Non mi metterò a parlare del concerto degli AC/DC, visto che le figate devastonucleari sono tali proprio per verità rivelata ed autoevidente, senza alcun bisogno di spiegazione per chiunque abbia un QI superiore a 11 e non apprezzi i Baustelle (di conseguenza). Vi lascio come unica testimonianza la foto lì sopra, scattata dal buon Basta Con La Droga. Quello di cui mi interessa discutere, stranamente, è la band di supporto. Nel resto del tour europeo, ad aprire per gli AC/DC, ci sono Down, Accept, Wolfmother. Qui da noi? Le diomerda Vibrazioni, sì, proprio loro, quei mongoli di Dedicato Ateeeee, Angelicaaaaa e tutti questi altri classici del merd rock. Il volume dei fischi e degli insulti fra una canzone e l’altra era più altro di quello dei loro strumenti amplificati, e alcune persone di buona volontà si erano pure portate uno striscione con scritto “Fate Cagare”: hanno tutta la mia ammirazione. Brava Barley Arts, fai suonare gli amichetti degli amichetti? Te li ritrovi subissati di comprensibili sputi in culo. Naturalmente le cose possono sempre peggiorare, infatti ad un certo punto arriva pure Pino Scotto per una cover di Rock’n’Roll dei Led Zeppelin dedicata a Ronnie James Dio. L’ostilità del pubblico si affievolisce, ed è un peccato, perché grazie a questo escamotagesz i gaglioffi delle Vibrazioni potranno dire, in sede d’intervista, di aver conquistato il pubblico degli AC/DC. Yeah, rockz’n’rolz, guys.

Ma Pino Scotto, quell’accattone testa di cazzo di merda, quanto scasserà la minchia? Gli va dato atto di una cosa, cioè che è un gran furbacchione. Puntando sull’assunto base del metal (“vecchio è bello”) grazie al suo passato nei Vanadium, pionieristica e pure gradevole formazione degli anni ’80, si è creato un personaggio completamente imbecille, d’un vuoto e di una banalità sconcertanti, eppure di un certo successo. E’ il Beppe Grillo metallaro, il che dovrebbe rendere benissimo l’idea di quanto sia solo un cazzaro. Pino si atteggia da un lato a grande vecchio del rock, figura paterna passata attraverso mille eccessi e mille vizi, in grando di consigliare e raccontare, dall’altro a predicatore moralista contro la società dell’immagine superficiale e priva di valori – yawwwn, perché non vai da Santoro, Pinuzzo?

Le banalissime invettive di Pino sono, di volta in volta, i reality show, la società senza valori, i valori senza società, i giovani senza valori della società, il perbenismo, il papa, il falso rock’n’roll di MTV che ti propina quella negra di Rihanna e quei finocchi dei Tokyo Hotel, le mezze stagioni che non ci sono più e la campagna che una volta era tutta qui attorno. Due luoghi comuni e una grandinata di parolacce gli hanno cucito addosso l’immagine di Pinoscotto quello verace che non le manda a dire dio merda, meno male c’è Pinuzzo a dire quello che gli altri non dicono… cioè le parolacce, perché per il resto dice le solite stronzate che dicono tutti.

Dopo aver scritto un libro insieme ad un semi-giornalista più fesso di lui, dopo aver appena pubblicato un nuovo disco in italiano, Pino va ovunque possa racimolare due applausi e una tazza di semolino, giustificandosi poi con tremila distinguo ad arte, tutti riassumibile nel concetto di rivoluzione dall’interno: lui cioè porta il messaggio controcorrente presso quel pubblico che normalmente lo ignorerebbe. Lo stesso ragionamento di Morgan e mongolitici di quel livello, tanto per capirsi. Se Pino ammorbidisse i toni e gli improperi, gli si aprirebbe una carriera di ospite televisivo di primissimo livello. Potrebbe partire da Chiambretti, che l’ha ospitato una volta per dire vaffanculo dio merdacazzo a Povia, stazionare nelle trasmissioni pomeridiane, poi nei preserali, infine le incoronazioni definitive: le maratone domenicali, Porta a Porta, i reality show. Questi ultimi sono potenzialmente sfruttabili in più modi: come concorrente (Isola dei Famosi), come opinionista (vanno bene tutti), come giudice (X Factor, ovvio). Immaginatevi Pinuzzo all’Isola che litiga con qualcuno, spara un bestemmione, viene espulso, è polemica, interviste, ospitate, serate etc. Sarebbe il suo terreno naturale, l’approdo definitivo, l’apice della carriera per il rocker proletario che da questa esperienza potrebbe tirar fuori un nuovo libro, con un titolo del genere Scottatevi il culo. Presentato pure da Fazio, ve lo immaginate? Tu Fazio diommmerda non capisci un cazzo, ma lo sai cos’è il rockenrozl, che io ho vomitato la colazione a duecento metri da Lemmy? Ascolta ancora i Tochiotèl e datti fuoco, datti!

Pino Scotto è un tipico esponente di quella cialtronìa italiana per cui ostenta disprezzo. Poi ci si lamenta che la gente ha una cattiva opinione del metal e soprattutto dei metallari: per forza, se uno si imbatte nel Grillo del Metalz che deve fare?

– “Ma te che ascolti rock, ti piace Pino Scotto? Siete tutti così?”
– “No, è lui che dimezza il già basso QI medio!”