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Carbone

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Nell’attuale agone politico, variante energia, si sono delineati due contendenti: Donald Trump e Angela Merkel, il primo che dice fanculo agli accordi di Parigi c’ho da dare i danari ai poveracci della Rust Belt, la seconda che vuole invece puntare verso il proseguimento degli accordi e la riduzione da emissioni. Tutt’intorno un pubblico polarizzato. L’occhio allenato da anni di wrestling vede subito la recita e valuta semmai la qualità della stessa, che è abbastanza divertente. Il fatto è che entrambi mentono (rientrare o meno negli accordi non vincolanti di Parigi dipenderà più dal prossimo presidente e in ogni caso l’industria della Rust Belt non rinascerà certo col carbone, le emissioni da carbone tedesche aumentano anziché diminuire, così come le centrali, vista la scellerata idea di abbandonare il nucleare), ma entrambi portano avanti un ruolo, monster heel vs top face, nell’inedita veste uomo vs. donna.

La morale? Mi piacerebbe molto un feud fra Brock Lesnar e Charlotte Flair, che comunque nella realtà andranno di sicuro d’accordissimo, ma sul ring dovranno odiarsi per tutta una serie di motivi improbabili.

PS: che poi si debba ridurre il carbone, ricorrere ad altre forme energetiche etc etc, sono d’accordo. Sarà un bene per tutti.

ambulante

In un periodo denso di avvenimenti quale l’evo corrente, si comincia sempre da piccoli e innocui battiti d’ala di farfalla a Tuskegee e si finisce con un terremoto che innesca il meltdown della centrale nucleare sotterranea e segreta di Avetrana, il luogo circondato da molti misteri e da almeno altrettanti Misseri, fra cui svetta il sinistro Michele che tutti, o almeno alcuni, potrebbero avere la memoria fina al punto di ricordarlo perché accusato in via del tutto occasionale per l’omicidio di Meredith Grey, la studentessa ghei, quella di Perugia che fu coinvolta in una storia a dir poco torbida; torbida al punto che nemmeno la sana indignazione di Sabina Guzzanti era riuscita a risolvere il caso, nemmeno Fernando Imposimato, nemmeno (e mi sbilancio) una persona integerrima e severa, ligia fino all’inflessibilità nel servire la nazione che gli diede i natali, e allo stesso tempo

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così coinvolta nelle vicende umane, terra terra, umili dei contadini e dei braccianti, degli agricoltori e dei mezzadri, dei pastori e delle tessitrici, delle mondine e delle spigattiere, un mondo agricolo e innocente che si è preservato miracolosamente nella quiete, intonso, ben poco incline al compromesso con le mani adunche e la bava setosa di una modernità che nulla concede al sentimento dell’umano e tutto sacrifica sull’altare di interessi altri, persino volti alla soddisfazione delle più turpi brame individualistiche ormai libere dal timore di venir crocifissi dai compaesani nel caso di sospetto di devianza dalla retta via, dalla venerazione del santo che indica la via, perché è indubbio che via, in qualche modo, si debba pur andare – lo capirebbe pure uno di quei curiosi e simpatici blocchi di cemento, la cui forma ricorda non poco quella di un panettone, che si trova spesso a segnare limiti invalicabili nel traffico, un limes che tiene lontane le auto dalla sacralità dei corpi umani, perché è ovvio che sia l’uomo, e l’uomo soltanto, a dover trionfare sulla materia, e mai il contrario, e tutte le volte che il processo si è invertito abbiamo poi dovuto raccogliere i cocci di questa hybris e

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cominciare a ragionare in termini di mancata empatia, di antropizzazione di un irreversibile cascame di ciò che un tempo si spiegava semplicemente ricorrendo a rappresentazioni semplificate della realtà, ma non per questo meno pregevoli, in cui una serie di stecchi e ramoscelli di varie misure, compresi fra i dieci centimetri e il mezzo metro, vengono giustapposti su un pavimento rosso carminio o almeno violetto, e poi stratificati in una serie di ziqqurat comunicanti fra loro, quasi a simulare le vette architettoniche di perdute civiltà precolombiane, quelle stesse che oggi in fin dei conti non partecipano allo scacchiere della globalizzazione ma vi sono presenti in nuce quasi come falene attorno alla lampara, ignare dell’imminente calata dei pipistrelli, che presto ne faranno spregio e quindi nutrimento, operazione forse disgustosa ma non certo dettata da cattivo sentire o odio, ché i chirotteri non odiano certo le falene, eppure è necessario che qualcuno ne contenga l’esplosione demografica altrimenti il mondo sarebbe presto invaso dalle falene, e alcuni scienziati ravvedono in “Godzilla contro Mothra” un ben preciso monito a non sottovalutare il pericolo della falene; intanto, mentre scientisti ed omeopati tergiversano sul da farsi e i vaccini continuano a mietere vittime, la popolazione mondiale scende vistosamente di numero

