Latest Entries »

Hitlerjugend

4b49bf396d07fa88b3a760f6b1868681

Buone abitudini: giovani, carini, rigorosamente bianchi e di varie sfumature biondo/moro/azzurro. Un’immagine di repertorio di almeno tre anni fa, di origine americana.

Cattive abitudini: la droga, il capellone, e, poteva mancare? Il negro, mi sembra ovvio!

Può sembrare una parodia, ma non è: le menti che hanno già partorito il Fertility Day hanno colpito ancora. Il tutto per un opuscolino tranquillino che contrappone vita sana a vita malsana. E in fin dei conti, ovviamente, la droga la spacciano i negri, quindi tanto vale partire subito con l’associazione di idee negri->droga, no?

Videla re del Venezuela

pepe

Negro: è stato il negro

divide-by-zero9

!!!11!!!1!1

Un fucile narcotizzante spara una siringa ipodermica (sì, di quelle che vi conficcate nel culo per iniettarvi gli anabolizzanti colla speranza di farvi crescere un po’ di barba e peluria per impressionare le tipe agli afterhour vegani, cari i miei finocchiacci) con una dose di tranquillizzante, anestetico o altre robe del genere. Il bersaglio, una volta colpito, comincia ad avvertire sonnolenza e, dopo un po’, perde i sensi e si addormenta. Dopo un po’ = ENTRO 45 MINUTI. Nei documentari naturalistici abbiamo visto questa scena molte volte, ma per ovvi motivi vediamo l’animale colpito e subito dopo medici/ricercatori/etologi/etc tutti intorno, perché è inutile riprendere e montare il processo di narcosi indotta. Fra colpo e perdita dei sensi, naturalmente, l’animale probabilmente diventerà impaurito ed irritabile, potenzialmente più pericoloso di come lo sia di solito.

Ora, pensate a questa situazione: un bambino finisce nella gabbia di un gorilla di 180 kg, in uno zoo. Voi, personale dello zoo, dovete salvare il bambino. Ok, il gorilla per ora è curioso ma tranquillo, tuttavia non si sa come reagirebbe se entrasse gente nella gabbia per portarlo via – potrebbe considerarlo “suo”, tentare di proteggerlo e di conseguenza diventare aggressivo, mettendolo in grave pericolo.  E scartate questa opzione. Narcotizzare il gorilla? Lo abbiamo visto, ci possono volere 45 minuti, e in quel tempo può anche impaurirsi e diventare pericoloso, mettendo di nuovo a rischio la vita del bambino. Resta un’unica via: uccidere il gorilla.

“Aveva un volto umano! Faceva le fusa!” E quel gorilla aveva accarezzato quel bambino come mai nessun umano avrebbe mai potuto fare! A tutta questa gente posso solo dire di andare a fare in culo. Deficienti, imbecilli, cretini e pure stronzi.

Pile-Driver

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Pasolini. Pasolini aveva capito tutto e conosceva tutto. Tutti gli intramagli d’Italia, il fascismo dei bidelli di scuola e della filatelia, la modernità che trasformava i contadini in parvenze di persone non più disposte ad affittargli i figlioli per cinque lire, il potere, tutto, porco dio, tutto. E nel suo libro Petrolio? Eh, sarebbero stati cazzi per tutti lì, sarebbe saltato tutto in aria, roba che nemmeno il Necronomicon. E quindi l’Italia si smobilita per metterlo a tacere – la faccia nascosta dell’Italia, quella che conta veramente. E cioè la P2, perché Pino Pelosi non era riuscito a sopraffare PPP (che, non lo sanno in molti, era praticante di alimortacci, l’arte pugnace delle borgate e dei proletari, obliterata dall’arrivo delle arti marziali in seguito al successo di Bruce Lee), quindi alla fine si vede che da una posizione riparata Abberlusconi preme il grilletto e infligge il colpo fatale, un colpo fatale occulto e cancellato dall’autopsia, infatti.

Morale implicita: ma lo vedete o no? Tutto ‘sto casino, i manfruiti, e poi? Non fanno una sega. Te vuoi anche dargli il matrimonio? Il prossimo passo cosa sarà, i negri?

Giudizio finale: fuggite, sciocchi!

