Odio

Negli ultimi tempi avevo la piacevole abitudine di guardare MTV verso le 22.30, per due buoni motivi: "That 70s Show" e "Scrubs". Poi "That 70s Show" è finito e quindi davano due puntate di "Scrubs", che è anche meglio. Poi "Scrubs" è finito (mi sono visto la terza serie per la prima volta, comunque), o ha cambiato orario senza avvertirmi quel maledetto, e cosa mi ritrovo? La faccia di merda di Fabio Volo, quellinutile subumano antropoide, e la sua riprovevole trasmissione "Italo Spagnolo".
"Italo Spagnolo" è, ne sono certo, un gioco di parole che non fa ridere sul noto pseudonimo letterario dellautore de "La Coscienza di Zeno". E anche una funesta locuzione: implica la dolorosa consapevolezza che Fabio Volo sia sempre in giro a triturare i coglioni, e dunque dora in avanti sarà considerata insulto, o espressione di sommo sdegno  – "levati dai piedi, italospagnolo di merda!", "italospagnolo, ma è orribile!", "oh, ma lo fai apppposta o sei italospagnolo?" Detto dellambientazione, ovvero Barcellona, resta poco altro da dire: Volo è sempre la solita stupida macchietta deprimente, lelogio della cazzoneria vuota e fintamente simpatica. Non faccio della mancanza di contenuto una colpa: la trasmissione si pone come trasmissione leggera, cazzara – i contenuti mancano già dove ci dovrebbero essere, non vedo perchè cercarli qui. E il modo di confezionare il nulla, in altre parole Volo medesimo, che mi scatena pulsioni mortifere. Fabio Volo non si può vedere. E squallido e forforoso. E quello che, sul punto di spiccare il balzo dopo il successo a "Le Iene", dove funzionava bene assieme ad Andrea Pellizzari, si è trovato allimprovviso senza rete ed è così sprofondato negli abissi del sub-etere di seconda serata e delle trasmissioni di Radio DJ; il suo peterpanismo di cartapesta è il naturale e unico ripiego per poter continuare. Dura eh?
Sentitelo parlare. Snocciola le frasi col sorrisino fisso e lo sguardo acquoso, senza concluderne una ma saltabeccando di qua e di là in un marasma di stronzate (vere) e di simpatia che non funziona, perchè il suo umorismo fa schifo.
"Eh, allora, qui a Barcellona cè Josè, che di mestiere fa il negro… sapete no, va a vendere roba sulla spiaggia, ma è spagnolo eh? Ecco, Josè poi mi raccontava che i suoi nipoti sono tutti agricoltori e hanno costruito una fabbrica di maracas. Forte, Josè! Ecco io ci pensavo no, ma se tutti facessimo come Josè… ecco, io pensavo che sarebbe tutto molto meglio perchè prenderemmo la vita con più calma. Ah, guardate lì, cè Josè con suo figlio Pedro. Perchè poi in Spagna si chiamano tutti Pedro e Josè, eh?  E un modo come un altro per ridurre lingiustizia sociale e renderci tutti uguali. Allora Josè, ola, como estais? E perchè poi Josè una volta faceva il torero, eh… Insomma vedete no che in questa strada frequentata da Josè ci sono un sacco di studenti Erasmus, lì ci sono Hans e Icilio che avevamo visto già a inizio puntata. Ecco, Barcellona ospita contemporaneamente Josè, Pedro, Hans e Icilio, persone diverse con storie diverse, no,  ma in fondo simili: pensateci, è incredibile, ecco, sai, mi era venuto un pò il pensiero…"
La categoria antropologica del trenta e più enne che non vuole crescere, cerca di restare baNbino, di prendere tutto alla leggera e possibilmente continua a vivere coi suoi per spendere quel che guadagna in hobby e divertimenti vari è un fenomeno esistente, sui cui hanno marciato psicologi, sociologi e pessimi registi italiani a profusione. Volo, consapevolmente o meno, ne è il simbolo emancipato: emancipato perchè, pur trentaqualcosenne discolaccio siNpaticone, sta da sè e va in tv.
LEterno Adolescente 2.0. Scontato aggiungere che andrebbe buttato in una vasca di murene. <!– –>