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e degrada moralmente verso un indifferenziato protoplasma di empietà, e intanto la gente onesta, che pure esiste, non arriva a fine mese, incalzata dai migranti pagati da Soros che approdano sulle spiagge e vivono di privilegi come signorotti feudali ben attaccati al loro status nobiliare, perché sappiamo tutti come va a finire, poi la gente si arrabbia, si arrabbia come la persona in spiaggia che vorrebbe fumare ma non ha da accendere, è pronto ad abbandonarsi alla stizza, e ad un certo punto alle spalle sente una voce, “mugumbrà?”, e si gira per una volta felice di trovarsi di fronte un ambulante da cui comprare l’accendino, però la delusione cocente lo attende perché si tratta in realtà di un frate camaldonese che, per finanziare la ristrutturazione del chiostro del convento, gira in spiaggia vendendo biografie illustrate di San Pleurazio, peraltro estremamente interessanti, nessuno lo nega, e per una causa più che nobile, però il povero bagnante a questo punto perde le staffe e va compreso se in uno scatto d’ira ucciderà il frate rompendogli il palo dell’ombrellone in testa, succede, perché gli è stata negata la possibilità di accendere la sigaretta e dunque fumare, gli è stata negata dalla presenza del frate al posto dell’ambulante, e dunque per quanto riguarda la morte del frate, in maniera unanime stampa, magistratura e polizia diranno con assoluta sicurezza chi sia stato: il negro.

Minghia era l’ora!11

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Continua prossimamente in un post laborioso che mi scaturisce da tutta una serie di pensieri interconnessi, probabilmente noiosi, ma c’è di mezzo pure Guerre Stellari in certa qual misura quindi non spezzettate troppo la cazza.

gm

L’immagine di cui sopra non l’ho inventata io, l’ho solo ricreata ex novo per l’impossibilità di ritrovare l’originale, perso in qualche meandro dell’interwebbo irraggiungibile da Google. Oppure mi sono stufato troppo presto di cercare. Non sono sicurissimo, ma credo fosse un parto della mente acuminata del buon Tommaso Labranca, altro scomparso del 2016, sebbene meno noto di George Michael o di Carrie Fisher, giusto per citare gli ultimi due. Riguardo a questa cosa delle morti, onestamente, io capisco emotivamente come ci si senta per la perdita di personaggi pubblici che apprezziamo, amiamo, ci ispirano etc. E quelli che “eh ma ci sono cose più importanti…” vanno presi a roncolate nel coccige, non ci piove. Quest’anno mi è dispiaciuto un casinissimo per il grande Prince, per dire, e pure il molto più defilato e infaticabile contrabbassista Bob Cranshaw. Che aveva 84 anni, tra l’altro, quindi nemmeno stupisce troppo, come pure Leonard Cohen, ottantenne o giù di lì. Altri, tipo Prince, Michael o la Fisher, no, sono morti fra i 50 e i 60. Ed essendo, chi più chi meno, persone che hanno avuto i loro eccessi, come tante altre celebrità, il loro fisico era minato e più suscettibile. Questo per dire che nei prossimi anni vedremo sempre più personalità del mondo dello spettacolo andarsene, in particolare quelle nate fra gli anni ’40 e gli anni ’60 – un intero ventennio, quello dei miti (con merito, con usurpazione, non importa) ancora in attività. Sarà forse il caso di mettere da parte nostalgie varie e iniziare a scoprire i talenti di oggi? Io lo faccio da anni e non me ne pento, altri preferiscono piagnucolare tenendosi stretta la loro sedicesima copia deluxe limited quadrisound 3.0 di Dark Side Of The Moon.

