito la neonata squadra speciale”, rispose la Polizia, e ne fui confortato. Ma fu vana illusione, perché la squadra era composta di gaglioffacci poco meno inquietanti de’ negri.

“Finalmente ezzere arrivadi!”, li apostrofò uno dei negri. Incredibilmente, i poliziotti si scusarono, anziché tradurli subito in carcere.

“Tranquilli ragazzi, solo un po’ di traffico. Vedo che vi siete già ambientati.”

“E dove abidare?”

“Ci sono delle nuove villette a schiera in cui vi porteremo subito. Sono state destinate a voi. Peccato solo che non siano arrivate le finiture in avorio…”

“Uvva! Ge le vare basdare, ber ora. Ma gome gi mandenere?”

“E’ semplice, ragazzi. Non fate un bel cazzo, vi verrà elargito uno stipendio ottenuto decurtando le pensioni degli italiani. Basta questo, tranquilli, tanto non dovrete pagare le bollette, che saranno ricaricate sui vostri vicini. Se volete dedicarvi allo sfruttamento della prostituzione o allo spaccio fate pure, ma non ve lo consiglio. Le carceri sono già piene di padri di famiglia che non arrivano a fine mese. Lo so che verreste rilasciati subito, ma almeno formalmente per 24 ore ci dovreste stare, e sarebbe una rottura di palle per noi e per voi. Dobbiamo giocare alla Playstation in caserma, lavorare ci scoccia.”

“Oghei. Aldre raggomandazioni?”

“Certo: votate i comunisti, mi raccomando. Coi vostri voti loro vanno al potere e vi permettono di fare questa vita.”

“Grande gabo! Alla brossima!”

Ed entrambi, il capo della squadra della polizia e quello dei negri, si voltarono verso di me, saturando l’aria colla loro empia risata, seguiti rapidamente da tutti gli altri. Fu lì che capii che la nostra Italia bella era perduta. Di lì a poco infatti rividi i quattro neolaureati, ora affranti perché il loro lavoro era stato dato a degli immigrati appena sbarcati, e nel mentre il nipotino gridava al suo povero nonno “Fanculo, vecchio, a te e a Catullo, capito? Ora ascolto Fedez e poi mi guardo i porni sul cellulare che mi son comprato rivendendo la droga che mi hanno regalato i negri!”

Oh patria mia bella, come faremo?

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: