Pellicole decrittate:
"Luomo che ama" di Maria Sole Tognazzi

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sullassunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: cé Roberto che è uno di Torino che sta con Sara, professione direttrice dalbergo. Roberto è innamorato ma abbestia, eh, al punto che sarebbe normale considerarlo un rompicazzo. Guarda caso Sara ha già un piano B, infatti frequenta pure un altro uomo, e Roberto porca puttana quando lo scopre sbrocca di bolina, ma peso, infatti come un ciclotimico col Parkinson cambia umore di continuo e la ama e poi la odia e poi la ama e poi la odia e poi lapprezza. Ma alla fine decide che è meglio lasciar perdere, anche perché il suo cammino sintreccia con quello di una succulenta milf gallerista darte. Roberto naturalmente è un puro che non va in multitasking, e nello strascico dei postumi da trauma abbandonatorio inizia a fare delle belle nuotate fra le accoglienti cicce della milf, solo che si interroga: e se lammmore appena iniziato mi bruciasse?

Morale implicita: lamore è la più grande forza delluniverso, potrebbero fare le bombe allamore e altro che Hiroshima, salterebbe in aria tutta la Cina. Ma il punto è un altro: alla fine, chi stracazzo se ne frega? Perché il film dimostra chiaro e tondo che la psicologia delluomo innamorato visto attraverso gli occhi di una donna che per di più non ha avuto alcuna agevolazione a fare il film in virtù del cognome che porta è dannosa nonché scaturygine di catastrofi ambientali e psicofisiche. Vi immaginate se tutti gli uomini innamorati fossero davvero intensamente malati dammore così come quel coglione di Roberto? Pur di non averci a che fare un cazzo di nulla, le donne diventerebbero lesbiche in massa e si dedicherebbero tutte quante agli studi di bioingegneria per arrivare il più rapidamente possibile alla riproduzione femminile per partogenesi.

Giudizio finale: alla fine del primo tempo, si ha lorrida impressione che un face hugger morto lì davanti a noi abbia appena fatto qualcosa di poco piacevole col nostro apparato digerente. Alla fine del secondo, è come se un embrione di Alien ci fosse uscito dallo stomaco cantando (con notevole stile) un successo di Claudio Villa. Diciamoci la verità: non è una sensazione piacevole, vero? Bene, ringraziate pure quel budello della Tognazzi, e non dite che non vi avevo avvertiti! Ma voi duri, eh, volete sempre andare a vedere questi malloppi di merda. Ricordatevi che non cé sempre Ellen Ripley col lanciafiamme ad aiutarvi, nè una succosa milf con cui consolarvi: vi toccherà proprio sentire Claudio Villa. <!– –>