Sono passati due (o tre) anni da "Operazione Trionfo", la micidiale trasmissione reality condotta da Miguel Bosè. Il premio, per il vincitore, sarebbe stato un contratto discografico importante e un aumento delle possibilità di vedere i propri sogni e velleità artistiche realizzate. Ora, chi ricorda il nome del vincitore? Vi aiuto: comincia per "B" e finisce per "runo Cuomo". Il suo disco esce nel 2003, con zero spinta promozionale, e passa del tutto inosservato. Spariti nel giro di poche ospitate televisive anche gli altri ragazzi della trasmissione. Anzi no, una di loro partecipò a Sanremo lo scorso anno. Fermiamoci ad analizzare questa debacle obiettandone i motivi più facili da ipotizzare, cosa che potrebbe rivelarsi istruttiva o per lo meno divertente.
Bruno Cuomo ha fallito perché:

1)Aveva una casa discografica di merda!
Bruno aveva un contratto con la Warner Italia, ovvero il distaccamento italiano del colosso Warner, ovvero squali della discografia mondiale, gente abituata a lavorare in termini di grosse cifre e piani di lancio a n variabili. Gente che a livello mondiale si occupa di Steely Dan, Dream Theater, Michael Bidet Bublè o REM, e che qui da noi ha Nek, Laura Pausini, Irene Grandi, insomma musicisti che registrano grosse cifre e vengono amministrati con tutti i crismi del caso, dagli esordi ad oggi. Quindi, la casa i numeri li ha. Si torna indietro, qui cé un burrone.

2)Bruno non sa fare!
Sa fare qualcosa Jovanotti? Stefano Accorsi? No, eppure senza un grammo di talento e provvisti solo di unimmensa faccia di cazzo vanno avanti imperterriti. Dal profilo strettamente tecnico poi pure Lou Reed o Thelonius Monk o Henry Rollins non hanno mai spiccato in positivo, ma la stoffa, le idee e la personalità abbondavano, cera il talento vero dalla loro e questo faceva la differenza. Talento nellultimo supertecnico disco della Relapse, o dei Candiria (per misericordia non parlo dei Transatlantic o delle uscite Magna Charta o Inside Out)? Zero. Era solo per rimarcare la non necessaria coesistenza delle due cose, visto che cé sempre qualcuno pronto a crederci (soprattutto fra i metallari) – non esiste una regola generale, per ogni Rush ci sono seicento Ice Age, per ogni Discharge seimila Rocking Dildos. Fine della lezione. Comunque Bruno Cuomo non é certo peggiore di molti altri, anzi come voce sicuramente é meglio di un sacco di altri cialtroni e poteva giocarsi bene la carta del cantante italiano melodico tutto cuore e interpretazioni generose e aria piaciona ma in fondo da bravo ragazzo. Unimmagine ampiamente sfruttata in passato e di sicuro successo con gli aggiustamente del caso. E poi aveva dalla sua gente che compone per Raf, Tozzi e Laura Pausini, gente che il suo mestiere lo sa fare e pure bene. Altro binario morto.

3)Che volete che salti fuori da una trasmissione tv!
Sbagliato. Sapete chi fu notata tramite Pop Idol, ovvero lequivalente di Operazione Trionfo? Avril Lavigne (che viene passata per supertopa – pedofani, piederasti!)! Un altro? Will Young, meno famoso, ma comunque ben noto per quando frantumava gonadi e ovaie da entrambe le sponde della Manica con la cover di "Light My Faiiia" e recentemente di nuovo in radio per unaltra canzone che non ricordo. Nessuno dei due vinse il primo posto nelle rispettive nazioni, ma la vetrina fu sufficiente per farli notare e poi lanciare da chi di dovere – in tutto il mondo. Terzo vicolo cieco.

Cosa resta? Resta che siamo in Italia, e lItalia é provinciale e restia a qualsiasi novità. La Warner é unetichetta che sa muoversi e ha spalle fortissime, eppure perché dopo aver fatto registrare un album lha lasciato marcire? Perché é la Warner Italia, e alla Warner Italia avranno guardato con sospetto uno che ha vinto una trasmissione tv, non sapendo esattamente come gestirlo (come tutti gli altri, sarebbe bastato e avanzato). Qui da noi si fanno le cose come allestero per fare i ganzi, ma resta unemulazione della forma e basta. Guardate le lauree di tre anni: chi non ha problemi coi laureati triennali é la multinazionale tipo la Eni, che sa cosé una laurea triennale e la sa valorizzare. Non la Pirelli, italiana e ancorata ai soliti schemi. Con unamica andai ad un job-meeting (…) di varie aziende, alcuni mesi fa. Eni proponeva cose al laureato di cinque e a quello di tre – è  consapevole della laurea breve, data lesperienza con tutto il resto del mondo occidentale. Pirelli ti diceva, per bocca di una milanesissima bionda, che la laurea triennale "non fitta il business plan dellazienda" (pure questo atroce linguaggio rientra nella sintomatologia emulatoria, e personalmente lo accetto solo da parte del miglior Guido Nicheli). Non sanno come trattarla, la triennale, ne sospettano – ricordatevi sempre di Don Abbondio e il Latinorum. E linformatica in Italia? Terreno di improvvisi e cialtroni, tanto chiunque si improvvisa "informatico": é una specie di stregoneria entrata nel nostro paese perché fa ganzo e (diciamocelo) può servire. Ma nessuno sa bene cosa sia, tutta la scienza che ci sia dietro ecc. ecc., tanto le figure che contano sono i soliti Ingengeri Medici Notari Avvocati Professori Statali e la loro fitta rete di trame, favori e controtrame.  Come la Warner (Italia) guarda con sospetto il vincitore di un reality canterino (novità straniera). Come la Pirelli (italiana) guarda con sospetto le lauree triennali (novità straniera). Per inciso, la Germania ha saputo adattarsi in ben altra maniera allarrivo di computer e computeristi.

Ora generalizzate, astraete dagli esempi fatti sopra: sperate davvero che pure con duemila cambi di governo cambi qualcosa? Qui, nella terra dellarcaismo, dellappropriazione di vestigia estere come specchio per le allodole, del bizantinismo e del favoritismo. Fanculo, ho perso il filo del discorso. Ah già, adattate gli esempi di Bruno Cuomo, della laurea triennale e dellinformatica a qualsiasi aspetto della vita nostrana, e poi stimate la probabilità di progresso civile italiano nei prossimi venti anni.
Io sghignazzo.

Senza alcun rinnovo della mentalità, anzi, delle categorie mentali… beh, leggetevi "I Linguaggi di Pao" di Jack Vance. O questo scritto dellamico Uriel.

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