Gioja & gaudyo

Poco tempo fa ho sentito tessere le allodole di Giovanni Allevi, pianista nostrano a me sconosciuto. Il suo nuovo album "Joy", dice, è una roba spettacolosa. Qualcuno, platealmente e banalmente, parla di "nuovo Mozart". Qualcun altro ama citare laneddoto che, in conservatorio, gli abbiano dato della "reincarnazione di Brahms". Addirittura qualcun altro ancora è arrivato fare il nome, ellapeppa, di Thelonius Monk, per il fatto che Allevi avrebbe un certo qual candore infantile e questo lo accosterebbe al certo qual candore infantile di Monk – personalmente ho sempre ritenuto stupida e zuccherosa la storia dellinfantilismo primitivista di Monk, anzi, mi fa proprio girare i coglioni come tutte le cose zuccherose e finte che vogliono romanticizzare personalità stravaganti e disturbate.

Torniamo a "Joy", ultimo album di Giovanni Allevi. Liniziale "Panic" fa scureggiare deltaplani, ed è il manifesto della musica contenuta qui dentro. Un tema che gira su una progressione di accordi tipica di un qualsiasi successo pop italiano degli ultimi quindici anni (variante neoromantica), escalation dintensità nella parte centrale, piuttosto frenetica nel crescendo e misurata nellimpeto ritmico, ripresa del tema e amen. E questo lo stile che domina lintero album, e lo rende identificabile come "innocuo" nel giro di pochissimo. Perchè in sostanza questo pianismo in punta di dita e tinte pastello, dagli echi a tratti  classico-romantici a tratti percussivi e jazzistici (un po jarrettiani), sobriamente minimalista eppur vivido, liNpido come la rugiada, ecco, non dice un cazzo di niente ed è solo la traduzione in musica del mondo di "emozioni di tutti i giorni tanto normali e tanto vere (sospiro)" che si ritrova pari pari in "Tre Metri Sopra il Cielo" o nei film con Violante Placido & Muccino Jr, o nellopera omnia di Max Pezzali.
Allevi suona bene, per carità. Ma questa musica è anemica, vacua, "diretta al cuore" nel senso che dice lovvio. Il Complesso del Pianoforte fa il resto. Il nobyle strumento infatti mette soggezione; e chi si sorprende ad apprezzare, dopo pochi ascolti, dei pezzi pianistici, va in una sorta di trance mistica – "anchio, anchio posso capire il pianoforte!" è lesplosione gioiosa che traspare dai commenti entusiasti di molte persone, dotate evidentemente di scarsa autostima!
Che altro aggiungere… se piace Ludovico Einaudi, può piacere benissimo pure Giovanni Allevi, che almeno non è altrettanto borioso.
Nel presentarlo si insiste tanto sulleccentricità del personaggio, perchè si sa, follia e genio vanno sempre a braccetto e se Allevi è un po svitato è anche un po genio. Questo non lo dice lui, chiaramente, ma è quello che sottintendono le cartelle stampa e i discorsi degli addetti ai lavori. Il che, alla fine, fa più danni che altro.

Vabbeh, bonanotte, me le sono rotte. Io lho sentito eh. Perchè mi dicono "devi sentirlo dai, mi stupisco che tu non lo conosca, ne parlano tutti", e quindi mi sono incuriosito. Sono poco tenero col made in Italy, per il semplice fatto che solitamente fa cagare. Ma restando in Itaglia, un musicista come Stefano Bollani è di un altro pianeta. Anche quando fa i dischi con quel tronfio rompiballe di Enrico Rava. <!– –>