Vedete, a me Piero Taricone stava pure simpatico, mi dispiace che sia stiantato così. Non era meglio se al suo posto c’era Bono Vox? Purtuttavia, mi sento di imputare parte della tragoedia alla malsana abitudine di iNpegnare il proprio tempo libero in attività perniciose per il corpo e la salute, come lo sport. Non m’ingannano tutti coloro che vanno in giro a fare i fighi con la maglietta versicolore sotto la giacca, dicendo belli tronfi che fanno questo o quello sport e che così facendo si tengono in forma. Ah no, miei cari, l’attività fisica è una merda che incide negativamente sulla qualità della vita, e se siamo dove siamo è perché abbiamo via via inventato sistemi sociali e attrezzi meccanici per faticare sempre meno. Sono anche convinto che poche cose al mondo siano nobili quanto l’informatica, che si ingegna mille e più modi per automatizzare e semplificare lavoracci vari che una volta andavano fatti a mano.

Guardate un po’ il tipico sportivone. E’ tipico trovarlo, boccheggiante e ansante, aggrappato ad un albero, rosso pavonazzo e sbrodolante sugna, dopo i suoi km di corsa giornaliera che gli procurano continui fastidii in guisa di contratture, malesseri muscolari, strappi, lussazioni, morte. Altri esempi di sportivi sempre pieni di acciacchi: i calcettisti. Li benedirete se siete fisioterapisti, ma questi qui che escono dal lavoro e vanno a giocare a calcetto e si spaccano tutti i legamenti nel giro di un anno, e sono sempre in riabilitazione e pieni di antidolorificanti vari… beh, ecco, non c’è da stupirsi se poi superati i 40 devono rimbalzare da un ortopedico ad un fisioterapista ad un altro ancora per lenire il progressivo accumulo di danni e lividi e contratture, che poi vanno a pesare soprattutto su ginocchia e schiena in condizioni vieppiù pietose. C’è gente della mia età che ha fatto sempre sport e che fa veramente schifo da quanto è malpresa, dio cigno. Non parliamo poi di chi fa ciclismo, ci sono ciclisti amatoriali che si bombano di vasodilatatori per il Giro del Comune di Massarosa, si riempiono di piccoli infortuni e sono pronti per la discarica a trentacinque anni. Ahr ahr ahr, coglioni.

Se poi, malauguratamente, lo sportivone avesse pure inclinazioni al cibo bio-salutare-naturale etc, apriti cielo. Detto cibo non presenta alcuna sostanziale differenza da quell’altro, se non che costa due o tre volte di più. Lasciate che lo sportivone dilapidi il suo danaro in cazzabubole salutiste accompagnate alle spese di infortunistica tipiche del dilettante, e quindi non miliardario (a meno che non lo sia già di conto suo), e avrete un quadro ben chiaro: lo sportivone sta facendo di tutto e di più per dannarsi l’esistenza, in una spirale che funziona all’incirca così:

– lavoro per guadagnare;
– guadagno per pagarmi i vizi;
– i miei vizi sono nocivi alla mia salute;
– intervengo sulla mia salute spendendo in fisioterapia e biomerda;
– devo prostituirmi per continuare a mantenere questo stile di vita;

E’ questo, in ultima analisi, il significato della Grisi Egonomica, che si poteva evitare semplicemente piantandola con tutti questi sport del cazzo. Per riuscire a sopravvivere nel durissimo mondo dello sport dilettantesco, tanti coglionazzi si indebitano per pagare fisioterapici e biomerda con cui lenire gli acciacchi per poter lavorare meglio e ridurre il debito delle rate della casa, della tv, del SUV o delle bocce.

Porca merda, se c’è una cosa che mi da più noia della fatica è la fatica sprecata. Dopo millenni per tener lontana la natura da noi, per scacciare via a pedate nel coccige le malattie, il caldo, il freddo, la pestilenza, la carestia, i lavori usuranti, i ragni e le altre bestie velenose, il cibo merdoso e il fastidio provocato dall’esistenza stessa del concetto di “inverno”, nonché un sacco di altre cose, insomma dopo esserci elevati al di sopra dello stato di natura grazie alle risorse tecnoscientifiche e alla cultura industriale e all’urbanizzazione etc etc, che succede? Succede che arrivano quelli che vogliono riaccorciare le distanze, sottoporsi allo simulazione di una “vita naturale” introducendo sforzo e sofferenza ed espiazione nelle proprie vite, rinunziando alla hybris tecnologica, almeno a livello inconscio, probabilmente per qualche complesso di colpa mal interiorizzato.

Non mi resta altro da aggiungere, se non che chi dice “una volta qui era tutta campagna” è un bicoglione perché vuoi mettere un bel centro città, dio canaccio.