Nomen omen nerchia

Anni orsono, alluniversità, un mio amico stava sistemando degli appunti a lezione finita – aveva una o due frasi da restaurare e rendere comprensibili. Mentre il mio amico era intento a scrivere, si gira un conoscente della fila davanti che gli chiede, con fare simpaticamente bullesco: "Ma che chai scritto lì, eh?" In più, il gaglioffo fa il gesto di spostargli la penna per poter leggere il quaderno; ma per lerrato calcolo delle distanze la penna, ahimè, viene urtata in pieno. Prevedibile il risultato di questa mala azione, ovvero un bel frego sulla pagina. Meno prevedibile, eppure molto molto importante, la reazione del mio amico che alla succitata domanda risponde, dopo un significativo momento di pausa, "Cè scritto Nicola* testa di cazzo e negro!"
E qui veniamo al nocciolo del posts. Vedete, sabato sera io e quel mio amico si cenava insieme, e ad un certo punto uno dei due chiede allaltro se avesse più saputo nulla di Nicola testadicazzoenegro (da allora labbiamo sempre chiamato così). La risposta negativa insinuò in noi una certa qual mestizia cosmica, dissipata del tutto, tempo un secondo, dallarrivo della cameriera con macedonia e gelato. Qualche giorno dopo però ho fatto, per curiosità, una ricerchina su Google, cercando "Nicola testa di cazzo e negro", e con mio grande stupore non è saltato fuori un bel cazzo di niente. Incredibile.
Ecco lo scopo di questo post: consegnare alla memoria di Google "Nicola testa di cazzo e negro", perché non si può lasciar andare internet così a ramengo.
La foto lì sopra, tra laltro, non centra proprio nulla. Ma è bellissima, e allora ce lho messa.
E ora consegnamolo ufficialmente alla memoria di Google:

Nicola testa di cazzo e negro.

Ci si sente bene dopo unopera buona.

Tornando a cose più mondane, ma sempre di un certo livello, nella puntata di Raw della settimana scorsa cera un bresler sconosciuto italiano salito sul ring per combattere contro Umaga, in un incontro valevole per il titolo intercontinentale. Nessuno saspettava vincesse, e invece lha fatto, grazie anche allintervento di Bobby Lashley. Ma come si chiamava questo bresler italiano? Mario Rossi? Gianni Brambilla? Iron Sebba? No, siete fuori strada. Il vero italiano deve essere meridionale, per forza, secondo le ben note regole dello stereotipo. E dunque ecco a voi… Santino Marella. Alcuni sono rimasti un po così per la stereotipizzazione che non corrisponde alla realtà, altri si sono divertiti e basta (tipo me), altri ancora si sono piccati perché, dice, in Italia nessuno si chiama Santino, via, e poi Marella, che nome è, è troppo finto!! Vorrei deludere questultima scuola di pensiero con due dati oggettivi e non negoziabili.
1) Cè un barbiere, qui a Viareggio, che si chiama proprio Santino.
2) Riguardo al cognome Marella, beh, mi duole dire che…

Capito? Nomen omen nerchia.

*si chiamava proprio così. <!– –>