Detto questo, mi dispiace per George Michael, per carità: era giovane e come tutti i personaggi giudicati immorali etc mi stava simpatico – anche per come affrontò la questione dell’omosessualità (pochi avrebbero marciato sopra ad uno scandalo facendo un pezzo/video divertente come Outside). Però la sua musica mi ha sempre fatto cacare, e la sua voce, “l’unica ke poteva cantare i Quinz!11!”, due palle. Eppure ora son tutti suoi fanzi e ne chiederanno la beatificazione. Carrie Fisher invece era in pratica una di famiglia, come per tutti i fan di Guerre Stellari. Il dispiacere in questo caso è molto maggiore, anche perché la Fisher purtroppo è rimasta schiava di quel ruolo, come un po’ tutti gli attori della trilogia originale escluso Harrison Ford. Il personaggio di Leia era quello di una donna risoluta e sveglia, ben lontana dalla principessa che attende di essere salvata dall’eroe e si attiene poi alle decisioni di quest’ultimo. Appare naturale che nei due nuovi, bellissimi film della serie vi siano al centro donne in gamba, dalla simpaticissima Rey alla scorbutica Jin. La cosa che mi fa più ridere? Gente che vede nella trilogia originale un’esaltazione dei ruoli cristiani e della civiltà bianca e tradizionale, in opposizione a quelli nuovi infettati dal gender. Chiederei, a questi coglioni, se hanno mai prestato attenzione al personaggio di Leia. Probabilmente, il fatto che fosse Principessa bastava a inquadrarla in un certo modo e a ignorare i fatti. Vabbeh.

E buon anno, perché non so se riscrivo di qui al 31. Anzi, col cazzo proprio.

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“Ah-ah, i documenti dell’attentatore!”
“Ma ci credono stupidi? Anche questo attentatore lascia i documenti in vista?”
“Kit dell’attentatore: armi e documenti!”

Un breve campionario di robe lette nelle ultime ore. Posso capire l’iniziale stupore, ma il fatto che succeda ad ogni attentato dovrebbe far riflettere le persone. No, non che gli attentati siano dei folsz flagsz come sostengono i coglioni complottisti vari, ma che forse c’è un motivo ben preciso. Qui si parla di terroristi islamici suicidi, che VOGLIONO far sapere il loro nome. Fa parte della cultura stessa che li produce. Il martire per Allah è un eroe, e gli eroi si celebrano. Non per niente, i terroristi vari sono oggetto di venerazione in certe zone del Merdistan e in tante comunità merdistane all’estero ove si provino simpatie estremiste. In più c’è anche un altro aspetto, più pratico: comunicare, ad eventuali organizzatori o finanziatori, che il piano ha funzionato. Da morti, di solito, è difficile.

Naturalmente, non sempre va tutto liscio, suppongo possa capitare all’ultimo di cacarsi addosso dalla strizza, oppure fughe rocambolesche per evitare di esser presi dalla pula. In ogni caso, il terrorista suicida si chiama così non per figura. E martire nemmeno, proprio anche nel senso etimologico di testimone della propria fede.

E dire che, per scrivere queste cose, non ci vuole una laurea cultura orientale, eh.

La vittoria!!!

conversaggio

La paura fa 90, anzi, 270

(Scrivo questo post per cavalcare l’onda del momento, capitemi.)
La vittoria di Donald Trump non dovrebbe stupire molto, ma non per i motivi che pensate. Viene da lontano, cioè da una situazione che la politica si è coltivata dentro nel corso dell’ultimo quindicennio buono, e simile in tutto l’occidente: è il frutto di una popolazione sempre più spaventata da tutta una serie di fattori, alcuni reali, altri percepiti, ma che diventano tutti quanti reali quando alimentati dalla paura.  Dagli dei nemici (le elite finanziare, gli immigrati, il governo), dì cosa vorrai fare per loro, sparala grossa, colpisci lo stomaco. Chiaramente avere un avversario debole, dal punto di vista della stima e del carisma, come la Clinton ha aiutato molto. Ma alla fine dei conti Trump, con la sua retorica calcolatamente reazionaria e becera, ha toccato alcuni nervi scoperti e sentiti, come riportare il lavoro in America (che sia possibile non importa), mandar via gli immigrati irregolari che lo rubano (quanto sia vero non importa), impedire l’arrivo di rifugiati siriani (quanto sia vero e /o possibile non importa), restarcene fra di noi e fanculo tutti gli altri rompicoglioni che ci abbiamo rimediato solo casini (di nuovo), etc. Aggiungiamo pure l’errore classico della mentalità snob del “chi non vota per il mio candidato preferito è uno stronzo e non capisce un cazzo”, un perno granitico del consenso di Berlusconi, e la frittata è fatta. Un populista progressista come Sanders probabilmente avrebbe avuto chance maggiori, visto che affrontava gli stessi problemi ma con un punto di vista ed una retorica razionali – purtroppo il suo stesso partito gli ha remato contro. Vabbeh, pace. Comunque vada, si tratta di un presidente, non dell’Imperatore di Guerre Stellari, smettetela di rompere il cazzo, dio cane, non vi si regge. In questa fase ormai, che possiamo definire Era dei Demagoghi (tuoni e fulmini sullo sfondo), la verità è irrilevante di fronte a quello che vuoi sentirti dire o promettere, ed ogni evidenza contraria si limita a rafforzare l’opinione preesistente con tutta la forza del bastiancontrarismo.

