A differenza di molti coccodrillatori odierni, io credo di poter parlare di Lou Reed con una certa cognizione di causa. Non perché mi piacciano i Velvet Underground (cosa vera), non perché i suoi dischi da solista mi lascino indifferente (cosa altrettanto vera), ma perché a differenza del 99,9% di voi che state leggendo io Lou Reed l’ho conosciuto per davvero. Ma non per una cosa trita. So fare anch’io a fare il giornalista musicale e bullarmi dell’aver incontrato questo o quello, e infatti l’ho fatto molte volte, ma un conto è incontrare uno perché gli devi fare un’intervista, un conto entrarci in confidenza in maniera del tutto naturale. E io tra l’altro nemmeno l’ho mai intervistato, Lou Reed. Però, cosa che non tutti sanno, a Lou Reed piaceva molto venire in Italia, e affittava spesso una casa a Viareggio sopra la farmacia di mia zia. Lou era, per la zia e i suoi collaboratori, “l’americano” o “quel tipo buffo di New York”. Nessuno di loro aveva gran dimestichezza col rock, sapevano assai di Lou Reed, che veniva a Viareggio proprio per questo motivo: poteva fare quel che voleva, nessuno gli fracassava il cazzo, e quei pochi che lo riconoscevano pensavano che fosse solo un tizio che gli assomigliava molto. Non io: capii subito che era lui, e un giorno mi feci avanti, gli chiesi se era davvero Lou Reed, che mi piaceva la sua musica etc. Era molto divertito: un teenager che lo riconosce e gli fa domande, quando al massimo si aspettava le rock-giaculatorie di qualche vecchio trombone che aaaaah i bei tempi, e che schifo oggi, e non ci sono più gli artisti seri come te etc etc. Lou Reed, negli anni, l’ho sempre incontrato e salutato, ci siamo spesso beccati alla Boutique del Cocomero a parlare di musica e stronzate varie quando veniva d’estate, e ho saputo ogni sua mossa musicale con largo anticipo. A volte persino in anteprima, anche in versione non definitiva. La cosa più interessante, però, era fargli conoscere musica nuova. La sua immagine pubblica di super snob che se ne frega era anche una posa, perché in realtà bastava stimolare la sua curiosità. E così gli feci sentire, e apprezzare, roba come Pantera, Tool, Prong, Metal Church, Monster Magnet, Turbonegro, Entombed, Fear Factory, Rollins Band. Tutta roba dura e pesa di cui si sentiva in parte responsabile, perché in fin dei conti fu lui a incidere Metal Machine Music (“per prendermi gioco dei tromboni della stampa, che risate, li ho babbati tutti!”) e a far apprezzate roba pesa e ignorante allaUAHAHAHAHAHAHAHAHAH COGLIONI SCOMMETTO CHE CI AVETE CREDUTO AHAHAHAHA TESTE DI CAZZO AAHHAHAHAHAAH AHAHAHAHA STRONZI FANCULO AHAHAHAHAHAHAHH!