Gli unici razzisti qui sono i negri

Domenica, nello stacco pubblicitario a metà della puntata del tenente Colombo, mi trovo una merda di tg. E nel tg cè un biliosissimo Emilio Fede che, stizzito, dice dei disordini avvenuti poco prima a Milano per una manifestazione per Abba, il ragazzo ucciso dai due baristi di merda. Stando a Fede la manifestazione ha preso una piega casinista per via dei soliti coglioni dei centri sociali che hanno aizzato i negri, e poi lomicidio del giovane Abba è un fatto grave ma isolato perché lItalia non è, non è mai stata e mai sarà un paese razzista.

Ora, sul primo punto può anche essere vero, in ogni caso preferisco testimonianze di unamica che era lì. Sul secondo punto scoppio in una risata isterica. LItalia non è un paese razzista. Ma scherziamo veramente? Andando indietro nel tempo, ricordo da bimbo che i primi negri li vedevo solo nei film e telefilm in tv. Poi vidi il primo a scuola: un bambino sudamericano che venne in classe mia in terza elementare. Poi nella seconda metà degli anni 80 iniziarono i primi flussi migratori e i primi sbarchi clandestini. Abitando in una località di mare, vedevo sul mare i negri carichi di aggeggi che giravano sotto il sole, offrendo mercanzia alla gente – occhiali, accendini, robe varie di cui mi sfuggiva il senso, borse e borsette, cazzi e mazzi. Mi chiedevo se non avessero caldo, tutti così bardati e pieni di roba. Quello che comunque sentivo, dalle persone intorno a me, era insofferenza acuta ed estrema per questi negri che rompono i coglioni e ora non puoi più girare per strada in santa pace che ti scassano per venderti stronzate e poi le spiagge piene di questa gente si degradano etc. etc. Era il periodo dei vucumprà, e anche sui giornali trionfava la parola "vucumprà": "arrestato vucumprà", "invasione di vucumprà", e via discorrendo. Il sentimento generale e immediato verso i negri era tuttaltro che benevolo, quando non apertamente razzista. Qualche anno dopo, con la nascita della Lega, le esternazioni razziste diventarono pure molto più esplicite e in un certo senso legittimate. La cosa naturalmente è aumentata, stile valanga, fino ad oggi.

Che si può dire? Mi vengono in mentre banalità trite ritrite.

La prima è che lumanità stessa è razzista, dunque lo è fatalmente pure lItalia. I meccanismi della difesa del territorio e della diffidenza nei confronti del diverso o dellestraneo possono aver cambiato forme e modi, ma ci sono eccome. Di conseguenza, lo sbarco di clandestini (somaticamente e culturalmente diversi e dunque causa di istintiva diffidenza) sui propri territori provoca linstintiva reazione di diffidenza da parte dei locali che si sentono minacciati.

La seconda è che il problema dellimmigrazione è stato gestito male, anzi peggio. Non saprei dire come avremmo dovuto fare al tempo per gestire la situazione in maniera intelligente, non ne ho la competenza. Un immigrato è, in linea di massima, una persona povera con scarse prospettive nel proprio paese che tenta la sorte migrando altrove. Una nazione naturalmente si trova in difficoltà ad assorbire migliaia di nuovi poveri annuali. Poveri che da un lato vengono criminalizzati, anche ingiustamente, dalla retorica della Patria aglItaliani legalità sbroc sbroc, dallaltro vengono usati come piedistallo per finte cause progressiste salottiere e difesi, anche ingiustamente, in quanto categoria debole – cioè, ci rimettono comunque perché si trovano schiacciati fra due frange contrapposte di teste di cazzo. Le manovre "progressiste" (in tema di assegnazioni di case, scuole, etc etc) non hanno affatto aumentato lintegrazione: hanno solo alimentato linsofferenza di un sacco di gente che poi ha radicato sempre più posizioni intransigenti e xenofobe.