Riassunto: la sbadataggine, la miopia, l’autoindulgenza delle classi politiche occidentali hanno preparato il brodo di coltura per l’ascesa di questi demagoghi, che ora passano a batter cassa. Un prossimo governo italiano a suon di Grillo e Lega lo vedo estremamente plausibile.

Ah, dimenticavo: sbroc sbroc.

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Preferire i propri simili e ripudiare i dissimili è un meccanismo difensivo talmente naturale da essere scritto proprio nel nostro firmware, quello che si definisce più correttamente “cervello rettile”. Lo fanno anche tutte le altre specie, e noi che fortunatamente ci siamo elevati al di sopra dell’orrido stato di natura possiamo fare qualcosa in più, tipo tutto ciò che si chiama civilizzazione, nel senso che va dalle prime capanne di merda essiccata al sole alle megalopoli high tech. Accade che gli episodi di inciviltà comunque avvengano sempre e comunque, perché la natura dell’uomo quella è, e il cervello rettile pure. Quindi, nell’attuale marasma di incertezze, il problema dell’immigrazione e dell’arrivo del diverso ai bordi del proprio paese è una bella minaccia, percepita o effettiva che sia. E in ogni caso scatena una reazione preventiva, ancor più esasperata dalla durezza dei tempi. Tutto ciò, visto dall’esterno e al comodo, si presta alle più svariate speculazioni giornalistiche e/o politiche. E ovviamente questo si rifrange nel malefico (ma spassosissimo, meno male che esiste) mondo dei social network. Strepiti e alti lai levati in direzione della gretta gente del piccolo villaggio che non vuole un camion di negri/che fa le barricate antinegro/che non vuole ospitare in un edificio locale i negri si sprecano da un pajo di giorni. Onestamente, sono cose di per sé molto brutte, perché è facile immaginare un contado livoroso che schiuma rabbia all’idea di doversi accollare il sostentamento pure di una manica d’immigrati, come se loro non c’avessero già abbastanza problemi, e che si adopra di prima persona per deviarli altrove. E’ la mentalità dei villici ignoranti, dei paesini piccoli, delle comunità di simili che conoscono solo simili e vogliono preservare tutto com’è, privi come sono della necessaria apertura mentale e della cultura per analizzare il presente e intravedere possibili futuri. La mentalità di piccoli paesi come Goro (3828 abitanti) o Capalbio (4139 abitanti).

E’ strano

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Quando la gente cominciava a farsi già le seghe su Marco Travaglio, questo blog, fedele alla sua stessa linea (quale? Ancora non la so) stava per Kim Kardashian – era pure mia amica di MySpace, era di casa insomma. Oggi i contatti con la Kim sono calati, ma insomma, simpatizziamo sempre. E quindi con rammarico apprendo che la nostra è stata rapinata in pieno centro a Parigi da cinque uomini, che l’hanno sequestrata e minacciata con le armi. Un’esperienza terrificante da non augurare a nessuno. E proprio quest’ultima considerazione mi stupisce, nella sua banalità: la notizia gira da qualche ora, eppure non ho letto “ben ti sta!11”, “troja!1!”, “dovevano sturparti e ucciderti!1!” e cose del genere. Ora, io che tutta la gente sia diventata un minimo più umana non ci credo. Suppongo semplicemente di aver tagliato via la peggior feccia da Facebook, e basta.

Hitlerjugend

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Buone abitudini: giovani, carini, rigorosamente bianchi e di varie sfumature biondo/moro/azzurro. Un’immagine di repertorio di almeno tre anni fa, di origine americana.

Cattive abitudini: la droga, il capellone, e, poteva mancare? Il negro, mi sembra ovvio!

Può sembrare una parodia, ma non è: le menti che hanno già partorito il Fertility Day hanno colpito ancora. Il tutto per un opuscolino tranquillino che contrappone vita sana a vita malsana. E in fin dei conti, ovviamente, la droga la spacciano i negri, quindi tanto vale partire subito con l’associazione di idee negri->droga, no?

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