Ho parecchi amici americani su Facebook che detestano visceralmente Donald Trump e postano, piuttosto spesso, articoli che ne mettono in luce tutti gli aspetti, oltre a qualche meme spassoso. E’ normale, visto che si tratta di un potenziale candidato alla presidenza della loro nazione. Mi fa un po’ ridacchiare invece quando certo antrumpismo viene da contatti italiani, tutti presi e partecipi manco dovessero votare loro. Ma si sa, lo sbroc non ha mai conosciuto confini, poi ci si può aggiungere che la scelta del presidente USA volenti o nolenti impatta tutti etc etc, protagonismi per interposta persona, sbroc di rimbalzo e via discorrendo. O, banalmente, pura e semplice antipatia per il personaggio. Ho sempre dato per scontato che avrebbe trovato simpatizzanti pure in Italia, e infatti ne ho avuto conferma non del tutto insospettabile a cena qualche tempo fa, fuori dall’interwebs: “Trump è ganzo perché dice quello che pensa e non è affatto politicamente corretto, como vorrei vederlo faccia a faccia con la Boldrini!” Come da manuale. Nel corso dell’ultima settimana invece ho visto contatti facebookari italiani condividere meme e post in favore di Trump, tutti regolarmente con un’immagine del magnate durante un comizio e una citazione virgolettata, di quelle politicamente scorrette sbroc sbroc tipo “faremo costruire il muro sul confine messicano al Messico!” o “via i Musulmani!” o similia. Lì per lì sono rimasto sorpreso, lo confesso. E non capivo nemmeno perché. Poi ho dato una scorsa ai profili dei condivisori di Trumperie varie: non troppo casualmente, tutti appassionati fan di Putin. Probabilmente lo sarebbero pure di Erdogan, non fosse musulmano!

lemmylegend

Una volta, quando avevo dieci anni o giù di lì, trovai un manifesto impressionante ad accogliermi subito fuori dal catechismo. Rappresentava una specie di treno mostruoso, con una faccia da teschio demoniaco e due zanne gigantesche; sembrava correre ad alta velocità, quasi sul punto di deragliare. C’era scritto Motörhead, sopra: cosa voleva dire? Boh! Io e due miei amici (uno dei due oggi non c’è più – ciao Omar!) in particolare pensavamo fosse il cartellone di un film horror di prossima uscita e quindi eravamo tutti esaltati. Eravamo fissati coi film horror e facevamo anche un po’ a gara a chi ne aveva visti di peggiori, quindi iniziammo a inventarci cosa doveva essere questo film Motörhead, inventammo la storia del treno che porta i demoni dall’inferno, ricordo che lo disegnammo pure a fumetti, ne parlavamo, come se l’avessimo visto scena per scena, agli altri di classe nostra, che poi a loro volta replicavano con altri film inventati o le scene che avevano visto nella versione che ha visto il fratello più grande al cinema mio cuggino mio cuggino – insomma, tutti ci inventavamo tutto, era divertente. Musica pesa? Baffi a manubrio? Zero. In realtà mi sa che i Motörhead avrebbero suonato di lì a poco a Firenze per il tour di Orgasmatron, il disco del 1986, e quindi c’era il manifesto in città. Fine.

orgasmatron

Questa è la mia storiellina persona sui Motörhead. Non molto, però mi è rivenuta in mente all’improvviso, dopo essermene dimenticato per secoli, appena ho saputo della morte di Lemmy. Una morte che a voler vedere era ormai nell’aria – negli ultimi due anni la salute di questo pilastro del rock era andata deteriorandosi non poco, e nell’ultimo poi non ne parliamo. E nonostante ciò, era pure uscito un disco, Bad Magic, davvero bello – un degno, e a questo punto commovente, modo per uscire di scena. I Motörhead poi li ho scoperti ben dopo le elementari: si parla delle superiori all’inizio degli anni ’90, iniziazione alla musica pesa. Del pugno di primissimi gruppi che sentivo al tempo, i Motörhead sono rimasti ai vertici delle mie preferenze fino ad oggi. Ascoltarli negli anni ’90 aveva, almeno per me, un sapore particolare: erano considerati vetusti e fuori moda, le riviste ne parlavano quasi con fastidio. Eppure fecero un sacco di gran dischi in quel periodo. Ed è vero che i Motörhead hanno sempre tirato avanti per la loro via, fedeli al proprio stile, ma è anche vero che la qualità è stata mediamente molto alta e che nel tempo hanno creato via via piccole sorprese e nuovi archetipi sonori all’interno della propria discografia – in questo, si rivelò di importanza capitale l’album Sacrifice del 1995 e, più in generale, il ventaglio di possibilità aperto dall’arrivo di un batterista come Mikkey Dee.

