Vecchio, stronzo, snob

Kurt Vonnegut é morto stanotte, in seguito alle lesioni procurate da un incidente stradale (o domestico, non ho capito bene). Vonnegut aveva 84 anni, era sicuramente snob e stronzolo. Era uno scrittore coi controrazzi, geniale e irriverente, un consumato satirista che utilizzava ogni mezzo espressivo (partendo dalla fantascienza degli esordi) per rappresentare le nostre assurdità e contraddizioni da punti di vista non convenzionali, stranianti, allinsegna del nonsense e del paradosso. Un discendente di Mark Twain e Robert Schekley, un cugino di Woody Allen, Vonnegut ha scritto robe memorabili come "Distruggete le macchine", "Ghiaccio 9", "Mattatoio n.5", "La Colazione dei Campioni" e altra sbobba ancora (questi quattro sono i miei preferiti); iconoclasta e perfido, se esistesse laldilà me lo immginerei a ridacchiare della propria fine sotto i baffazzi.
Vonnegut, purtroppo, è finito nel novero di quegli scrittori da nominare per fare bella figura e passare da intellygenti, colti e alternatyvi. Sciorinare, in rapida successione, Ballard, Dick e Vonnegut era un esercizio molto popolare fino a pochi anni fa, quando ancora Houllebecq non era così famoso e Lansdale nemmeno (non ho nulla contro questi ultimi due, sia chiaro). Voleva dire che ne sapevi. Non importava aver letto alcunché di costoro – bastava ripetere le bischerate lette sul trafiletto di qualche periodico, scritto dal solito vate, dal solito ammaestratore di criceti, dalla solita Figura Autorevole che ne avesse sancito lingresso nel meinstrìm e nel salottino. Tanto, solitamente, chi poi ti ascoltava non ne sapeva niente neanche lui, e lAutorevole spesso e volentieri nemmeno, perché si limitava a ripetere stralci di critica estera.
Ma torniamo a Vonnegut. E stato ristampato tutto o quasi. Cercate e leggete, e discutetene il meno possibile con le persone dalle grandi ambizioni culturali. Dite al limite che lo conoscete da almeno dieci anni e ripetete quel che avete letto sulle quarte di copertina, per tagliare corto. Poi tuffatevi nella sua prosa chiara e secca, nei suoi paradossi, nei suoi sberleffi, nei cortocircuiti logici che scardinano la guerra, la pretenziosità umana, la società dei consumi, i media e i loro processi di deificazione, la stupidità e la religione, e in generale lesistenza stretta a forbice da entropia e legge di Murphy.

Aggiungo questo bellissimo brano, dedicato da Vonnegut stesso agli scrittori di fantascienza:

"Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che cí fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o lInferno."

Bello a bestia, no? <!– –>