Ogni scusa è buona

Ora, io non è che abbia i mezzi per poter analizzare la questione del Minnesota in bancarotta. Mi manca la cultura economica o quel che è per poter azzardare previsioni, quindi taccio. Posso solo consigliarvi un link. E pure un altro, toh. Faccio solo un discorso tangenziale, nel senso di partito per la tangente.

Prendete un muro bianco. Inzaccheratelo con una sgommata di merda a 700atm, tipo quando vi ingurgitate una betoniera di lenticchie per capodanno. La sgommata di merda fa schifo, e si vede bene. Non si è visto altrettanto bene quanto le utopie sbroc sbroc fossero altrettanto puzzolenti e schifide. Le Visioni Utopostiche volevano rimpiazzare una società esistente con una nuova, forzando un modello teorico sull’esistente costi quel che costi. Una classe intellettuale che elabora un’ideologia, un numero sufficientemente ampio di persone già inserite nell’apparato statale e mediatico (burocrati, funzionari, esercito, giornalisti) pronti a supportare la Causa e a continuare la propria opera dopo il passaggio di consegne, una popolazione che abbraccia la nuova ideologia e si butta di testa a fare carne da cannone, per ottenere infine la sostituzione di un Sistema con un altro Sistema, identico nelle sue caratteristiche di base, diverso nei dettagli organizzativi e, a seconda della particolare contigenza storica-economica, migliore o peggiore per le condizioni di vita medie della gente: è questa, schematicamente, la meccanica di ogni Rivoluzione. Quel piccolo, fenomenale libro che è “Universo” di Robert Heinlein la tratteggia in maniera concisa ed elegante.

Dovendo io valutare la performance di un sistema di governo, io mi baso essenzialmente sulla diffusione del benessere. Il sistema che riesce a garantire un livello di vita dignitoso al più alto numero possibile di persone è il migliore, fine. Se i cittadini governati stile X in media se la passano meglio di quelli in stile Y, vuol dire che il sistema X è migliore e tanti saluti al cazzo. Venendo all’ultimo secolo, è evidente come nel mondo occidentale capitalista si vivesse meglio che nei paesi comunisti, che erano pezzenti fino al midollo. Di conseguenza, fatta piazza pulita di tutte le fumisterie e tutti i discorsi a cazzo possibili e immaginabili, il comunismo è una teoria di merda visto che ogni sua singola applicazione ha prodotto solo merda. Qualcuno vi dirà che “non è vero comunismo”: allora quello vero non esiste, o lo si attende millenaristicamente, tipo il messia, oppure si può riformulare il tutto come “il problema ‘il comunismo è una figata?'” è indecidibile”. Sia come sia, l’evidenza sperimentale dice merda.

Naturalmente, da noi non è tutto rose e fiori, lo sappiamo bene. Le nazioni capitaliste si basano essenzialmente sull’interazione fra Stato e libertà dei privati: ci vuole necessariamente uno stato che garantisca la moneta e la proprietà, amministri la giustizia, detti le regole etc etc, insomma determini i confini del lecito e dell’illecito e consenta la libertà del singolo nel rispetto del benessere generale e tutte queste cose. Soprattutto, uno stato ideale dovrebbe fare in modo che il massimo numero possibile di cittadini nei limiti delle risorse disponibili possa vivere nel modo più dignitoso – cioè, dovrebbe cercare di massimizzare il gradiente di benessere all’interno dei vincoli imposti dalla situazione attuale. Un algoritmo di simplesso, ecco, il cui ottimo è la situazione in cui lo stato:

– riesce a garantire il pane al più grande numero possibile di persone;
– non impedisce, a chi può, di pasteggiare con l’aragosta;
– fa sì che l’esistenza dei mangiaragosta non danneggi in alcun modo i mangiapane;
– fa sì che un mangiapane possa diventare un mangiaragosta;
– se un mangiaragosta non può più permettersi l’aragosta, tuttavia il pane lo avrà; starà a lui tornare o meno fra i mangiaragosta.

E’ una semplificazione bruta ma rende, forse, l’idea di stato che media fra benessere comune e realizzazione individuale; il secondo, quando prende la forma di scalata alla ricchezza, deve essere limitato nella misura in cui la sua totale libertà possa ledere al benessere della popolazione. Insomma, col potere deve arrivare la responsabilità, e quindi le penali e le leggi per punire comportamente irresponsabili e potenzialmente distruttivi.

Quello che ho detto mi pare abbastanza ragionevole, più vicino ad una concezione pratica che ad una utopistica dello stato. E puntare al pratico è senz’altro più fattibile. Lo stato, in sostanza, dovrebbe essere rapido a cannoneggiare quelle condotte dei privati che hanno ripercussioni negative e sproporzionate su grandi numeri di persone. Dovrebbe impedire a borse, hedge fund e robe del genere di tirare stati interi in mezzo alla strada: cioè, finché il casinò lo fanno i singoli broker gli uni contro gli altri che me ne frega, se ci vanno di mezzo un sacco di persone, anche per conseguenze indirette, no. E’ qui che entra in gioco l’altra grossa ideologia, quella del Mercato Libero Ad Ogni Costo e della Mano Invisibile e dei Creatori di Ricchezza che, lasciati liberi di fare il cazzo che gli pare portano solo benefici a tutti. E’ una posizione tanto ottusa e ideologizzata quanto il comunismo e lo stato totalitario monoblocco sceglitutto. Il comunismo non ha resistito alla prova sperimentale, la Mano Invisibile è allo stesso modo pura merda d’iguana ed è stato dimostrato scientificamente in teoria dei giochi.

E ora si arriva alla storia del Minnesota, che credo immagino suppongo sia sull’onda lunga della crisi dei subprime. Ancora una volta, gli alti sacerdoti del Libero Mercato dicono che no, non si può limitare la libertà con un intervento statale sbroc sbroc. E con loro pure cittadini comuni che la pensano uguale perché ideologizzati. Quando la ragione vorrebbe una sana ristrutturazione, e l’ideologia (associata a malafede) un’altra, è molto probabile che la spunti la seconda: ai soliti noti dà soldi e potere, ai poveracci l’illusione. Anche perché con la rapidità con cui girano le informazioni oggi, cioè istantanea, e i tipi di fondi a rischio con scommessa tripla carpiata, le possibilità di fare danni enormi con la certezza di beccarsi al massimo una Rampogna Solenne dal presidente e una cospicua buonuscita sono molto alte. Ai tempi di Randolph e Mortimer Duke bisognava incontrare un Clarence Beeks che ti portava i dati del raccolto arance per poter iniziare una speculazione in piena regola all’apertura della borsa. Oggi con la tecnologia che abbiamo, gli aggiornamenti in tempo reale etc., un gioco in borsa fra brokersz può tradursi in economia incenerita per uno stato a miliardoni di km di distanza. Non so quando la finanza abbia preso il sopravvento sull’economia produttiva, ma ora basta. Fanculo ai finanzieri, sbatteteli nella cella più bassa della prigione più altra e integrate i codici penali di tutto il mondo coi reati di irresponabilità finanziaria. Se poi si preferisse vietare del tutto ‘ste robe anche meglio, eh.

Credo sarebbe il miglior passo avanti possibile, oggi. Non le grottesche minchiate localiste e decresciste dei Grilli e dei Movimenti Zeri (tutti branchi di coglioni), nè rivoluzioni o apocalissi prossime venture che tanto piacciono a tutti quelli che, pur essendo magari atei, sentono insopprimibili sensi di colpa e ne vogliono una per espiare e dire “ve l’avevo detto!!1!”. Imbecilli…