Enunciazione delle verità

Il nuovo disco dei Coldghei viene presentato come una grande novità, linizio di un percorso nuovo, sbroc sbroc a randa. Io lo so, voi lo sapete: non è vero un cazzo, è il solito disco di merda fatto di chitarrine delicate ma moderantamente grintose nei momenti più moderatamente rock, con eventuali presenze di archi, pianoforti e percussioni per variare il suono del gruppo che in realtà suona sempre uguale qualunque siano gli elementi aggiunti, perché limportante è costruire un avvolgente, aerodinamico, patinato, confortevole divano sonoro deluxe su cui Chris Martin può piagnucolare in lungo e in largo, conquistando le donzelle con la sua aria emaciata e i suoi grandi occhioni azzurry e la sua voce flautata e gravida di melodica sensibilità e preoccupazione per la drammatica china intrapresa dal mondo (o altre stronzate, basta che denotino sentimento e fragile umanità esteriore e interiore), perché i Coldghei mi sa tanto che sono sensibili, ahimè, un po come qualunque altro bastardo figlio di puttana che prende ispirazione dai Radiomerd. Poi si dice anche, come vanto, che il nuovo disco dei Coldghei sia stato prodotto da Brian Eno. Solitamente, un gruppo ricorre a Brian Eno quando:

1) ha uno sbanderno di soldi per pagarlo;
2) è in crisi creativa, e spera che limmane cattedrale di suoni orchestrata da Brian Eno diriga lattenzione dellascoltatore sui particolari ("guarda che arrangiamento cameristico!", "senti lì come si sovrappongono armoniosamente gli archi, il piano, il ritmo trip-hop e quello rock!", "dovè il bagno?"), in modo da distoglierla dal rivoltante esito complessivo.

Dal momento che i Coldghei i soldi ce li hanno, le idee no e stavolta ancora meno del solito, sono ricorsi a Brian Eno per tapparsi il culaccio. Mi pare ovvio. Lapalissiano. Trito e ritrito.

Naturalmente, è inutile specificare che per scrivere queste considerazioni non è assolutamente necessario aver ascoltato il disco in esame. <!– –>