Categoria: musica


Che cavolo dico?

Jeff Hannemann è morto. Jeff Hannemann era il guitarrista biondo degli Slayer, nonché la mente musicale più avanzata di quella meravigliosa e amatissima band, nonché l’autore di gran parte del loro repertorio migliore – solitamente, gli album che lo vedevano coinvolto in maggior percentuale erano i migliori. Jeff Hannemann io non l’ho mai incontrato di persona, l’ho solo intravisto fuori dal loro tour bus quando io ci stavo entrando per un’intervista con Tom Araya.

Jeff si beccò una fascite necrotizzante in seguito al morso di un ragno, due anni fa. Da allora è scomparso dalle scene per un lungo processo di riabilitazione, sul cui progresso si sapeva poco. Solo pochi aggiornamenti ogni tanto. Sapevamo che era stato in coma, che aveva dovuto riimparare a camminare, che la mobilità delle braccia non gli permetteva di suonare a lungo, e poco altro – del resto, Jeff era sempre stato un tipo riservato e silenzioso pure quando stava bene, figuriamoci in condizione precarie. Un sacco di idioti, in questi due anni, non ha perso occasione per dire “eh, figuriamoci, ‘sta storia del ragno, chissà cosa c’è dietro?!!!!11!”. Bene, cosa c’era dietro? Una salute ancora più compromessa di quel che si pensava, perché la fascite necrotizzante debilita talmente un’organismo che il fegato, alla fine, può cedere. Sempre che non ceda prima qualcos’altro. Voglio ricordarlo così:

E nel frattempo, Morgan è ancora vivo. Che merda la merda.

Il Concertone è la solita occasione per sentire retorica buonista e musica di merda (non Justin Bieber qui sopra, che al confronto MAGARI dio cane). Tra l’altro a me ‘sta cosa della festa del lavoro il primo maggio, lo ripeto, mi sfrancica i coglioni perché per due anni di fila te lo mangiano, cioè quando capita di sabato e domenica. E grazialcazzo, già stavo a casa! Perché non fanno come i vari Labour Day, che capitano sempre di lunedì garantiti al limone?

Ok, detto questo, ci sarebbe il concerto e la musica. Ma non sto a fare un cazzo, semplicemente vi linko il post di Free Fall Jazz e godetevi quello, se il jazz vi garba. Altrimenti potrei postare pure altra sbobba più rocksz… tipo questa:

Sono i Clutch ripresi dal vivo pochi mesi fa. Sono uno dei migliori gruppi dell’orbe. Chi dice il contrario puzza di baccalà e si merita pugni sul cazzo.

Il 25 Aprile è una data importante, una festa da non dissacrare, anche solo perché molti rifiuti umani amano farlo. Solo, le celebrazioni del 25 Aprile in genere coinvolgono musicisti orrendi, noiosi, barbuti e scassacazzo, portasfiga clamorosi come Bobo Rondelli, i 99 Posse, i Modena City Ramblers o la Bandabardò. E quindi io vi do una colonna sonora atta all’uopo, ovvero due ore del magnifico Trombone Shorty.

Oggi i Black Sabbath hanno diffuso il singolo del loro nuovo album, 13. Si chiama God Is Dead? e, manco a dirlo, fa cagare tane di scorpione. Lo potete sentire qui. In giro è pieno di gente in lacrime, sembra di essere a Lourdes o a San Giovanni Rotondo – minghia appadreppio! Minghia attoniiommi! Tutti quanti, più o meno, hanno deciso che il disco sarà un capolavoro. Cioè, gente che vivacchia di stenti (artistici) dal 1982 di Mob Rules (ultimo loro disco davvero bello), che fa la solita reunion di cadaveri con quell’idiota neuroleso di Ozzy Osbourne, che dovrebbe avere credibilità zero… no, cazzo, minghia i bbblecsabbatz gegni gegni rispetta la storia minghia. No, non rispetto chi mi fa pena e schifo, e quindi nemmeno il pubblico di nostalgici coglioni che, se God Is Dead? fosse stata una canzone degli Obsidian Sgommotron uscita su un qualunque disco Rise Above nel 2001, l’avrebbero cacato mena di zero. Ancora peggio chi ascolta la canzone, nota che fa vomitare, e allora dà la colpa a Rick Rubin (che probabilmente ha solo salvato il salvabile) o a Sharon Osbourne. Perché sapete, no, questi artisti incorruttibili e lontani dalle sirene del mercato, poi ti fanno i biglietti a 60 euro e il pacchetto “incontra Ozzy nel backstage” a 669 euro, tutta colpa di Sharon! A loro però va bene, e soprattutto a voialtri coglioni va benissimo, perché pagate. Quindi Sharon Osbourne è Wanna Marchi versione metal, voi siete quelli che si comprano lo Scioglipancia metal. Fine del discorso. Poi arriva il solito ritornello “eh il ricambio generazionale, le nuove band…” Ma andate in merda, imbecilli: anziché cercare di conoscere le band giovani nel pieno della carriera, preferite andare a vedere o ad ascoltare ‘sti vecchi stronzi che non hanno più nulla da dire.

