Categoria: pellicole decrittate


Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: c’è un sito, Evil Things, che lancia un concorsone bombabbestia. Ma troppo, eh, roba tipo che chi posta le robe più pessime (a insindacabile giudizio del misterioso webmaster detto Master, nome che strizza pure l’occhio al gdr, uhuhu!) vince. L’importante è vincere con cattiverie insomma, kattiverie con la “k” senza freni, ai danni di chiunque. Che si vince? Beh, è tutto un mistero, premio incluso. I quattro vincitori ricevono una mail che gli dice di andare in un paesino, guarda caso pieno di freak e sciagattati da tirarci una bomba, dove qualcuno ovviamente li spia non visto. Qualcuno che, mi sa tanto, è il Master. Che punisce in diretta web i quattro vincitori, colpevoli di efferatezza orridodepilante! Per le kose kattive che hanno fatto! E in maniera proporzionale alla kattiveria!!11!

Morale implycita: ma lo vedi che tempi di merda. Quando noi s’era ragazzetti si andava in giro a giuocare a tombola, o bocce, i più trasgressivi truccavano i motorini e imprecavano, ma finiva lì. Oggi questi giovinastri sono convinti che siccome c’hanno il cellulare e l’interwebs possono fare quello che vogliono, che teste di cazzo. Su interwebs c’è pieno di pazzi satanisti pederasti che ti attirano con gli zuccherini e poi appena ti giri te lo piantano nel tabarèn, speriamo che Don Rullo lo faccia chiudere.

Giudizio finale: secondo alcuni, Cose Cattive e altri film del genere segnano la rinascita prepotente dell’horror italiano. Premesso che l’horror italiano in massima parte faceva vomitare murene e quindi se restava morto era meglio, simili livelli di merdonismo iscritti nel dna di un essere vivente non si erano mai visti. Ma date tempo al tempo, e la nuova trasgregenerescion vi stupirà con golem di merda che fanno i film al posto loro ottenendo gli stessi identici risultati – film di merda.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Jep Gambardella (che suona un po’ come “Clem Momigliano”) è il tipico intellettuale italiano. Non fa un cazzo a giornate, ha scritto un libro fra Pleistocene e Paleolitico, spara minchiate sui giornali e partecipa fisso a tutti gli eventi mondani romani. A 65 anni però è un po’ immalinconito e disilluso, nonostante una vita stile rock’n'roll all night and party every day. Questo perché alla fine si accorge che i suoi amici son tutti falliti e teste di cazzo, ma non solo: qua e là Roma gli pone sotto gli occhi scampoli misteriosi d’un passato che poteva essere un altro presente. Per esempio, la sua prima fidanzata è morta, ma in un diario tenuto segreto dai tempi di Carlo Martello si scopre che il suo amore per Jep non è mai venuto meno. Dopo aver trombato una strappona milanese per superare la notte e le sue rivelazioni, Jep vaga di qua e di là per una Roma onirica cercando di ricordare il passato e con esso la bellezza.

Morale implycita: come del resto sempre accade, chi lascia la strada vecchia per quella nuova sa quello che perde, buongiorno e tre uova. La gente dovrebbe volare basso e smetterla di atteggiarsi. Se sei povero e negro e ti elevi, il destino rio ti punirà negandoti la felicità, che tu sarai costretto a rimembrare nei tempi innocenti in cui eri solo uno che puliva la merda dalle carrozze di Piazza Navona per du’ baiocchi, chè quello era il tuo mondo, ma no, per fare il guappo l’hai mollato e hai creduto di poter entrare nel jet-set scrivendo libri del cazzo. Ora la paghi, nini, chè l’aristocrazia ha le sue regole.

Giudizio finale: ma ci sarebbe pure da aggiungere qualcosa? Cioè, per fare lo chic potrei parlare di Fellini-wannabe, e non avendo mai visto un film di Fellini andrebbe benissimo visto che non ho nemmeno visto La Grande Bellezza. Però insomma, non basta – sarebbe meglio che un bel silos di merda pieno di balene diarroiche annegasse pubblico, autori e spettatori di Cannes. Dobbiamo colpire il ventre del nemico con una scarica di sassi dati bene sulla punta del cazzo, o non ci leveremo mai le gambe.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Basri fa il guardiano delle ferrovie. Per fare ciò, deve camminare per i binari venti chilometri al giorno, in qualsiasi condizione atmosferica. Suo figlio Seyfi è stato arrestato diciotto anni fa per le sue opinioni politiche, e da allora non ne sa più un cazzo. E gli è pure stiantata la moglie, pensa un po’. In tutti questi diciotto anni, Basri ha spedito due lettere al mese, una alla Questura e l’altra al Ministero degli Interni, esprimendo la speranza di ritrovare il figliolo. Per questa impudenza viene incarcerato e pestato come un polpo. Alla fine, gli dicono che il corpo di Seyfi si trova a Instanbul e lui va a recuperalo, anche se poi è un mucchio d’ossa e tanta compagnia non gli fa.

