300

Il film tratto dalla graphic novel di Frank Miller è bellissimo assai. Anche meglio di quanto mi aspettassi. Leggetevi la suddetta graphic novel, andatelo a vedere, perchè secondo me merita davvero.
Ci sono molti aspetti del film che, da un fracco di gente impaziente, superficiale o forse cerebrolitica non vengono recepiti, nè minimamente considerati (lasciando da parte quelli a cui non è piaciuto e basta sulla base di motivi normali).

Myto
Tanto per iniziare, non si tratta di un film storico, ma di un film mitico. Parla di un episodio storico (la battaglia delle Termopili), ma lo mitizza come lo avrebbero mitizzato i greci nel tramandarlo ai posteri. E così, fedeli al concetto di kalokagatìa, i 300 spartani (o meglio, spartiati) sono belli, con un fisico scultoreo da atleti, e virtuosi. Bellezza esteriore e bellezza morale coincidono, il che è perfettamente in linea con laspetto deforme e grottesco, unito alla natura vendicativa e traditrice, di Efialte. Questa deformità grottesca spalanca il sipario al lato più eclatante del mito: lesagerazione, la similitudine iperbolica, la dimensione leggendaria, quelle dei racconti attorno al fuoco, dei canti aedici, dellepos appunto, volti a celebrare questo o quelleroe nella sua incredibile impresa. Come poteva essere lesercito di Serse, se non letteralmente smisurato? Come potevano essere i barbari persiani, se non orribili, misteriosi, dai costumi perversi e ributtanti (gli antichi greci, compresi i primitivi spartani, vedevano così tutti i non greci)? La terra trema al sopravanzare dellesercito persiano, letteralmente. Le frecce sono talmente fitte da oscurare il cielo, letteralmente. I nemici sono mostruosi e incomprensibili, letteralmente. LETTERALMENTE. Questa parola va ripetuta perchè altrimenti la chiave di lettura principale del film va a puttane, si parte con lidea del film storico, laspettativa non viene rispettata e allora ci sincazza. Chiave di lettura che peraltro viene fornita allinizio, quando il giovane Leonida affronta il lupo, descritto dalla voce narrante come belva infernale nera come la notte, con zanne dacciaio e occhi infuocati… e lo vediamo su schermo proprio così. Ma a volte pretendere certi sforzi è un po troppo, soprattutto di mercoledì con la sala affollata e coglioni che dicono "è un tranze!" ad alta voce quando compare Serse. Sigh. Ultima cosa: spesso le immagini si fermano ricreando vignette o quadri imponenti. Leffetto è garantito, nonchè impressionante. Peccato che il doppiaggio sia piuttosto merdoso.
E a chi si lamentasse delleccessivo militarismo degli spartani, ricordo che il film li ha resi fin troppo miti. Molto probabilmente perchè ci risultarebbe difficile comprendere la mentalità degli spartani, al giorno doggi, tantomeno rappresentarla su fumetto e al cinema. La gloria neppure la contemplavano, la ricompensa di una bella vita nellaldilà per quei grigi, torvi guerrieri, non esisteva. Cera solo un Codice, e lobbedienza al Codice era tutto. "Perché sì".

Myller (Frank)
Laltro tasto oggetto di discussioni infinite, peraltro appena agli inizi, e spesso e volentieri stupide come lacqua, è sul "messaggio". Ma sto Frank Miller, dove sta? Non sarà mica un guerrafondaio? Non sarà mica un propagandista? Non coltiverà mica la marjiuana in giardino? Discorsi a pippa di ronzone, come si dice dalle mie parti. "300" di sicuro esalta lonore in guerra, contrapponendo la falange spartana ai vili persiani che rifiutano il corpo a corpo con piogge di frecce, creature mostruose, cazzi e mazzi – la guerra apollinea e lungisaettante viene disprezzata di bbbrutto. Questo è un punto. Laltro, che è la questione fondamentale, è il concetto di libertà. Di libertà dura, di hard freedom se volessi coniare uno stupido tecnicismo da managgerz. Ovvero, la libertà non ha alcun valore se non la si conquista con le proprie mani, e tutto quel che ne consegue, in maniera simile a "Fanteria dello Spazio" (non il film). Anche la libertà di pensiero, purgato da superstizioni, imposizioni, vincoli e tradizioni, tutte cose incarnate dai viscidi Efori, è tuttaltro che secondaria, e trova una risoluzione brillante nel finale quando Serse viene ferito e la sua divinità, in questo modo, viene resa evidente per quel che è: una stronzata fatta di superstizione e aria fritta.
Ci sono le costruzioni fuffologiche a posteriori, in gran quantità. Che il film sia propagandistico (a voler vedere la situazione mediorientale, non sono certo gli americani i tre gatti che vanno ad opporsi ad un esercito smisurato tenendolo a freno, ma è lesatto contrario!), che offenda i persiani e quindi gli afganistani (non fa una grinza!), che sia una rappresentazione del conflitto in corso (infatti la graphic novel è del 1998), che sia violento (ok), che non sia storicamente verosimile (quando mai avrebbe preteso di esserlo?), e bla bla bla.
Mi sorprende soprattutto questo tentativo di far passare Miller per quel che non è. Opere come "Il Ritorno del Cavaliere Oscuro", "Give Me Liberty" etc. etc. dovrebbero far capire che non si sta parlando di un fanatico repubblicanone neoteocon e similia. Invece… invece succede che, come ogni persona intelligente, Miller sia un non allineato. Cè il coro che si chiude a riccio intorno a "Dio, Patria e Famiglia", cè il coro che fa lo stesso intorno a "Pace, NoGlobalizzazione, Rispetto Delle Minoranze"; entrambi i cori sono composti da esseri che agiscono come il cane di Pavlov, ma sono meno intelligenti. Così, se Miller dice qualcosa vicina a quello che il coro A attribuisce al coro B, allora il coro A inizia a ragliare scemenze. E viceversa.

Finis.
Credo che Miller abbia in sè abbastanza vis polemica e indipendenza dagli schemi per far incazzare tutti. E forse il caso di avvicinarlo alla mai troppo lodata schiera cui appartengono Mark Twain e Robert Heinlein (dico forse perchè non ho letto le opere degli ultimi dieci anni, e quindi ne ho una conoscenza un po frammentaria e poco aggiornata).
Detto questo, cè un nuovo bel film di merda con Scamarcio in uscita a breve, se preferite labiezione e lorrore dellesistenza. <!– –>