Se c’è una roba che in questi giorni mi garba veramente da mori’ è Die Young, l’ultima canzone di Ke$ha. Mi piacevano anche altre robe sue, ma questa è veramente il top. Ha la forza trascinante e cazzara che poteva avere l’anno scorso Party Rock Anthem (altro numero di genio). Tra ritmo che pesta e mette in moto il pancreas, flow della strofa davvero acchiappante e un bridge-ritornello fenomenali, è veramente una hit da urlo. Una hit pop che è molto più fica di quel che può essere il rock mainstream di oggi, perché se uno accende la radio che ci può trovare? Finocchiacci come i Muse, i Radiohead o i Kasabian o roba del genere, insomma, nessun genitore si preoccuperà perché il figlio ascolta dei tizi che piagnucolano e si preoccupano della crisi energetica. Due palle. Invece Ke$ha, con la sua immagine pubblica da white trash queen che si trascina da una festa all’altra ubriacandosi con alcolici pezzenti all’insegna della più totale e disinibita irresponsabilità, è la cosa più simile ai Mötley Crüe del 1983 che possiate trovare in giro, e non fatevi ingannare dal fatto che non sia ruock coi guitarroni ma electropop del più ballabile: tutto, ma proprio tutto quello che c’era di pericoloso e dannoso (e quindi bello) in Shout At The Devil si ritrova paro paro in Ke$ha, soprattutto in Die Young. Guardate il video fichissimo:

Visto? C’è tutto l’armamentario di Shout At The Devil: il party irresponsabile e degenerato, Satana, la cccioga, il trombaggio etc etc. Lo dice pure Alice Cooper, che Ke$ha è molto più rock di tanto rock da boy scout che va per la maggiore, e da che mondo è mondo Alice Cooper ha sempre ragione. E ora, a me gli occhi. Ke$ha naturalmente ha un team di professionisti coi coglioni quadrati che lavorano per lei e curano la sua promozione. E oggi la promozione si combatte su una miriade di fronti, fra cui l’interwebs. L’entourage promozionale di Ke$ha ha sicuramente visto, negli ultimi anni, il proliferare di pagine su pagine interwebbare dove una composita congerie di deragliati mentali, imbecilli, ignoranti, stupidi e ritardati scandaglia minuziosamente i videoclip di Lady GaGa o Beyoncè per decifrarne il simbolismo demoplutogiudoilluminatonegro. Cosa c’è di meglio che riempire un video esattamente di tutte le cazzate a cui credono queste teste a travaso, che così lo diffondono viralmente nei loro forum e nei loro blog? E’ classico e giusto: visto che gli idioti sono tanti, serviti di loro – sono pure gratis. Detto fatto:

Questa era la sbroc queen Fiorella Mannoia, ma basta usare Google per trovare migliaia di imbecilli come lei. Per esempio, cercate Ke$ha “Die Young” Illuminati e verrete inondati da merda purissima qualità oro. E solo in italiano, figuriamoci! Morale della favola: qua la mano Ke’, qua la mano staff, avete babbato i gonzi e  fatto un fracco di danaro sfruttando i loro encefali di medusa e la loro abissale stupidità. Vi voglio bene. Colgo l’occasione per dire che la porta dell’Inferno si trova sotto gli uffici della Garrincha Records, che pubblica cose talmente schifose che all’Inferno sono proibite per oltraggio al pudore.