Morale implycita: certo che se vivi in Turchia Merdistan non puoi pretendere che il tu’ figliolo possa fare il cazzo che vuole e passarla pure liscia. Sei proprio chiorbone, lasciatelo dire. Voglio dire, stai in un posto di merda di teste di turbante del cazzo dove se dici “oh, Maometto era un po’ stronzo” ti buttano in galera, e il tuo figliolo dice “BUH!” e lo fiondano in galera. E te ne stupisci? Sei un coglione di merda. Emigra, e sii felice semmai se la NATO bombarda tutto ‘sto letamaio del cazzo che se non ci ambientavano un capitolo di Assassin’s Creed nessuno sapeva dove fosse.

Giudizio finale: fa cagare circolini comunisti pieni di spettatori, ognuno dei quali caga circolini comunisti pieni di spettatori, che a loro volta… ci siamo capiti, vero?

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Nina è una giovinotta di sinistra, di quelle che ci credono alle cause all’impegno civile e a dare le case popolari ai negri. Giulio è di destra, sembra uscito dalle pagine di Men’s Health, è ricco e maschilista e vedrai vota Abberlusconi. Nina eredita un villona al mare e la vuol vendere, Giulio è un potenziale acquirente, quindi i due si conoscono. Ovviamente, a lei dopo qualche resistenza iniziale garba lui, o viceversa, fatto sta che gli opposti convergono e quindi Nina impara le usanze tribali di dx al fin di compiacere Giulio e va pure a ripetizione di destrismo dalla sua amica che presenta inquietanti somiglianze con Geppi Cucciari e come lei vedrai che non fa ridere un cazzo. Il finale non ve lo spoileriamo.

Morale implycita: eh, lo vedi, il mondo è per gl’uomini, lo dicevano pure il papa e San Tommaso Padre Pio. Perché sì, insomma, anche qui, è la sgualdrinella dei centri sociali che si studia il manuale per compiacere il vero uomo e mettere da parte tutte le sue tendenze sgommuniste e tutto il suo impegno, mica lui, che alla fine gli importava solo delle puppe e del resto alla fine ci si puliva il cazzo, voglio dire, finché lei gliela dava poteva anche restare sgommunista, a lui che gliene fregava? E quindi, non chiedete la pillola del giorno dopo, brutte troie comuniste di merda.

Giudizio complessivo: si tratta di una pellicola che, ad un approccio superficiale, potrebbe trarre in inganno lo spettatore meno avveduto. Infatti questa intelligente satira sociale mostra argBASTA QUESTA ROBA QUI E’ MERDA, CANE DI DIO, LO CAPITE? M-E-R-D-A, porco cane del gufo imbalsamato! MERDA!

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: il quattordicenne Lorenzo, anziché partire in settimana bianca, decide di rifugiarsi tutto solo in cantina. Se ne resta isolato allo svacco su un divano, con sufficienti provviste di Coca Cola, scatolette di tonno e libri horror. Ad un certo punto, però, arriva la sorella maggiore Olivia che lo scopre, violando l’intimità del suo rifugio. “Oh nini”, gli dice Olivia, “c’è da rigoverna’ la cucina e sciacqua’ pavimenti, mòviti che m’hai digià rotto i coglioni.” E così Lorenzo è costretto a confrontarsi col mondo. Ma se il mondo un rompicazzo come Lorenzo non lo volesse? Se l’é mai chiesto nessuno?

Morale implycita: questi giovani. Sempre a lagnarsi. Sempre a stracciare la coglia, gneeeee gneeeee il mondo non mi capisce, gneeee gneee… I canali di comunicazione prevedono mittente e destinatario, care teste di pescegatto, e non è detto che sia sempre il destinatario che non capisce le vostre richieste – magari siete VOI stronzetti che dite un sacco di cazzate e noialtri non si può fare altro che rimbalzarvi finché non crescete. E dio ape, basta, che pretese!

Giudizio finale: molto discussa la scena dell’inculata, come in ogni film di Bertolucci. Il resto, francamente, provoca l’acuirsi dei sintomi di qualunque malattia pregressa, nausea, incontinenza, persino morte nei casi più sensibili.  Come ogni film di Bertolucci.

