Avatar
ovvero il massimo numero di diocani esclamati al cinema

Diocane, Avatar. In questo periodo se ne discute un sacco, linterwebsz pullula di roba sul film di Cameron, e per sfruttare questa corrente dico la mia pure io. Ma dire qualcosa è un po un casino, tutti hanno detto tutto, aggiungere un post ad una marea di post per dire le stesse cose che dicono tutti, siamo sicuri che ne valga la pena? No, ma chi se ne frega, come per tutte le altre cose mai scritte qui sopra.

Passata lintro quasi giustificatoria e inutile, parto col dire questo film è una meraviglia assoluta e non ho mai bestemmiato (mentalmente) di gioia così tante volte durante una visione cinematografica.  Avatar riempie i sensi anche se per forza di cose ne utilizza solo due. Lattenzione maniacale al colore, al dettaglio, alla plasticità della flora/fauna aliene rendono lecosistema di Pandora talmente vivo e reale che quasi se ne sentono odori e sapori, e pure la consistenza di tutte quelle incredibili piante, bestie, rocce, etc. Il 3D viene usato nellunico modo intelligente possibile, cioè al contrario di come si è sempre fatto: non per fare cazzabuboli in rilievo, ma per dare profondità allambientazione. Lo schermo cinematografico diventa una finestra su un qualcosa di più grande, senza confini.

Ora, la critica mossa da quasi tutti al film è che la storia sia trita, lineare e prevedibile. E anche vero, comè vero che i personaggi sono perfettamente funzionali allo svolgimento della medesima senza mai essere memorabili. Ok, mi verebbero un paio di sospetti. Il primo è che, visto lincredibile dispendio finanziario, la storia sia stata semplificata al massimo per consentire a chiunque di godersi lo spettacolo. Il secondo, che non esclude il primo, è ben diverso: dopo aver speso anni a immaginare, definire, progettare, dettagliare lecosistema Pandora, Cameron voleva condividerlo con tutti noi. La storia serviva per veicolare Pandora nella sua interezza, senza metterlo mai in secondo piano. Sono tantissimi i riferimenti che si colgono qui dentro: fra le righe vediamo come Frank Herbert, Alan Dean Foster, Robert Heinlein, Brian Aldiss, Normal Spinrad, Jack Vance, JRR Tolkien abbiano prestato suggestioni, vertigini, sensazioni, dettagli, armi, bagagli a Cameron, che ha sintetizzato tutto nella sua personale enciclopedia xenobiologica su schermo 3D. Ed è questo, a mio vedere, il senso del film: la rappresentazione viva e pulsante di un mondo alieno credibile, disvelato attraverso una storia in cui gli umani sono, per forza di cosa, i cattivi. Se il protagonista è Pandora, Pandora va difeso dalla distruzione.

Alcune sottolineature:

– Jake Sully deve entrare fra i Navi per comprenderne cultura, usi, lingua, chiave essenziale per il successo (sia quello iniziale terrestre, sia quello dopo il passaggio dalla parte dei Navi). La sua immersione in un mondo alieno e coloratissimo, la necessità di conoscere, sapere e adeguarsi allalieno, pena una brutta fine, è una cosa tipica di Jack Vance. E se alla tragedia sostituissimo distacco e humor, Avatar sarebbe un film molto Vance-iano. Quando faranno una trasposizione cinematografica di un libro di Vance, eh? Adesso la tecnologia cé, ringraziamo Cameron!
– Il Buon Selvaggio
è un concetto che odio profondamente, come quasi ogni cazzata ottocentesca che si rispetti. Nel film, il Buon Selvaggio cé, con la sua religione panteistica ewwywa la natvra. Eppure proprio questo aspetto, per chi lo sa cogliere, nasconde un livello di complessità molto interessante. I Navi parlando di natura etc etc e si iterfacciano nevralgicamente con le loro bestie. Come dice ad un certo punto Sigourney Weaver, tutto il pianeta è interconnesso, per un totale di 10^14 interconnessioni neuronali. Questo significa che linsieme delle forme di vita locali fa parte di una gigantesca rete neurale ricorrente in cui la presenza degli invasori è lerrore da minimizzare e le coscienze dei defunti sono variabili di stato. 
–  Leroismo primitivo, le giungle sterminate e riti di passaggio mi riportano alla mente Edgar Rice Burroughs e il ciclo di John Carter.
– Era proprio necessario che il protagonista fosse lumano invalido etc etc? Di sicuro era il modo più rapido e coinvolgente per immergere lo spettatore in Pandora, un pezzo alla volta.  Un apprendimento graduale fino a diventare un Naavi e infine il condottiero. Sully è pure avvantaggiato: non essendo uno del Popolo, non ha gli stessi tabù e le stesse paure da selvaggio, quindi vede tutte le questioni da due punti di vista. I Navi hanno cambiato Jake, Jake cambierà i Navi? E la prima cosa che mi viene in mente e che sarebbe bello come idea portante dei prossimi filmi. Passare da umano invalido a superumano a Navi a super Navi è molto zelazniano dunque una figata invereconda.

E dopo limmersione in quel mondo azzurroverde che pare dipinto da Roger Dean che si scambia gli acidi con Magritte e il Cameron stesso del meraviglioso The Abyss, io applaudo con violenza, e se film come Avatar manderanno la Comencini a fare la cassiera ne sarò felicissimo, e fanculo pure a Baaria che non ho visto ma di sicuro fa cagare stalagmiti di uranio 214. Questa è unopera che, bene o male lo deciderete voi, lascerà un segno. Avatar è BELLO, nel senso più letterale del termine: bellezza in forme e colori che si muovono. E un distillato di bellezza, unesperienza estetica che qualcuno potrebbe anche definire fine a sè stessa. Nel caso, rispondetegli "e allora?", poi prendete il batticarne e fratturategli le tempie. <!– –>