Cè questo bellintervento qui che striglia ben bene la produzione fumettistica della Bonelli, partendo da Nathan Never per poi generalizzare sul resto. Sono piuttosto daccordo, dunque cosa cè di meglio che gettare benzina sul fuoco? In particolare, benzina sul fuoco grazie a uno degli ultimi nati in casa Bonelli: "Gea" di Luca Enoch, in uscita ogni sei mesi.
La storia è la seguente: Gea è una ragazza di circa 16 anni, ed è un Baluardo. Dicesi Baluardo una persona dotata di poteri esoterici che fa da sentinella contro le intrusioni extradimensionali; il compito del baluardo è di fermare gli intrusi dimensionali (al nostro occhio, di solito, mostruosi e comunque non appartenenti al nostro continuum) e spedirli altrove. E di stare attenti, perchè i demoni cercano di rientrare e riprendere possesso della Terra e dunque, nel caso avvenisse, buonanotte al secchio. Il fumetto è ambientato in una non meglio specificata grande città, sostanzialmente italiana ma con alcuni vezzi esteteriori americani.
Ci sono dei pregi, altrimenti non mi sarei letto tutti i numeri: i disegni di Enoch, tanto per iniziare, sono bellissimi. Uno stile cinematico, dinamico, dettagliato, con influenze giapponesoidi qua e là e unottima capacità di narrare per immagini: azione e narrazione fluiscono con naturalezza da una vignetta allaltra e da una tavola allaltra, e per gli occhi direi che siamo a posto. Poi ci sono un sacco di mostri, presi dalle varie mitologie e incastonati nellaffresco generale. Naturalmente, le nostre leggende su questa o quella creatura sono interpretazioni del tutto umane e spesso lontane dalla realtà, seguendo unottica che parte da Lovecraft e arriva a lambire Roger Zelazny (ehi, frenate lentusiasmo, parlo in senso lato altrimenti parlerei di miracolo). Bene, questo mi piace.
Non mi va il resto, quello che cè sotto.
"Gea", tramite moralismi, passaggi goffamente didascalici, riferimenti culturali e dattualità assoriti, vuol creare un mondo spezzato in due dove i buoni condividono un sistema di valori da tifoseria di sinistra, un orrore a metà strada fra Bertinotti e Agnoletto, Veltroni e Naomi Klein, il centro sociale e il cineforum. I cattivi, superfluo aggiungerelo, sono tutti gli altri. Ricordo un passaggio particolarmente orrido: Gea e un suo amico escono da un cinema, e discutono del film. Lei dice "eh però, che cosa triste bla bla bla" e lui fa "invece no, perchè il figlio, denunciando il padre che sfrutta gli extracomunitari nella sua azienda, compie una scelta di campo morale bla bla bla".  Questo passaggio didascalico dice:

1)quanto il mondo è ingiusto;
2)quanto sono giusti invece Gea e i suoi amici;
3)costa così poco comportarsi come loro, fatelo;
4)vi do una bella imbeccata, come questo film di denuncia civile e di sinistra;

E una didascalia esibita, grossolana, antipatica, e purtroppo tipica – "Gea" ne trabocca, forse per formare tanti giovani "socialmente consapevoli" o perchè lautore è desideroso di comunicare principalmente con loro o tutte e due le cose.
Gli amici di Gea sono tutti rappresentanti di minoranze varie, un catalogo di prede per tutto il politicame equosolidale del mondo: cè il Gay, cè la Negra, cè il Disabile. Queste sono le categorie di persone sfruttate per mettersi in mostra da chi dice di battersi per i loro diritti, ma che non le vuole a meno di duecento metri da casa. Possibile che Enoch non si renda conto che così facendo barriere e steccati si rafforzano (controprova, la puntata di "South Park" dellinfermiera Gollum)? Lo trovo tremendo: in unopera di fantasia con intenzioni di critica sociale, la fantasia stessa è imbrigliata e piegata allatroce beffa del Solidariety Show, senza provare nemmeno a mostrarne lintrinseca bestialità ma anzi partecipandovi (continuo a dare per scontata la buonafede dellautore).
Gea è unaltra incarnazione del Mulino Bianco Della Giustizia e della Solidarietà, di sicuro  molto più gradevole di un film di Nanni Moretti o di duecento pagine antirestaurative di Antonio Moresco. Ma questo Mulino (lo stesso dei classici film italiani da festival di Venezia, lo stesso di tutti quei prodotti culturali impegnati che se non li apprezzi sei automaticamente ignorante, fascista, pedofilo e petomane), seriamente, siamo sicuri che smuova le coscienze? Che limmaginario dopposizione sia sempre rilegato allo scontro fra Potenti Prepotenti Soverchianti e Deboli Minoranze Che Si Vogliono Però Tanto Bene e Sono Solidali e la Speranza nel Futuro Migliore? Insomma, qui si parla delle solite minchionate da sessantottini, velleitarie e virali. Sempre loro, a far da discrimine su ciò che culturalmente è "giusto" e ciò che non lo è. Ma vaffangulo va, non se ne può più di questa visione delle cose stravecchia e nata morta. Purtroppo ho la certezza che non avremo mai un equivalente italiano di "South Park", di "Lobo" o di Robert Schekley, quindi mi devo rassegnare. <!– –>