Pellicole decrittate:
"Questo piccolo grande amore" di Riccardo Donna


Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sullassunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Roma, primi anni settanta. Andrea è un diciannovenne matricola darchitettura, Giulia una diciassettenne allultimo anno di liceo. Si incontrano casualmente in un bar, e ancora non sanno che questo incontro sarà fondamentale per le loro vite. Infatti i due regazzini vengono da due mondi diversi, perché Andrea è un grande idealista che vuol cambiare il mondo coi suoi sogni e i suoi progetti, Giulia è una ragazzina ancora timida, insicura, inesperta, insomma diciamo pure che questi due sono diversi in apparenza ma fanno parte della nutrita schiera dei rompicoglioni! Ora poi è ovvio che i due si garbano ma cé del casino di mezzo perché le amicizie e le scelte di vita rispettive chiamano uno da una parte e uno dallaltra, però cé lAmmmore che trionfa sempre sulla malvagità e così Andrea e Giulia "attraversano assieme un pezzo di vita" (sic) combinando una certa quantità di cazzate tipiche di chi è inesperto e forse un po stenterello di cervello. LAmmore, sì, lAmmore fa piazza pulita di tutto il mondo circostante e porta in trionfo la storia, lavventura, la passione, la tragoedia di Andrea e Giulia, che oh mio dio vivono insieme lultima storia delladolescenza e diventano alfine grandi.

Morale implicita: basta con le bimbettate, su, ora veramente i ragazzi devono crescere e smetterla con le smancerie del cazzo, i bacini sul lungotevere, i tentennamenti, le paure del tradimento, le gioje della riconciliazione. Veri Uomini (di quelli che lavorano e mantengono la famiglia quindi non ti lamentare se ogni tanto vanno a troje) e Vere Donne (quelle zitte nel tinello). Di questo ha bisogno la Patria, quella Patria che il grande cantante e poeta Claudio Baglioni ha cantato con semplicità e tenerezza nelle sue stupende e commoventi canzoni, e chi non è daccordo è un negro.

Giudizio finale: ora, mi avessero detto di un film ispirato alle canzoni non so, dei Tool, degli Slayer, dei Living Colour, dei Grateful Dead, dei Rush o dei Cannibal Corpse, per dire, avrei provato viva curiosità per il progetto. Ma quando un film viene tronfiamente presentato come film ispirato alle lagne di quel coglione di merda di Baglioni, ben presente pure nella colonna sonora, ecco, con simili premesse cosa si può sperare? E già tanto che larabo pazzo Abdul AlAzred non abbia scritto la sceneggiatura di questo film in unappendice del Necronomicon <!– –>