Si consuma in questi giorni la polemica, l’ennesima, su Roberto Saviano. Polemica di cui non me ne frega un cazzo. Fede è la solita testa di minchia e fine della storia, non vedo perché perdere tempo in questi strepiti inutili. L’argomento del contendere, da due punti di vista contrapposti, è la denuncia giornalistica della mafia: quanto danno possa fare alla reputazione dell’Italia all’estero, e se ne valga la pena, nell’ottica di combattere la mafia. Che palle. Tuttavia c’é una parte degli strepiti che si presta a divertenti giuochetti di reverse pattern matching per individuare, al solito, il filo rosso dello sbroc. Proprio per questo adesso entrano in gioco Cuba e Yoani Sanchez,  per confondere le acque limacciose e putribonde.

Yoani Sanchez l’ho sentita nominare per la prima volta lo scorso anno in questo bel post di Blobshake. Da allora, ogni tanto vado a vedere il suo blog Generation Y, dove a volte ci sono post interessanti e altre volte post noiosi, com’è ovvio. Talmente ovvio che non mi interessa discutere dei contenuti di quel blog, quanto dello sbrocching attorno a quel blog, e di riflesso a Cuba tutta. Leggendo il posto di Blobshake di prima, vedrete subito l’atteggiamento sbroccotronico di Gianni Minà e di tutti i filocubani all’estero, cioè quelli che esaltano Cuba vivendo comodamente nel Marcio Occidente Capitalista:

1) X non cubano asserisce che Cuba = paradiso;
2) Y cubano ha qualcosina da ridire a riguardo;
3) X deduce che Y è un reazionario anticastrista sovvenzionato dagli americani
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Ridicolo a dir poco. Ma il ridicolo è parte integrante di gran parte degli sragionamenti degli antimperialisti sbroc sbroc, che sottoscrivono interamente il ragionamento di cui sopra e sparano a zero contro la Sanchez, accusandola di essere, oltre al soldo degli americani, un’ignorante, frivola, arrivista, che sogna il consumismo, nonché inventrice di frottole perché ovviamente a Cuba starebbero tutti benissimo non fosse colpa dell’embargo sbroc sbroc colpa del tutto unilaterale sbroc sbroc e poi sarà una dittuatura ma quella di Pinochet era più dura sbroc sbroc.

Google offre un’abbondante documentazione sbroccotronica. Se anche le accuse alla Sanchez fossero vere, cioè si inventerebbe tutto per interesse monetario personale, i concetti essenziali da lei espressi troverebbero comunque conferma, perché nessuna donna del Marcio Occidente Capitalista sarebbe costretta a fare cose tanto complicate per potersi comprare qualche paio di scarpe e sorsegguare due cocktail al bar del Grand Hotel. Rincaro: la maggior parte dei contenuti dei post della Sanchez mi sembra molto credibile. Questo perché, molti anni fa, conobbi una ragazza cubana, che abitava sopra casa di mio fratello. Si sposò con un ragazzo fiorentino e venne a stare a Firenze, dove risiede da ormai… boh, venticinque anni? I racconti che faceva lei della vita cubana non sono molto diversi da quelli della Sanchez, a partire dal senso di colpa che provava perché qui da noi poteva accedere senza problemi a beni e servizi. Nota: la ragazza in questione (ormai avrà boh, quasi 45 anni, ma continuo a chiamarla così) non ha sposato un Lapo Elkann fiorentino, ma un falegname che ai tempi viveva con padre, madre e nonna in un trilocale impestato di fumo, e oggi vive sempre lì ma senza padre e nonna. Davvero curioso: due donne cubane che, immagino, non si siano mai conosciute, una delle quali italiana da venticinque anni, sostengono grosso modo le stesse cose. Presumo che gli stessi che schiumano contro la Sanchez non esisterebbero a dare della puttana finanziata dalla CIA pure a questa ragazza. Da tutto ciò, posso dedurre che non sia affatto difficile scoprire gli infiltrati della CIA a Cuba, neppure per il visitatore occasionale o l’internauta: basta cercare fra carcerati, morti violentemente, ricoverati in terapia intensiva, esuli ed emigrati. Fra questi Gonzalo Rubalcaba, che ha preferito trasferirsi a Miami e diventare cittadino americano e dover fare le procedure d’immigrazione ogni volta che torna a Cuba, per dare più serenità alla moglie e ai tre figli, che razza di mostro sarà? Badate bene, la prossima volta che gli comprate un disco o andate ad un suo concerto!

Tornando alla Sanchez, è tipico degli sbroccher ghignare soddisfatti che il governo cubano le abbia impedito di andare in Spagna a ritirare un premio, offertole da una rivista o da un quotidiano, non ricordo, molto critico nei confronti del governo cubano stesso. Che quindi ha fatto bene, dicono, altrimenti la Sanchez avrebbe parlato male di Cuba. Quante di queste persone, secondo voi, si incazzano perché Fede e altri tuonano contro Saviano che dà una cattiva immagine dell’Italia? Ecco, esatto. Bello lì, il reverse pattern matching è servito.

Illuminante è, a questo punto, la lettura de La Terra Morente di quel grande genio di Jack Vance, in particolare la storia di Ulan Dhor e il suo viaggio alla ricerca della perduta città di Ampridatvir. Gli abitanti di quella città erano vittime di un sortilegio che deformava le loro percezioni e li faceva vivere e ragionare in maniera del tutto idiota. Sostituite agli abitanti gli sbroccher, e al sortilegio l’ideologia, e fate due più due…