A me garbano i negozi di dischi. Dico sul serio. Quando vado in una città, li cerco e mi piace proprio infilarmici, cercare/comprare le robe, etc etc. Soprattutto se sono negozi dedicati alla roba che mi garba, oppure in cui a tale roba sono dedicati ampi reparti. Non sono schizzinoso, va bene anche il repartone da Mondadori o Ricordi o FNAC che sia. Credo che questo tipo di passione per il negozio di dischi sia connaturata a quella per la musica. E che non ci sia niente di male, al pari di altri piaceri come il velocipede, l’auto d’epoca, o addirittura le rievocazioni storiche in armatura e spada. Si tratta di tenere in vita un passato ormai finito, per pura passione, assieme ad altri appassionati. La passione è la chiave, ovviamente: da un profilo strettamente razionale, un’auto moderna è più economica, sicura e facile da guidare rispetto all’Aston Martin del 1946, però se ce l’hai e ti piace, padronissimo di andarci in giro finché la puoi mantenere in sesto. Queste considerazioni di sconcertante banalità, per qualche astruso motivo, non sfiorano manco per il cazzo una nutrita frangia di ascoltatori di musica che provocano schifo all’idea di comprare online e che piangono lagrime amare et gopiose ogni volta che un negozio di dischi chiude. E sono una gran rottura di coglioni e fonte di sbroccate moralistiche mica da niente, eh. Guardate questo thread (iniziato nel 2009, ad oggi cento pagine) sul forum del Mucchio Selvaggio. Il post che dà l’avvio è un chiaro esempio di una mentalità retriva e antiquata che non vuole saperne di scendere a patti con la realtà, sostenuta dalle stampelle dell’elitismo e della nostalgia canaglia. Dice:

“il negozio di dischi sta diventando superfluo come concetto proprio. e questo, al di là degli inevitabili sentimentalismi e cazzate da vecchio dentro terrorizzato dai cambiamenti quale sono, non riesco proprio a vederlo come una cosa positiva. da Nannucci ho passato più ore della mia vita di quanto fosse ragionevolmente lecito ipotizzare, lì ho comprato il mio primo disco (“fear of the dark” degli iron maiden, appena uscito: era il giugno del 1992), lì mi fermavo dopo la scuola a ravanare con la tenacia e il puntiglio dell’archivista tra le vaschette dei “fondi di magazzino” in cerca di “chicche” nascoste e offerte irripetibili (dai vinili della Contempo a 1.950 lire, a “skyscraper” di david lee roth a 1.500 lire, agli stock di forati con dischi tipo “songs of faith and devotion”, “without a sound” o la raccolta di b-side dei mudhoney che ti tiravano dietro a prezzi ancora oggi imbarazzanti), ma non importa.”

L’abbiamo fatto tutti, tutti noi appassionati di musica. Se capita l’occasione lo faccio ancora, ma non è un bisogno. Perché la cosa importante, per un appassionato di musica, è l’accesso alla medesima. Queste madeleine sono buone per pulircisi le croste di merda dalle ascelle, dio canaccio. Anch’io se ci penso dico “ah, che teNpi”, pensando ai pomeriggi al negozio di dischi specializzato in metalz della mia città a discorrere con negoziante e gente. Allo stesso tempo, è tutto finito, ed è cambianto in meglio. Il tizio del post sul Mucchio va avanti e aggiunge, ad un certo punto:

“perchè quello che molti ascoltatori dell’ultima ora e troppi stronzi che hanno adesso l’età che avevo io quando spulciavo tra quegli scaffali non possono capire (e probabilmente non capiranno mai), è che quando compri un disco in un negozio non paghi solo il disco, paghi anche il servizio che il negozio stesso ti offre, e questo vuol dire competenza, scelte di campo, guida all’acquisto, commessi totalmente ossessionati e nerd oltre ogni possibile speranza di redenzione,scrematura, quella stessa scrematura che il mucchio tenta faticosamente di operare tra le sue pagine, che io spesso non condivido ma che comunque c’è, esiste, mi fa sentire trattato con rispetto in quanto ascoltatore, mi fa pensare che la musica in quanto oggetto abbia ancora un valore.”

Non sono un ascoltatore dell’ultima ora e non so bene cosa pensino i sedicenni di ora, non frequentandoli non ho neppure la presunzione di liquidarli con questi giovani di merda che non capiscono un cazzo. Il servizio e la scrematura che può fornirti un negozio specializzato, vecchio, lo trovi pure online. E non ha alcun bisogno di spocchiosi negozianti miopi con la barba piena di parassiti: un buon algoritmo di apprendimento è perfettamente in grado di svolgere lo stesso compito. Quando mi arrivano i consigli di Amazon USA, dove ho uno storico di acquisti che comincia dal 1998, trovo regolarmente o cose che ho già (ma non ovviamente comprato da loro) oppure cose che mi possono interessare e non di rado prendo: vedi, il tuo negoziante è inutile anche da questo punto di vista! Amazon UK e Amazon DE sono meno precisi, nei loro consigli, perché lo storico degli ordini è molto inferiore, però se comprassi più spesso raggiungerebbe ovviamente la stessa efficienza. E per finire:

