No, non parlo degli ultimi dischi dei Cani, lo Stato Sociale o merde simili, niente musica. Parlo di brutture troppo brutte che lasciano un fastidio enorme. E succedono in Merdistan. Nello specifico l’Iran. Ora, penso sia naturale ritenere che “Iran” e “nucleare” vadano bene nella stessa frase solo in caso di bombardamento nucleare dell’Iran, o sinonimi. E’ un pericoloso e orrendo posto di merda, sottosviluppato, ributtante. Una teocrazia islamista radicale di fatto, che non nasconde le sue mire espansionistiche nella zona, né in passato ha fatto mistero di voler cancellare Israele e l’occidente dalla faccia della terra. Se quel minchiospastico di Ajmadinecoso si sente/vede meno, ciò non toglie che la merda sia sempre lì e più strafottente che mai. Succede che si vogliano rimuovere le sanzioni all’Iran, anche quelle relative alla questione del nucleare. Perché “tanto la bomba la fanno lo stesso, tantovale allora rimuovere le sanzioni e approfittarne con un po’ di export”, o qualcosa del genere. Dio bastardo. L’unica persona che ha dimostrato buonsenso e idee chiare è stato, di tutto il blocco occidentale, John McCain. Per correttezza, i termini precisi dell’accordo con l’Iran non si sanno ancora, ma lasciare un qualsiasi spazio di manovra per il nucleare in cambio di… boh, collaborazione antiterrorista? Import/export? Insomma, tutto a vantaggio dell’Iran, molto miope. E pericoloso.

Coi terroristi è meglio non fare patti, perché non sono certo i più portati a rispettarli. Terroristi, stati-canaglia, merde… l’importante è capirsi. Ed è, temo, sicuro che prima o poi ci sarà da pentirsi. Alcune considerazioni a margine:

1) Visti questi accordi che l’occidente si prepara a stringere con l’Iran, visto il ritorno alla luce del sole dell’antisemitismo (che è sempre lì, in Europa, attende solo il momento di crisi per rialzare la testa), c’è da stupirsi che Netanyau vinca? Una popolazione inizia un po’ a cacarsi addosso e, fedele al motto “meglio ave’ paura che toccanne”, vota un mastino.

2) L’Iraq esporta la maggior parte del suo petrolio. Il principale acquirente è la Cina, seguita da India e USA (fonte). L’Iraq vende, gli altri (Cina, India, USA nell’ordine) pagano. “La guerra in Iraq per il petroglio!111” è un altro concentrato di fuffa. La guerra, con il pretesto di eventuali armi chimiche, doveva servire a cambiare totalmente l’assetto del più moderno stato sunnita che avrebbe potuto anche fare da sponda, in seguito, ai talebani, sunniti a loro volta. La ratio in fin dei conti è comprensibile. Lo svolgimento un troiaio, infatti è andato tutto a fare in culo. Ma magari avesse funzionato, però. Una specie di Piano Marshall a tappe forzate per il medioriente.

3) Quando saranno credibili ONU etc? Semplice, quando prenderanno una posizione seria e dichiareranno che Hamas, Hetzbollah, i Fratelli Musulmani etc sono organizzazioni terroriste, non sono legittimi interlocutori di niente e vanno debellati come l’ISIS e qualunque altro gruppo di merde umane simili. Altrimenti non si viene a capo di niente, se si resta ostaggio di posizioni politicamente corrette e convenienze a breve termine.

E’ poi interessante vedere come i media siano sempre felici di farci vedere stragi, decapitazioni e vandalismi dell’ISIS: sono atti eclatanti e orribili e fanno paura alla gente, il che è l’obiettivo dell’ISIS stesso che fa pure il gioco dei media che sulle morbosità e le paure ci lucrano. Sarebbe però più opportuno parlare delle violente legnate che i mongoloidi si stanno beccando dappertutto, nello spazio fra Siria e Iraq. Finché c’è da ammazzare turisti e civili i guerriglieri fanno i grossi, ma quando gli arriva addosso l’esercito curdo con copertura aerea americana e la collaborazione di forze speciali di vari paesi, ecco, durano veramente quanto uno starnuto. Controllate periodicamente Difesa Online, Chuck Pfarrer (ex Navy Seal e consulente dell’esercito), e il War Nerd (collaboratore dell’esercito che vive in qualche posto del medioriente) per analisi e notizie più realistiche e prive di sensazionalismi di merda.

Spero prossimamente di riscrivere di cose più lievi.