Non parlerò di Philip K. Dick e della sua opera, preferisco parlare di un fenomeno sgradevole degli ultimi sette o otto anni: il Dick-ismo. Io ho scoperto questo autore prima che andasse di moda, come potrete immaginarvi, ahahahah… questo straordinario autore, meglio mettere i puntini sulle "a" (come dice lAmmiraglio Benson di "Hot Shots!"). Lo status attuale di PKD è il seguente: scrittore riverito e apprezzato, a parole, da tutti, letto da molti meno, ma di cui tantissimi cianciano perché tanto nessuno ne sa davvero qualcosa. Fateci caso, ci sono dei mantra  – la metafisica, il paradosso, Dick, il paradosso di nuovo, lucronia (e qui ho esaurito il vocabolario del Genna), la realtà frammentata e inconoscibile. Tutto vero, ma anche ripetuto a pappagallo. Leditore Fanucci, che negli ultimi anni ha rilevato i diritti di tutta la produzione dello scrittore americano, contribuisce a creare casino immettendo sul mercato una nuova raccolta ogniqualvolta esca un (bruttissimo) film che vanti in locandina un bel "da un racconto di PKD". Comunque sia, il nome di Dick è stato preso come simbolo di determinate istanze culturali-di costume-sociali – questo perché, ad un certo punto, qualche giornalista critico sociologo massmediologo (in ogni caso un fabbricante di mantra degno del massimo disprezzo) si devessere accorto del valore dei testi e ha deciso di glorificarlo per primo, oppure ha semplicemente scelto a caso e non lo sapremo mai. Se lo si guarda attentamente, lintero corpus dickiano ruota intorno a pochi concetti trattati con grande maestria e spirito visionario: alla ribalta sono le storie di individui problematici e deboli alle presi con una società (subdolamente) ostile, ambigua, e una realtà che è in ultima analisi aliena e incomprensibile; poi cè la virata teologica del suo ultimo periodo che aumenta la dose di visione e misticismo con risultati alterni. Tutto questo avviene in un contesto fantascientifico nella stragrande maggioranza dei casi, perché nonostante vari ingenui, imbecilli o ignoranti vogliano farvi credere il contrario, il buon Philip era principalmente e dichiaratamente uno scrittore di fantascienza. Tante volte capita di leggere o sentir dire che "Dick usava la fantascienza come pretesto, è diverso". Cazzate e pure grosse, scusabili con un grosso sforzo se dette da chi di fantascienza non sappia un bel nulla, se non i principali luoghi comuni (fantascienza = scienziati pazzi, alieni verdi e battaglie spaziali) e qualche dozzina di pessimi film (il cinema raramente ha reso giustizia alla fs letteraria). In realtà tutta la grande fantascienza presenta testo e subtesto, storia e "qualcosaltro" che si agita sotto, riuscendo a comunicare sul mondo circostante molto più dei prossimi libri di Umberto Eco. Che ne sanno tutti i Dick-ologi in ritardo di Simak, di Sturgeon, di Leiber, di Bester, di Van Vogt, di Heinlein, di Zelazny, di Vance? E già troppo se arrivano al nome, quindi la credibilità di questi discorsi dovrebbe essere zero. Eppure a sostenerli cé la legge non scritta dellAmbiente Culturale Italico: se ha a che fare col reame dellimmaginazione, fa schifo (e magari é pure fascista). Tutte le premesse sulla non appartenenza di Dick al filone fantascientifico per giustificarne lettura e apprezzamento sono veramente penose e rendono davvero scarsa giustizia ad un autore che non ha mai fatto mistero (anzi) di discendere da gente come Van Vogt, Cyril Kornbluth o HP Lovecraft. Chi ha intelligenza, spirito critico e onestà intelletuale si avvicini a lui e agli altri grandi della fantascienza facendo prima piazza pulita di un sacco di preconcetti, quelli inculcati subdolamente dalla scuola, dal "buon gvsto", da arte neorealista e teorici del "noioso é bello". Cé tutto un mondo da guadagnarci; altrimenti, son cazzi vs. E ci rimetterete. Ah, a chi interessasse: le università americane sono stufe di ricevere il millesimo saggio su "La Svastica Sul Sole", gradirebbero approfondimenti su tutti gli altri scrittori – quelli della Golden Age in particolare. Fatevi sotto, se ve la sentite.
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