“ora io vorrei che tutti quegli stronzi che comprano a mani basse da playpuntocòm perchè “costa meno”, che ordinano i cd a paccate sui siti internet americani così risparmiano sul dollaro, io vorrei che tutta questa feccia del cazzo si rendesse conto di cosa si è persa e di cosa sta contribuendo a distruggere indirizzando i propri soldi nelle tasche di qualche colletto bianco oltremanica (o oltreoceano) che non sanno nemmeno che faccia abbia. trovare un disco che si cerca da tempo, rovistare tra gli scaffali, scambiare due chiacchiere col clerk ossessionato, Cristo santo, uscire di casa per cercare qualcosa che ti piace, andarsela a prendere. è questo che più di ogni altra cosa mi spaventa, nell’epoca del “tutto e subito”: che si perda la consapevolezza che gesti, che azioni del genere esistano. è questo che mi fa sentire come tommy lee jones in “non è un paese per vecchi”. non Nannucci che chiude, ma le cause che lo hanno portato a chiudere. pensare di essere rimasto l’ultimo stronzo che un disco lo cerca continuando ad avere a che fare con esseri umani.”

Oh, così saremmo feccia del cazzo. Il cretinetti sembra più interessato ai negozi che alla musica. Perché, caro cretinetti, se grazie ad Amazon, a Play etc. puoi comprare di più perché i prezzi sono più bassi, succede che… al musicista arrivano più soldi! Proprio così! A noi feccia del cazzo non interessa un cazzo del contatto umano col negoziante del cazzo: ci interessa la musica. Avere i dischi, ascoltarli, capirli. Comprarli, così che l’artista possa contare su del danaro, nella speranza che gli altri appassionati facciano uguale. I cretinetti del km zero discografico non ci arrivano. E’ più importante la consapevolezza dei gesti, rovistare fra gli scaffali, trovare un disco che si cercava da tempo (cosa che su web succede spesso). Ma vaffanculo, coglione! Sei proprio un vero, autentico, immane coglione.

Pensaci: vai sulla superfichissima comunità di ascoltatori di musica, ti scambi consigli, scopri artisti, robe, cose. Puoi correre su YouTube o sul sito ufficiale e farti un’idea di prima mano. Se ti convince, puoi subito volare su Amazon e similia e trovare quei bei dischi che ti hanno consigliato gli esperti della comunità virtuale che tanto ti piace frequentare, puoi comprare con tre clic e trovarti tutto nella cassetta della posta dopo una settimana. In pratica, hai davanti a te il modo migliore e più efficiente mai realizzato per accrescere la tua cultura musicale, e allo stesso tempo stai pagando il musico per il suo lavoro meglio di prima (per il semplice fatto che prezzi più bassi => più dischi venduti), e invece no, vade retro, si perde la consapevolezza dei gesti (mi viene da ridere ogni volta che lo scrivo) e si mandano i soldi a qualche colletto bianco mai visto né sentito!!!!11!!!uno!!! Ma si può essere più idioti? Come se fosse bello vedere e sentire quei cafoni di Rock Bottom a Firenze, per esempio…

Sospetto che a fianco di questo vecchiettismo ci sia una bella dose di elitismo. Ci sono persone che ascoltano la musica non solo per piacere personale ed interesse, ma anche per estremo bisogno di affermazione sociale. Sovraccaricano la musica di una dimensione etica e fanno miriadi di castelli in area prima di poter dire se tal disco/artista è ok o fa cagare iguana impagliati. La musica, per queste persone, serve per tracciare una linea: da un lato NOI, dall’altro LORO. E se la musica X piace a LORO, allora SequelaDiCastelliInAria è eticamente sbagliata e la critichiamo con violenza. In questa forma mentis, rientra anche l’acquisto al km zero nei cari vecchi negozi di una volta. Io, guarda un po’, ho sempre pensato che Nick Hornsby sia una merda e Alta Fedeltà un libro del cazzo.