La terza riguarda gli immigrati di per sè. Ci sono quelli che riescono a trovare dei lavori grossomodo normali e a farli. Ci sono quelli che, non mi importa ora scandagliarne i motivi, finiscono nei giracci criminali, diventando piccoli spacciatori e manovalanza camorrista – quando non sai cosa fare , nessuno sembra volerti aiutare, e devi mangiare, mi sa che prendi quel che capita, tipo gli italiani in America un secolo fa. Discorsi tipici sugli immigrati? Il più classico è che ormai fanno tutti quei lavori che gli italiani non vogliono più fare. Si omette che gli italiani, a quelle condizioni, non li vogliono fare, mentre gli immigrati accettano anche turni abominevoli per tre lire in nero perchè sono anche ampiamente ricattabili. E un padrone di casa nostrano accetta tranquillamente di affittare un appartamento a 3000 euri mensili in nero a dieci negri che spacciano, salvo poi moralizzare in pubblico.

E i naturalizzati? Quelli che si cittadinizzano e riescono a trovarsi un lavoro onesto & dignitoso? Non sono esentati da squallori e sospetti. Tipo il muratore nigeriano che ormai sta qui da ventanni, ha figli quindicenni nati qui, vuole vendere lappartamento e comprarsi una villetta, e la gente che gli mormora alle spalle "ma vedrai che i soldi li fa con lo spaccio", oppure "ma che pretende quello lì?"  Oppure sai, hai bisogno di quel lavoretto, chiama il marocchino che te lo fa in nero a 200 euri, ma poi quando cé il reato compiuto da un marocchino, ecco che sbraiti contro questi negri che rovinano lItalia. Comportamenti di questo tipo sono la norma, quelli come lomicidio di Abba uneccezione, un estremo, ma il razzismo cé eccome. Lo stesso che una volta era riservato ai meridionali, beninteso. E dunque, se la società è razzista, lo è e basta, senza tirare in ballo il governo, altrimenti è come dire che il serial killer ha fatto quel che ha fatto perchè ascoltava i Metallica: un comodo capro espiatorio con cui lavarsi la coscienza. Perchè la forma mentis che porta allomicidio intenzionale a suon di sprangate non la acquisisci col cambio di governo, ma ce lhai già dentro di te, e quei due pezzi di merda avrebbero ammazzato Abba comunque. Così come i camorristi avrebbero ammazzato quei sei africani lo stesso, visto che il fatto è avvenuto in un bel feudo camorrista.

Lintegrazione completa credo non ci sarà mai, se non andando avanti nei millenni. Con i figli degli immigrati mescolati ai figli italiani si inizierà a vedere qualcosa, ancor più coi nipoti, sperando che nel frattempo le leggi migliorino. Soprattutto, si vedrà davvero qualcosa di significativo quando nasceranno i primi esempi di cultura ibrida, la stessa che è uno dei motivi alla base della grande vivacità culturale americana. Nel 1943 Duke Ellington compose "Black, Brown and Beige": una suite di 45 minuti che narrava, in musica, la storia dei negri americani, via via più accettati dai bianchi, e passati a schiavi (black) a cittadini liberi ma sempre di secondo piano e con tante restrizioni (beige, non ancora alla pari col white!). Qualcuno ce laveva fatta a ottenere consenso e rispetto, come Ellington medesi
mo, ma una rondine non fa primavera. Noi per ora siamo ancora al brown avendo saltato la fase black!

Unultima stronzatina. In America un negro figlio di un immigrato è candidato alla presidenza. Che vinca o meno, è un traguardo molto significativo già così. Qui da noi quando saremo pronti ad un presidente del consiglio o della repubblica o a un ministro negro? Un sacco di gente già sbuffava allidea del papa nero, me lo ricordo benissimo quando fu nominato Ratz il sospiro di sollievo da parte di chi temeva un africano in Piazza S. Pietro. Mi sa che i primi ragazzi neri italiani laureati e di successo (ingegneri, avvocati, medici per usare le tre categorie classiche) si troveranno a lottare contro il doppio delle invidie e delle maldicenze.

Wow, che post poco sarcastico e dai toni misurati. Mi faccio caà da solo. <!– –>