Cercando di dare una definizione esauriente di "letteratura fantasy", si potrebbe arrivare a questo, grosso modo:

*Letteratura avventurosa;
*Ambientata in mondi di livello socio-culturale paragonabili al nostro medioevo, intendendo con esso il periodo che va dallAlto Medioevo al Rinascimento;
*Dove mostri e magie esistono;
*Proliferata nei tardi anni sessanta e definitivamente negli anni settanta, come fenomeno imitativo dovuto allo spopolare de "Il Signore Degli Anelli" di Tolkien in ambiente studentesco e controculturale ai tempi della contestazione.

Ecco, parlando in questi termini, a me la letteratura fantasy fa profondamente schifo. Detesto quei tizi che riproducono ad libitum laspetto più esteriore dellopera tolkieniana in epopee seriali profondamente estetizzanti e vuote (principe indiscusso della categoria, Terry Brooks); non sopporto le nuancès filosofico-femministe da quattro soldi di Marion Zimmer Bradley e Julian May; ho i crampi per la prosa infiorettata, il mondo para-arthur-tolkienista e la melensaggine concettuale di David Eddings; le scorribande avventurose di Katherine Kerr sono invero soporifere; nessuno ha mai dato un sufficiente numero di nerbate a Margaret Weiss e Tracy Hickman, due imbecilli che sono partiti dallimmondizia "Le Cronache di Dragonlance" per poi andare a riempire gli scaffali di mezzo mondo con la peggior merda medievalmagica; e che dire degli interminabili polpettoni di Harry Turtledove? E la solfa potrebbe continuare ancora a lungo, sempre allinsegna di una letteratura definita "fantasy" in cui il principale assente è proprio la fantasia dato che questi libri sguazzano nella rifrittura delle solite tre o quattro idee avariate del cazzo.
Quanto enunciato lì sopra esclude ovviamente Tolkien medesimo, esclude il barbarico splendore di Robert Ervin Howard, esclude le picaresche storie di Fritz Leiber, lesotico, barocco Michael Moorcock, le opere fantasy del genio di Jack Vance e pochissimo altro.
Tutta questa premessa per dire che, avendo ingurgitato in passato molta fantasy ed essendo arrivato alla conclusione che si tratti di una colossale catasta di merda, sono molto sospettoso quando mi si consiglia un libro di fantasy  e ci vado molto cauto anche se il consiglio viene da amici estremamente affidabili in termini di senso critico. Bene, ho letto George R.R. Martin, "Il Trono di Spade", e ne sono rimasto colpito in senso positivo. La storia è un complesso intrigo di corte che si dipanerà per altri diciottomila volumi che leggerò di sicuro, perchè sono molti i punti a favore:

1)Una storia ciclopica, dal respiro davvero enorme, rappresentata a mosaico tramite i punti di vista di diversi personaggi molto ben delineati (quando si passa da uno allaltro, la differenza di prospettiva e punti di vista è tangibile e riuscita) – quasi un romanzo russo!
2)I personaggi, appunto, ben studiati e vincenti;
3)Niente lagne, niente elfi e magie, un approccio terra terra realistico e cruento;
4)Una non comune abilità a portare avanti tanti fili narrativi in parallelo con grande scioltezza. La curiosità di sapere come proseguono le singole vicende e come andranno a riunirsi fra di loro, linteresse che ti spinge a fare un sacco di ipotesi nellarco della lettura, le pieghe via via inaspettate che la vicenda prende… ecco, tutta roba notevolissima che il primo Terry mongoloide Brooks che passa di lì non è in grado di fare, pur con tutto il serio professionismo di cui è capace.
5)Una scrittura secca e incisiva, magari un po impersonale, ma perfetta per una narrazione che vive, appunto, di eventi, movimento, velocità, ritmo. Martin non cerca di ricreare un triviale romanticismo epico di serie z, utilizza piuttosto un registro realista e forte, con un certo gusto per il truculento e le zone dombra (morali e non).

Non mancano dei difetti, come dei nomi sinceramente orribili (ma qui forse sono io ad essere schifiltoso – no, è Martin a essere cialtrone, ecco) e luso di quelle similitudini e metafore "da romanzo fantasy" che odio tanto – tipo "come dita insanguinate su un teschio eburneo", "come lame dargento" e altre simili cazzate che andrebbero bandite dalla Convenzioe di Ginevra. Fatto sta che allo stato attuale Martin abbia vinto il mio scetticismo, e che io di conseguenza mi stia gettando molto volentieri nellimpresa di leggermi tutto il colossale ciclo del Trono di Spade. <!– –>