Brevissime da Discolandia

Iron Maiden – "A Matter of Life And Death"
Larpeggio che apre "Brighter Than A Thousand Suns" è foriero delle peggio cose – in effetti è così che gli Iron si sono intestarditi ad aprire il 90% della monnezza che farcisce i quattro album precedenti. E sebbene il disco sia una boiata noiosa, fiacca e inconcludente, lo è meno di tutti i dischi usciti dopo "Fear Of The Dark". Diciamo che queste pallosissime canzoni sono realmente lunghe e non anabolizzate per arrivare almeno a sette minuti. Non contesto agli Iron Maiden lintenzione, ovvero lanciarsi in una dimensione magniloquante e melodrammatica di robusto metallone epico con i Genesis nel mirino ed un certo amaro filosofeggiare come motivo trainante; contesto il loro essere noiosi e vuoti. "Different World" comunque è un pezzo molto piacevole.

Motorhead – "Kiss Of Death"
Solita roba, fatta bene. Nervosi, vitali, con energia sufficiente a rivitalizzare due o tre band e una dozzina di brani tutti indovinati, che si adagiano sulle forme standard dei Motorhead degli ultimi dieci anni, con buona ispirazione e robuste dosi di classe e mestiere a far la differenza. Siamo ai livelli del precedente, ottimo "Inferno" direi. Lemmy resta il più grande, autentico, vivido rocker che ci sia. E se è vero che non diranno più niente di fondamentale, è anche vero che "Sucker", "Be My Baby", "Living In The Past", "Trigger" o "Going Down" sono la miglior testimonianza della pericolosità della mira di un vecchio, astuto pistolero.

Mastodon – "Blood Mountain"
Dio perizoma di bisonte. Conferma? Confermona. Il metallo totale termonucleare globale. Più diretti e violenti rispetto al disco precedente, con parti vocali piu orecchiabili ma sempre brutali e grezze, canzoni articolate e complesse che mantengono un impatto maciullante e indovinate acrobazie ritmiche/armoniche, un clima di epica sofferenza. I Mastodon sono nuova mitologia metallara per i nostri anni, porca merda. Mi sono rotto i coglioni di scrivere, ma questo e il disco dellanno (e ci speravo fortemente, che lo fosse).

Charlie Parker & Dizzie Gillespie – "The Legendary Town Hall Concert"
Questa registrazione era rimasta sepolta in qualche archivio e solo ora viene pubblicata. In effetti allepoca, con le limitazioni dei 78 giri da tre minuti per lato, queste esecuzioni-fiume della formazione epica del bebop non sarebbero proprio state possibili. E ne vale davvero la pena: ottima registrazione, Charlie e Dizzy che si scambiano frenetici assoli mozzafiato, ricchi di variazioni e invenzioni melodiche sorprendenti, e la batteria potentissima e musicale di Max Roach a far da solido basamento assieme al pulsante contrabbasso di Curly Russell. Pezzi migliori, per quel che mi riguarda, "Groovy Nights" e unindemoniata, trascinantissima "Salt Peanuts". Dopo le sette tracce del concerto ci sono dieci brani extra provenienti da diverse sessioni e con registrazioni di qualità altalenante, però il solo concerto alla Town Hall vale il prezzo. <!– –>