Kekko di Bastonate fa spesso ragionamenti simili. Io in tutta onestà faccio una fatica boia a capirlo, quando si perde nell’assurda dimensione dell’etica per una roba che suona e stimola maggiore o minore secrezione di endorfine a seconda della sensibilità individuale. Lo leggo, perché mi fa vedere le cose secondo una prospettiva per me inconcepibile. Feticismo per il negozio di dischi di una volta sbroc sbroc compreso. Bah. Sia come sia, se a qualcuno piace andare in giro con una macchina del 1943, faccia pure. Solo non si metta a moralisteggiare perché noialtri preferiamo auto più sicure ed economiche e che a voler vedere inquinano pure un botto meno. Io continuerò ad accrescere la mia cultura musicale (ma lo stesso discorso si può fare paro paro coi libbbri) con Amazon, Play, CDWOW e compagnia bella, pulendomi allegramente il culo con la consapevolezza degli antichi gesti. E dio maiala di dio! Ma c’è una via con cui un negozio dischi oggi, può vivere e prosperare, cioè internet e specializzazione. L’intervista che ho fatto ai tipi di JazzMessengers (Barcellona) rivela una success story notevolissima. Ma l’Italia è troppo provinciale per queste cose… minimo, il tizio del thread di Mucchio Selvaggio non comprerebbe mai da un negozio che vende molto su internet, perché sarebbe poco etico.

Venerdì 18 maggio. In quel giorno è uscito il post Roba Perentoria, dove venivano enunciate alcune semplici verità sul nadir della musica, Lo Stato Sociale, e il loro album Turisti Della Democrazia. Le visite, quel giorno, sono state 1595, uno dei picchi da quando questo sblogs è su WordPress, e quindi uno dei picchi di sempre. Di questi 1595, un terzo abbondante veniva da Facebook, segno che il post è stato ribloggato in giro e, immagino, abbia suscitato un sacco “vaffanculo nn cpsc un cz!!11!uno!1″ fra gli indiboiz e/o sfighè che non provano istantanei moti peristaltici a sentire LSS. Del resto, qualche commentatore svantaggiato & pieno d’odio ha scritto pure qui, ma l’ho cassato. Solo ora mostro qualcosa, così, per ridere:

N.1: “Solo un decerebrato senza pensiero autonomo puo’ formulare un giudizio basandosi su dieci secondi di ascolto.almeno non scriverlo. Pero’ non temo di essere altrettanto in torto per averti giudicato in 4sec di lettura…”

Oppure un genio? Oppure, semplicemente, LSS fan talmente smerdo che basta davvero così poco? Era un commento di risposta a un commento di Berserker, fra parentesi, ma chissene.

N.2: “Ho letto i vostri commenti e noto che concordate sul fatto che vi fanno cagare. Ma, curiosità personale, posso sapere che artisti ritenete degni di nota?”

Un classico, la sbirresca richiesta di titoli. Mi faccia vedere se lei può permettersi di giudicare. Dall’alto di cosa giudica? Beh, è un po’ che ascolto Justin Bieber, Emma Marrone e Nina Zilli, sono eclettico, dio cane.

Mi sovviene un’altra cosa, ovvero che la sera del 18 Maggio sono andato a vedermi dal vivo i 3 Inches Of Blood. A riguardo Kekko di Bastonate potrebbe, probabilmente, scrivere una bella analisi sociologica secondo cui 3IOB e LSS sono mutualmente esclusivi e chi dice il contrario è un negro. O almeno lo spero, perché mi diverte quando scrive quella roba che poi magari non sono d’accordo un cazzo ma mi garba leggerla lo stesso.

Algebricamente parlando:

3 Inches Of Blood = Judas Priest + Slayer + Accept + At The Gates.

Lo Stato Sociale = Offlaga Disco Pax + Lunapop.

Dal momento che Judas Priest, Slayer, Accept e At The Gates sono tutti quanti fichi, la loro somma è fica. Allo stesso modo, siccome Offlaga Disco Pax e Lunapop sono merda di cammello morto di vaiolo su un marciapiede di Calcutta, la loro somma sarà merda di cammello morto di vaiolo etc etc. Insomma, immaginate un po’ la composizione di funzioni continue, magari con i gruppi della prima equazione che sono funzioni continue, quelli della seconda no, e fate che la non continuità corrisponda a far venire la merda al culo e ci siamo. QED.

“Ma Lo Stato Sociale, no, quanto farà caa’?”
“Abbestia!”

Quindi, la discussione è chiusa. E ora che ci penso non l’avevo mai iniziata, mi ero limitato a proferire verità, solo che stavolta ho deciso di dimostrarle e basta mi sono rotto. Ora vediamo se pure questo post fa un bordello di visite.


Afterhours? Carmen Stronzoli? Baustelle? Assolutamente no, queste merde sono bandite. Ma non un GG Allin d’annata, che se non vi garba andatevene a fare in culo ascoltando non so, i Modena City Ramblers.