Motorhead-BookletCntrPhoto

Lemmy. Era considerato un simbolo del metal, musica che però non gli è mai piaciuta – e non ha mai perso occasione per ribadirlo, senza per questo mancare di rispetto ai metal fan né ai musicisti che lo suonano (diversi dei quali sono pure stati suoi grandi amici). “Ci chiamano heavy metal per i capelli lunghi, ma noi somigliamo più ai Damned che ai Judas Priest”, disse una volta, ed è difficile dargli torto. La musica dei Motörhead, concisa, assordante e velocissima, rifiutava in maniera netta la magniloquenza dell’hard rock anni ’70. Lemmy, nel metter su la band, aveva come modello di riferimento gli MC5, il che non sorprende affatto – pure gli MC5, e prima ancora gruppi come Sonics, Monks etc, recuperavano l’urgenza primitiva del primo rock’n’roll per ridarle vita in anni di suoni levigati, megaproduzioni e arrangiamenti imponenti. La filosofia di Lemmy fu la stessa, ma l’esito diverso – è riuscito ad andare avanti per quarant’anni, live fast die old, ad altissimi livelli. Volume, velocità e violenza capaci di ispirare legioni di punk e metallari nei secoli dei secoli, un gusto melodico e armonico figlio diretto di Chuck Berry e Little Richard, una inconsueta capacità di infilare groove pure ad altissime velocità, e poi una mano fertile: il talento del Lemmy compositore è sottovalutato quanto quello del Lemmy paroliere, ambito in cui si dimostrava intelligente, arguto, cinico, spiritoso e sensibile. Sempre alla sua maniera, come del resto nel modo di suonare il basso e di cantare, con quella voce limitata e ruvida, ma straordinariamente vissuta ed espressiva.

lemmysmoke

Si è molto parlato poi della questione politica, al solito in maniera idiota. Non starò a dire cosa non fosse Lemmy (annoverato fra i “loro”, recentemente, dai microcefali di Casapound, sì, quelli che reclamano come loro i Dropkick Murphys e si fanno picchiare e cacciare via a pedate dalla band stessa al concerto), ma dovessi sintetizzare, era un anarchico individualista, su posizioni non troppo diverse da quelli che animarono l’inizio della cultura dei biker negli anni ’50. Al tempo, gruppi di reduci dalla guerra di Corea, delusi dalle loro istituzioni al ritorno in patria, si chiamarono fuori dal consesso civile, organizzandosi in una società autonoma che viveva secondo un proprio codice etico ed estetico. Lemmy è andato avanti così, assumendosi sempre la responsabilità di errori e fallimenti, senza chiedere altro se non il diritto alla propria libertà personale. Non voleva ingraziarsi nessuno, ma era felice di essere apprezzato… se lo si apprezzava esattamente così com’era, alle sue condizioni. Quando si dice che è l’ultimo di una specie, un pezzo unico etc, è tutto vero. Non stiamo parlando di una figura banale, di un tossico miliardario istituzionale stile Keith Richards – Lemmy ha sempre lavorato durissimo, fra dischi e tour, fino all’ultimo. Anche negli ultimi anni, quando i Motörhead divennero all’improvviso rispettabili nel mondo del rock “che conta” e che li aveva sempre trattati come merda, non si è scomposto minimamente e ha continuato a fare esattamente come prima.

Addio, vecchio bucaniere. Mi mancherai da morire.

La musica è poesia

Grazie
del biglietto
per Diamanda Galas
a me però
mi garbava
Samantha Foz.

Augurio…

… di buone natale etc etc. E nel caso voleste un bel filmino da vedere tranqui mentre smaltite l’abbiocco termonucleare con un paio di bottiglie di Unicum, ecco che ci penso io, altrimenti voialtri stavate tutto il tempo a contarvi le caccole, dio merdoso.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: