In TV, poco tempo fa, ritrasmettevano un vecchio servizio: Pier Paolo Pasolini su una spiaggia che intervista giovani e giovanissimi sul divorzio, se è giusto che passi la legge ecc. ecc. Accanto alle risposte di chi era daccordo, cerano anche quelle di chi non lo era ed invariabilmente si riconducevano ad un tormentone: "perchè altrimenti uno può fare quel che gli pare."
A giugno abbiamo avuto un referendum, di fatto boicottato, che ha ottenuto la medesima superficiale risposta.
Abbiamo un tizio, Mela, Pera, come si chiama quel coglione insomma, che rifiuta i meticciati e i capricci personali scambiati per libertà.
Abbiamo Benedetto XVI che fin dallinizio ha messo in chiaro una cosa: linea dura contro il "relativismo" (che mi piace interpretare come "fare quel che si vuole, purchè nel farlo non si danneggino gli altri"). E giù applausi: vista la grande impennata di popolarità del Vaticano durante il passaggio di consegne fra i papi e con lo "scontro di civiltà" sullo sfondo, sono in molti ora a saltare sul carro del vincitore sperando di soddisfare ambizioni miserabili varie.
Buoni ultimi quei patetici cialtroni che recitano la parte della sinistra, che ora sventolano la carota dei PACS: i PACS fanno molto relativismo, ma si scontrano con la frangia più numerosa dItalia, quella che di fatto sta dietro al chiesame e quando cè da prendere decisioni su questi argomenti segue lorientamento cattolico come se fosse una legge naturale. Quindi, chi si attende di vedere i PACS nel caso di uneventuale vittoria di Ulivi, Margherite, Rape e verdure varie è un illuso: questi qui mirano alle poltrone, poltrone che non manterranno con lapprovazione di una cosa indigesta alla maggior parte del paese! Cè chi parla di potentissime "lobby gay" che tramano nellombra, quando invece mi paiono, purtroppo per loro, serbatoi di voti, ideologizzati e quindi manipolabili dallavvoltoio di turno.
Tutte queste discussioni ruotano intorno al concetto di "famiglia", di volta in volta offesa, minacciata, lacerata e chi più ne ha più ne metta. La famiglia che è la cellula base della nostra società, si dice. Ora, per noi tutti è inevitabile trovare normale il nostro concetto di unità familiare – padre, madre e figli. Ci siamo cresciuti noi, i nostri genitori, i nostri nonni e anche tutti i nostri amici, conoscenti, vicini di casa ecc. Questa è lunica forma familiare che si adatta come un guanto alla morale cattolica, ma è per forza di cose lunica e la migliore? Per puro spirito di contraddizione mi viene da dire di no. E del resto in passato ci sono e ci sono state società poligamiche, poliandriche e pure "multiple" (lo scrivo così in mancanza di termini più adatti) tipo certe tribù pellerossa: glielo spiega Joe Ratz che non va bene? Insomma, vorrei sapere cosa potrebbe succedere cambiando questo assetto, o meglio ampliandolo (modello occidentale tradizionale a cui si affiancano altri modelli). Il mondo sarebbe migliore o peggiore, o sarebbe solo una cosa relativa ai cazzi propri in casa propria, e al di fuori resterebbe tutto uguale? Per ora resta una domanda senza risposta, cè solo da dire che non mi va di condannare tutto come una vecchia scandalizzata o un Pera qualsiasi. Si parla di natura, di "giusto nucleo familiare", di prima cellula del nostro occidente cristiano, ma stringi stringi, è una convenzione.

Penso a un perfetto manuale di relativismo e penso a "Triton", ambizioso romanzo di Samuel Delany uscito nel 1976. E la storia di Bron Hellstrom, ex prostituto di Marte che si è trasferito su Tritone, satellite indipendente dalla Federazione Terrestre dallordinamento sociale del tutto autonomo e proprio. Su Tritone, ognuno è sovrano assoluto su sè stesso: una società basata sullemancipazione personale, sul raggiungimento della propria pienezza individuale, cosa resa possibile dal livello tecnologico e dalle condizioni socioeconomiche. Qualsiasi orientamento sessuale è ammesso senza problemi, è possibile cambiare orientamento o sesso per mezzo della chirurgia, è possibile abbracciare i più bizzarri culti religiosi (tipo i Biascicanti)… è possibile tutto, perchè ognuno ha piena facoltà di scegliere per sè stesso, e nessuna autorità esterna può permettersi di interferire. La famiglia non cè più: ci sono comuni, più o meno grandi, e libere. La vicenda di Bron è quella, fondamentalmente, del disadattato: viene dalla vecchia cultura maschilista e cozza con una civiltà diversa perchè non riesce a comprenderla, giustificandosi con una bella dose darroganza di fondo. Sullo sfondo, una guerra civile, meditazioni linguistiche, giochi di strategia si susseguono attraverso le vicende quotidiane dellantipatico protagonista, il tutto nella prosa ellittica, raffinata e barocca di Delany.

Ecco, giusto per contemplare le possibilità, a tanta gente farebbe bene leggerlo. E poi non capirci un cazzo, ok, ma almeno potrebbero dire di aver fatto uno sforzo dimmaginazione. <!– –>