Bandwagon Hijacking

Come vedete, il Sindaco del Metal e i suoi pards hanno svelato la discografia nascosta di Mino Reitano, per redimerlo da morto in maniera non ipocrita nè ghei. Perché lo saprete che è morto, Mino Reitano, lha detto il tg. Non ha detto che iersera è morto pure Lux Interior, il mitologgico leader dei Cramps, stroncato da infarto a 62 anni. Due meno di Mino. Dioboja. Non voglio stare a fare confronti e paralleli: uno era un figo che faceva musica figa, laltro era Mino Reitano. 

Tornando a capo, e quindi a Mino Reitano appunto, non posso certo fare gne gne gne poverino. Cioè, mi può dispiacere come quando muore una qualsiasi generica persona che non ha fatto male a nessuno. La sua musica è sempre stata presa per esemplificare al meglio il concetto di "merda".  Le sue canzoni erano già vecchie quando lui era giovane, perché legate al concetto di "bella canzone duna volta": quando il resto dei cantanti italiani intorno a lui cercava, in maniera più o meno riuscita/maldestra (a seconda dei punti di vista) di sprovincializzarsi lanciandosi allinseguimento della musica americana (di fatto, ricantanto i pezzi originali in italiano), lui no, era un autarchico, un continuatore di tutta quella roba terrificante che parte dalla romanza napoletana e arriva a Claudio Villa e Mario Merola, con più duna parentela col disprezzabilissimo Al Bano e un livello di retorica difficile da superare. I critici non glielhanno mai perdonata a questo qui, che non sera mai politicizzato nè aggiornato, ed era rimasto a fare quella roba obsoleta che non interessava a nessuno tranne forse a Paolo Limiti.

Labbiamo tutti ripetutamente odiato e preso per il culo, Mino Reitano, e con gusto. Del resto faceva di tutto per attirarsi le prese di culo, dunque se le meritava. Quando sentivi i suoi melodrammi e le sue lagne (perché tanto regolarmente ti ci imbattevi, in tv, fra unospitata di qua e un Sanremo di là), non potevi fare a meno di pensare al meridionale ignorante carico di valigie di cartone legate con lo spago che ammira coglocchi innocenti e gonfi di speranza, per la prima volta, le maraviglie dellItalia (per dirla col Sindaco, "la neve, le automobili, gli ascensori, le posate"). E una lagrima gopiosa gli rigava il viso. Reitano ha incarnato tutto questo stereotipame con naturalezza, perché era così: meridionale (dunque negro), cattolico (dunque appezzi), brutto e basso. La sua presenza dava noia ai civilizzati del nord perché ricordava loro da dove venivano, e pure alle frange acculturate del sud perché rafforzava tutti quei luoghi comuni a cui volevano sottrarsi. E quindi giù pernacchie, da ogni direzione. Ti viene da chiederti, no, ma chi li comprava i dischi di Mino Reitano? Perché non conosco nessuno che abbia mai conosciuto qualcuno che abbia mai speso una lira in mezzo singolo di Mino Reitano, oppure che lo abbia almeno elogiato un minimo. Il segreto del suo successo, passati gli anni 60, sono stati gli emigrati italiani, e infatti quando Mino parlava dei suoi concertoni e delle sue tournè allestero non diceva mica cazzabubole: gli stereotipi che incarna provocano la gastroenterite virale qui da noi, ma hanno un diverso significato allestero, dove fanno da cartolina ricordo di unItalia ormai remota e nemmeno mai esistita, lItalia ideale dei nonni, cristallizzata in tutto il minoreitanesimo dei valori di una volta, la famiglia, lItalia e le lagrime gopiose. Quando Reitano cantava per i figli degli emigranti italiani, in America o so un cazzo dove, cantava lArcadia dellItalia Perduta rievocando quelle storie della vita duna volta che il burbero ma benevolo nonno Adelmo raccontava al piccolo James Panicchi, oggi affermato avvocato 45enne con studio a Manhattan.

Tutto questo lho scritto per mettermi alla prova: sarei in grado, se solo lo volessi, di scrivere qualcosa su Mino Reitano? Boh, parrebbe di sì. Voglio solo finire dicendo questo: è il momento del gran profluvio di lagrime gopiosissime per Reitano. Si parlerà di grande artista, di grande rappresentante della canzone italiana nel mondo, tutti erano suoi amicissimi, guarda qui cho lo foto al barre che bevo il Campari con Mino, guarda. Per non parlare di amanti della Buona Mvsyca e supremi detentori del Buon Gvsto, che asciugando la lagrimuccia con mossa pudica si affretteranno a dire che, in questItalia ormai berlusconizzata con troppAmerica sui manifesti sbroc sbroc, uno come Mino Reitano ci ricordava i sani valori duna volta quando tutto era più sincero, più umano, e probabilmente migliore. Ahahahahah!

Siamo tutti necrofagi, lo è pure questo post, lo è pure questo blog. Ora mi è venuto in mente che il papa è black metal, quindi se Mino Reitano era cattolico, allora se il capo dei cattolici è black metal, i cattolici sono black metal, e quindi pure le canzoni di Mino Reitano sono black metal. Non fa una grinza, solo che ora non ho voglia di dimostrare il primo punto (= Razzinghei è black metal), mi ci dedicherò prossimamente.

Gran finale: i Cramps con la classica "Garbageman".

Bella lì, Lux! <!– –>