Freddie R.I.P.

E così è morto pure Freddie Hubbard, lo straordinario musicista di Indianapolis. Tanto virtuoso tecnicamente quanto versatile e innovativo, Hubbard era uno di quelli che riuscì a porsi in maniera centrale nella diatriba jazzistica dei sicstiis: nella polemica "free jazz sì/free jazz no", lui (come altri lungimiranti, vedi Joe Henderson e Andrew Hill) abbracciò entrambe le vie, suonando sia su importanti caposaldi della musica improntati al nuovo, riottoso stile (vedi il definitivo "Free Jazz" di Ornette Coleman, o il trascendente caos di "Ascension" di John Coltrane), sia incorporando nel tessuto dellhard bop le innovazioni prodotte dalla nuova corrente. Questo lo si sente nei suoi magnifici album da leader, vedi in particolare gli spettacolari "Breaking Point", "Hub-Tones" e "Blue Spirits". E poi come tacere delle sue superbe prestazioni a fianco di Oliver Nelson, Eric Dolphy, Art Blakey, Tina Brooks (musicista sottovalutatissimo e troppo misconosciuto), Dexter Gordon ("Doin Allright", lo segnalo perché Gordon resta forse il mio sassofonaro preferito), Wayne Shorter e altri ancora? Proprio suonando su album chiave, come "The Blues And Abstract Truth" di Nelson, "Out To Lunch" di Dolphy, "Olè Coltrane", "Africa/Brass" e il già citato "Ascension" di Coltrane, "Maiden Voyage" di Herbie Hancock, "Free For All" di Art Blakey, si cementò rapidamente la sua fama di virtuoso, espressivo e versatile trombettista.

Freddie Hubbard divenne un punto di riferimento assoluto nei primi dieci anni scarsi di attività, assieme al grande Lee Morgan e qualche anno prima di Woody Shaw. Negli anni 70 intraprese pure lui una svolta elettrica, con due album ("Straight Life" e "Red Clay") molto criticati ma anche molto belli che gli diedero il successone di massa. Quelli che fece in seguito sono considerati delle sgommate, io non li ho mai sentiti quindi labbozzo. Sempre negli anni 70 si unì a Herbie Hancock, Ron Carter, Wayne Shorter e Tony Williams nellinutile progetto V.S.O.P., una rievocazione del secondo quintetto di Miles Davis cui Davis stesso non volle partecipare (odiava ritornare sui suoi passi e non lo fece mai). E dopo una lunga serie di registrazioni, uno stop dovuto ad una forte infezione al labbro superiore, e un rientro avvenuto questanno allinterno del New Jazz Composers Octet, sembrava che Freddie Hubbard fosse pronto a godersi una piacevole vecchiaia di soddisfazioni e riconoscimenti. Invece cha pensato un infarto a fargli cambiare piani.

Ahimè, volevo sparare una raffica su Allevi, ma quando ho saputo di Hubbard ho pensato fosse opportuno scrivere due righe di ringraziamento ad un grande, piuttosto che venti mega su un coglione. <!– –>