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Synossi: dopo quasi vent’anni di coma, Eluana Englaro viene trasferita dal padre in un ospedale di Udine dove permettono l’interruzione dell’alimentazione artificiale. E’ polemica: c’è lo scontro Quelli Che La Vita Va Salvata Sempre E Comunque e Quelli Che I Diritti Civili. Un senatore del PDL dall’incredibile nome di Uliano Beffardi (ancora non ci si crede, al nome dico) viene convocato d’urgenza per firmare un decreto per impedire lo stacco dell’alimentazione. Beffardi, anche per vicissitudini personali (ma secondo me per il cognomen-omen), ha dei dubbi sempre più forti, ma sua figlia Maria invece col cazzo, è fuori dall’ospedale che protesta, così come Roberto e suo fratello, schierati sui fronti opposti di questa vicenda che aveva già rotto i coglioni a tutti dopo mezz’ora, fidatevi che io c’ero. E poi non solo, il dottor Pallido (ma dove li pigliano ‘sti cognomi?) si trova davanti al caso di Rossa (eh?), una tossica con manie suicide, mentre l’attrice ritirata Divina Madre (secondo me credono che ‘sti nomi siano raffinati vettori semiotici o qualcosa del genere) pensa tutto il tempo alla figlia in coma.

Morale implycita: guarda la gente, che merda. Cioè, pur di finire sui giornali, in tv e firmare autografi per strada battendosi il cinque alle trasmissioni di Gads Lernersz e Michele Santoro, o Abbruno Vespa e Massimo Giletti che dir si voglia, non esitano a passar sopra alla tragoedya di una vita bloccata in un corpo immobile eppur vivo, sebbene senza coscienza e incapace di provar alcunché. Avvoltoi! Merde! Stronzi! Che tempi, signora mia!

Giudizio finale: Michael Mann è stato fin troppo delicato. Doveva dare in escandescenza stile Gordon Ramsey e infilare la testa di Bellocchio in un tostapane.

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Synossi: Gina e Marco sono due ragazzi che stanno per affacciarsi sul mondo del lavoro. Entrambi sono speranzosi virgulti pieni di sogni, nella tentacolare metropoli nota ai più come Roma. I due si incontrano in una circostanza del tutto particolare, cioè un colloquio di lavoro. Infatti Gina vuole entrare nel mondo dello spettacolo, e c’è un politico disposto ad aiutarla, a costo (naturalmente) di farsi perforare ben benino il tabarèn a giorni alterni.  Marco è l’autista neo-assunto dal politico in questione, mandato a prelevare Gina dal suo orrendo tugurio di pezzente per offrirle la sciansz. Hai visto te, dove scoppia l’ammore?

Morale implicita: ora, non è per essere stronzi, ma questi giovani sono sempre le solite teste di cazzo buone a niente. Vorrebbero pure un lavoro, vorrebbero, le teste di comò, ma chi glielo darebbe un lavoro a ‘sti lavativi laureati in filologia islamica e arpagoni pregiurassici? Nessuno con un minimo di sale in zucca, ma ci mettiamo una mano sul cuore perché giovani siamo stati anche noi, e qualcosa da fare gli si trova, consapevoli che ne verrà innanzitutto del danno. Che almeno paghino il biglietto in natura, però, e madonnaputtana!

Giudizio finale: non prendiamoci per l’ombelico della murena, gente. Piuttosto che dubitare che questo film sia gradevole quanto l’ingestione di una medusa di cinque chili, sareste disposti a ingoiarne una di quindici, quindi zitti e mosca.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Amanda non ha rapporti facili con gli uomini. E’ sempre sospettosa, incredula, incazzosa e insomma una spina in culo, nei loro riguardi. Perché sono infidi e traditori, si capisce. Il marito di Florence (già, perché il tutto si svolge a Parygi), la sua migliore amica, le dice che si tratta di androfobia, e quindi qualsiasi minima stronzata, da pisciare nel lavandino a dimenticarsi di lucidare le tartarughe dopo i pasti, diventa una scusa per interrompere la relazione di turno. Tuttavia la sera del 31/12 succede qualcosa di inenarrabile: con Antoine, incontrato al veglione, Amanda è tutta carina simpatica puci puci. Sarà mica scoppiato l’ammore vero, si chiede Florence? In realtà un cazzo, Amanda fa la gentile perché è convinta che Antoine sia gay e quindi inoffensivo. Florence e il marito a questo punto devono convincere Antoine a fingersi gay (tanto è francese e quindi metà del lavoro è fatto) per far guarire Amanda…

Morale implicita: in questa società promiscua e libertina, le donne ormai sono uscite dal tinello e rivendicano di tutto, anche di poter fare a meno degli uomini. Infatti, sono ormai convinte che gli uomini son tutti merde di giaguaro e quindi meglio stare co’ gay, che almeno non cercano di entrarti fra le mutande o fra quelle di un’altra. E sempre in questa società promiscua e libertina, i gay ormai non vengono più impiccati come ancora fanno in terre ancora incontaminate come l’Iran o la Siria. E dunque, schieriamoci a favore dell’Islam onde respingere la lobby gay che sta prendendo il controllo delle nostre vite e delle nostre donne.

