Tre allegri ragazzi negri

Lo sa anche il majale che laltra settimana cé stato il megaconcerto per linizio del governo Obama. Un megaconcerto in grande stile con star e controstar etc etc, un cast pazzesco e una roba faraonica, immagino si possa tranquillamente utilizzare il termine "figata termonucleare globale" e finirla lì. Cé solo un particolare che mi ha lasciato piuttosto stupito: nessuno, qui da noi, ha dato poi così tanta rilevanza al fatto che il sassofonista siciliano nonchè enfantsz-prodigesz Francesco Cafiso abbia partecipato allesibizione con la prestigiosissima orchestra del Lincoln Center guidata da Sua Maestà in persona, Wynton Marsalis. Vabbeh, alla fine niente di strano: nonostante le tante belle parole, il jazz qui da noi vale meno della scureggia, a meno che non sia inserito in determinati contesti di appoggio partitico e sponsorizzazione illustre, oppure nei discorsi de babbioni con velleità dintelligenza e cvltvra che ci tengono a sottolineare quanto le pernacchie di Enrico Rava li emozionino.

Insomma, no, Francesco Cafiso. Certamente talentuoso, è uno che esibiva già una tecnica e una padronanza dello strumento incredibili a soli quattordici anni (ora ne dovrebbe avere diciannove). Partendo da qui, il ragazzo è stato pompato allinverosimile, sopratutto grazie a Carlo Pagnotta, esecrabile direttore artistico dellaltrettanto esecrabile Umbria Jazz. Con unopportuna pioggia di cartelle stampa, appelli al nazionalismo insito in molti di noi, e robe che non stanno proprio nè in cielo nè in terra, abbiamo potuto assistere ad una gran bella trasformazione.

Realtà:
Francesco Cafiso è un talento enorme ma grezzo, un altosassofonista acrobatico dallo stile per niente originale (del resto, a quelletà…) e con la tendenza alla citazione gratuita che sa di enciclopedismo da studente secchione, caratteristica che compiace ed esalta un certo tipo di pubblico. E poi gode della stima e dellappoggio di Wynton Marsalis – per chi non lo sapesse, Marsalis è limperatore del jazz odierno, il che non significa che sia il più bravo, ma che sia il nome più grande e "pesante".

Cartella stampa: Francesco Cafiso è un talento enorme e assoluto, porta avanti linsegnamento di Charlie Parker e anzi va oltre perché è molto più pulito nella pronuncia nonché più preparato tecnicamente, eh, diocàn, e poi tutta lAmerica tra un po deve baciargli il culo (aggiungere intensive sbrocching a piacere).

Credo che chiunque abbia una certa esperienza possa capire quanto pompaggio ci sia, senza nulla togliere alla gradevolezza di dischi come "Happy Time" o "Live 2006" per esempio, che mettono in luce pregi e difetti del giovine. Pregi e difetti che lo pongono ben al di sotto di un altro altosassofonista molto giovane (venticinque anni) come Brian Hogans, scoperta del grande Russell Gunn. Così, per dire. E ora veniamo al discorso Marsalis, dove casca lasino. Perché vedete, Wynton è uno straordinario musicista, un abilissimo uomo daffari, un intellettuale dalle idee forti e discutibili, è necessario da un lato (soprattutto come risposta a certa abominevole critica musicale europea) e insopportabile da un altro; soprattutto, Wynton Marsalis è un nazionalista negramericano dacciaio. Ferma restando lassoluta e incontestabile superiorità (tanto storica quanto attuale) negramericana nel jazz, Marsalis non si accontenta mica. Vuole infliggere, visto che il jazz è musica rispettata e venerata come parte importante della cultura occidentale, il trattamento che i bianchi hanno inflitto ai negri per secoli: fare il fenomeno da baraccone per divertire il pubblico pagante. Vi ricordate gli Harlem Globetrotters, gli spettacolari baskettisti acrobati? E un po la stessa cosa. A Marsalis interessano i musicisti bianchi solo nella misura in cui sanno offrire prove tecniche strabilianti da esibire in vetrina. In questottica rientra il pulcino-Cafiso, il giovanissimo virgulto che nel 2004 ha personalmente portato a studiare a New Orleans da suo padre Ellis, proprio per fargli apprendere appieno i segreti del blues, il vero suonaggio e la vera sensibilità jazz. Per Cafiso si è trattato certo di unesperienza decisiva, da ogni punto di vista, che gli ha aperto e gli aprirà un sacco di porte. Intanto Wynton Marsalis ha il suo nuovo musicista funambolo bianco creato in laboratorio, il virtuoso bianco che suona come un negro. I gonzi applaudono, Wynton sogghigna soddisfatto del pan per focaccia.

Gira la ruota della hybris e stavolta paghiamo noi, peraltro con maggior eleganza. Marsalis è un Mefistofele geniale, ci godo perché Manfred Eicher e lECM si sgommeranno il culo dalla rabbia, ammesso che se ne rendano conto. E pazienza se di questo post non fregherà un cazzo a nessuno. <!– –>