Piccola rassegna di ascolti musicali vari, giusto così per passare il tempo. Sia chiaro che questi non sono pareri personali, ma la verità.


Killswitch Engage – “The End Of Heartache”
Sono gli esponenti di spicco del metalcore statunitense di nuova generazione, o meglio dellinterpretazione che attualmente si dà al termine “metalcore”: abbondanti dosi di metal melodico svedese (Soilwork, In Flames, Arch Enemy), cantato che si divide fra urla allo spasimo tipiche di certo hardcore metallico e truculento (sapete, gruppi della Victory come gli Hoods, gli Strife etc etc) e aperture melodiche romantiche, agrodolci, un po emo (scusate il termine). Insomma, il punto di svolta é imminente: chitarrone e riffoni in primo piano, armonizzazioni epiche, assoli scintillanti, la nuova forma metallica per le masse che si ricongiunge spiritualmente al verbo dei Judas Priest e degli Iron Maiden, senza trascurare quel minimo di introspezione e spleen giovanile che attraversa il rock post-Nirvana. I Killswitch Engage sanno scrivere brani che colpiscono, dritti al punto, e onesti. Potrebbero seriamente diventare qualcuno.


Tori Amos – “The Beekeeper”
Bah. Francamente, ho concesso un bel po di possibilità a questo disco. Disco che non fa schifo come molti dicono, ma che però é logorroico (ottanta minuti), pesante, e rapido a diventare rumore di fondo – ovvero lattenzione cala e ci si accorge solo che non cé silenzio in camera. Il precedente “Scarlets Walk” di nuovo non diceva nulla di nulla, però aveva dalla sua delle belle canzoni (hai detto niente!). “The Beekeeper” invece ha cinque o sei brani buoni e il resto è una brodaglia che si lascia ascoltare. Basta. Un po pochino, minutaggio escluso. Qualche sprazzo gospel-folk-percussivo gradevole, qualche incursione nel sintetico piuttosto raffazzonata, e poi tutto quello che potete aspettarvi da una che si chiama Tori Amos quando non é in vena.


Unsane – “Bloodrun”
Tra tante reunion cesso, eccone una che funziona. Questi scorbutici hardcorer di New York tornano con un disco che avrebbero potuto benissimo incidere quindici anni fa, e che risulta straordinariamente affine a tanto hardcore-metal moderno. Rumorosissimi, nevrotici, squadrati, tribali, sincopati, scarni, assordanti, con grande cura posta nello sfregio del concetto di armonia, questi brani ci riportano ai tempi in cui ogni fronte del suono duro (metal, hardcore, noise e ibridi) veniva ridefinito dal terzetto Prong, Helmet e appunto Unsane, con risultati avvertibili tuttoggi. Il migliore dei dischi trattati qui, per inciso.


Wednesday 13 – “Transylvania 90210”
Questuomo ha una sola ossessione: lhorror punknroll fra Misfits, Motley Crue, Meteors e Alice Cooper. Lo ha proposto in chiave più punk e zozza coi suoi Frankenstein Drag Queen From Planet 13 (cercatevi il loro “Viva Los Violence”), in veste più metal coi Murderdolls e perfettamente a metà strada con la sua band solista. Questo disco suona alla grande, fra bei riff, melodie contagiose, black humor e un immaginario fatto di horror stile E.C. Comics e cinema da drive-in. Da segnalare la magnifica “I Walked With A Zombie” e la sinistra title track, che rievoca le atmosfere dellAlice Cooper di “Sick Things”.


Trivium – “Ascendancy”
A livello stilistico, vale quanto detto per i Killswitch Engage. A livello qualitativo no: un sacco di riff, di assoli, un suono che spacca le pareti ecc. ecc., ma manca il senso della canzone.


Mars Volta – “Frances The Mute”
Posso dirlo con sicurezza: inutili. Cè già un post divertente che parla anche di loro, di come vengono percepiti e utilizzati. Ora é il turno della loro musica noiosa, pesante, pleonastica (che parola!),un blob deforme che mette insieme tutti i peggiori luoghi comuni degli anni 70. Pezzi lunghi di hard progressive (Led Zeppelin, Rush, Pink Floyd, Yes) spruzzati di latinismo un po imbarazzante e accompagnati da una voce a dir poco odiosa. Gli Anyone qualche anno fa fecero qualcosa di abbastanza simile, con risultati migliori, e nessuno li considerò di striscio. Lironia: molti di quelli che li apprezzano sono gli stessi che disprezzano la tecnica strumentale e i gruppi citati nella parentesi poco sopra come riferimento, ma essere entrati nei salotti del rock che conta (come hanno fatto i Mars Volta, volenti o nolenti) fa la differenza fra “figo” e “non figo”.

Contenti ora, minchioni (a pile)? <!– –>