Giudizio finale: fa cagare una riproduzione di Laura Morante scala 1:1 in pura merda.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Agathe è una donna dell’alta società francese, è colta, ricca, intelligente, laureata, direttrice di un’importante fondazione per l’arte contemporanea etc etc, insomma poche storie, ed  è sposata con un suo pari che fa ovviamente l’editore (mica poteva essere un orrrrrrrendo imprenditore, figura ammantata di troppo volgarismo). Patrick invece è l’esatto opposto, un pezzente semianalfabeta che vive in un furgonaccio fetido e campa alla meno peggio facendo vari lavoretti, tipo scrostare la merda dalle mattonelle, spostare basi d’ombrellone, trafugare cadaveri per i ristoranti coreani, stuccare le crepe nel cartongesso col guano di piccione, cose così, da tangheraccio di bassa scolarizzazione e infime aspettative. Ha rapporti casuali con poppute baldracche, che son ben altra cosa rispetto alla classe e all’eleganza di Agathe, vuoi mettere? Purtuttavia, i figlioli di Agathe e Patrick vanno d’accordissimo fra loro; e l’amicizia della figliolanza farà incontrare i due così diversi rispettivi genitori e scattare più d’una scintilla…

Morale implicita: abbiamo cominciato a dare il diritto di voto alla plebaglia, a farla vivere in quartieri vicino ai nostri, anche nelle nostre stesse strade, anziché confinarli nelle banlieu, e che succede? Questi ottusi gorilla corrompono, coi loro laidi costumi e gli sguardi bavosi, le nostre donne, e ce le trombano a spregio, anziché rifugarsi fra le cosce delle loro orrende manze. Tutto ciò è intollerabile, e se non prendiamo qualche precauzione, tipo comunità segregate di pezzenti subumani che possono solo uscire per lavorare, il mondo si imbarbarirà e potrebbero addirittura comparire i negri.

Giudizio finale: abbiamo scandagliato a fondo nel Necronomicon, nella Libro di Toth, persino fra le barzellette di Morgana (la bimbetta odiosa di venticinque anni fa) dei termini adatti per questo orrore inimmaginabile che sono quelle teste di fagiano dei francesi potevano metter su pellicola, ma senza successo alcuno. Bisogna urgentemente estendere il vocabolario, o quantomeno il n. di specie animali capaci di uscire da un culo umano in seguito a certe visioni d’Acheronte e Flegetonte.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Pietro Pontechievello è un giovane pasticciere, ovviamente ooooooomosessualo, che vuole tentare la carta del cinema e quindi si trasferisce dalla natìa Sicilia a Roma. Va a vivere in una villetta del quartiere Monteverde, che all’inizio fa caa’ ma lui la risistema ammodino in fretta (in perfetto stile gay, come quelli che arredano le case della trasmissione tv). Però, però… ci saranno mica i fantasmi? Perché insomma, fra rumori strani, oggetti spostati, apparizioni negli specchi c’è un po’ da caassi addosso. L’inghippo però è presto svelato: nella magione si nasconde, furtivamente, un’intera compagnia di attori, costretti da circostanze misteriose et indicibili.

Morale implicita: guarda un po’ te l’impudenza e l’arroganza de’ finocchi. Non si accontentano di umili lavori da negro e di farselo piallare nel tabarèn nel retrobottega per integrare le magre finanze, giammai. No, loro vogliono il cinema, vogliono il successo, vogliono diventare tutti come coso lì, Freddimercuri che guarda caso era imparentato col capo dei persiani di 300 o comunque veniva dalle stesse zone. Chiaro che poi vanno a Roma ad okkupare le casette, e chi già le okkupava è costretto a inventarsi fantasma nella vana speranza di mandarli via. E’ un mondaccio, in cui è necessario denunciare la lobby gay anche attraverso l’impegno civile del cinema.

Giudizio finale: ci sono cose, al mondo, che godono di una particolare proprietà, cioè fanno talmente schifo che tornano indietro e diventano una figata. Non questo film, però, che fa così cagare che la merda, una volta deiettata, cerca di rifugiarsi in una copertina degli Excrematory Grindfuckers e poi finisce per suicidarsi, data l’impossibilità della salvezza.

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