C’è un mio vicino di casa, ci tengo a precisare simpaticissimo, che è un vero e proprio Vecchio Rocker. Sapete di quelli che solo i gruppi che si ascoltavano quando erano giovani loro erano ganzi e tutto quello che è venuto dopo fa schifo? Quelli che i Pink Floyd e i Clash e i Deep Purple ma che vuoi che siano quelle merde degli Slayer e dei Dead Kennedys etc etc? Ecco, paro paro. Il nostalgismo del Vecchio Rocker, archetipo di cui il mio vicino è un’incarnazione, è ciò che tiene in piedi la grande baracca del rrrrrrruock prima dell’inevitabile schianto finale che, mi auguro, avvenga il prima possibile. Certo, perché succeda devono prima sparire di giro tutti i gruppi storici, ma trattandosi di biologia dobbiamo solo pazientare – quando anche le band degli anni ’90, tipo Soundgarden o Dream Theater o Radiohead o Tool o Nine Inch Nails o Rage Against The Machine (cito a caso gruppi simbolo dal grande numero di fan) saranno troppo decrepiti per tirare la carretta e le loro 130esime ristampe andranno ad affiancare le 2700esime dei Rolling Stones, il ciclo sarà ultimato. Questo non perché di gruppi bravi non ne siano usciti, è palesamente falso, ma perché il mondo è cambiato. Intanto, siamo subissati dal fenomeno del Classic Rock, ovvero dai gruppi di ventenni che si ispirano a quelli di quarant’anni fa, a volte imitandone persino il look – The Answer, Gentleman Pistols, Wolfmother e milioni di altri. Il fenomeno lo posso spiegare da due versanti: quello tecnologico (i giovini) e quello anagrafico (i vecchi).

Per il versante tecnologico ci vogliono due sottocapitoli:

Il primo è Guiter Hero: la diffusione amplissima raggiunta dal celeberrimo videogioco nel corso degli anni ’00 ha avuto l’effetto non trascurabile di avvicinare ai classici del rock una quantità esorbitante di giovanissimi, che hanno cominciato a scoprire, e a comprare in massa, le discografie dei vari Mostri del Rock. Molti di loro si sono pure messi a suonare davvero, per dire. Magari ispirandosi proprio a quei Grandi Vecchi.

Il secondo è più recente e si tratta del binomio YouTube+Facebook. Per un adolescente che si affaccia oggi sull’interwebs, non c’è poi così tanta differenza fra il 2012 e il 1962, in termini di immediata offerta musicale: basta che legga qualcosa sui Sonics o Rolling Stones o Hendrix o Van Halen o Death o Slipknot o XXX di turno per poter trovare fior di roba su YouTube da condividere immediatamente su Facebook con millemila amici fra cui, si suppone, altri sufficientemente appassionati di musica per scatenare il classico ardore & voglia di scoperta del teenager. Un gruppo appena formato di teenagersz ha le stesse probabilità, oggi, di suonare come i Cream che di suonare come i Muse, e di trovare in entrambi i casi un’industria discografica disastrata ma ancora capace di dargli qualche chance.

Come prova numerica di questa tendenza, il gran numero di ristampe uscite negli anni ’00 (la Sony/Legacy è stata attivissima, forse perché è quella col catalogo più ampio) parla chiaro, e tutt’oggi si continua a batter cassa, anche se con maggior difficoltà, su questo terreno.

Per quello anagrafico, dobbiamo prendere in esame la critica rock, quella fatta di riviste e libri. Quelli che erano ragazzini ai tempi degli XXX e li vedevano sputazzati e derisi dai critici del tempo sono diventati i critici di oggi e, avendo la penna dalla parte del manico, possono finalmente dire al mondo intero quanto fossero fichi i Judas Priest e i Ramones e i Lynyrd Skynyrd, scriverci retrospettive, libri e speciali tv, e celebrarli nella Hall Of Fame. Non per niente tutti questi gruppi, un tempo feccia disprezzatissima dalla critica e dunque davvero rock in quanto eversivi e pericolosi e ai margini, sono oggi tranquilli senatori del megawatt. La spirale innescata da questi due fenomeni è al momento dominante, e stritola qualunque altra scena. Ma si tratta, incredibili dictu, della punta dell’iceberg.

Perché l’era mitologica del rock è giunta al termine, e bene o male l’avevo già scritto, ma manca l’ultimo tassello: come già il blues e il jazz prima di lui, il rock sparirà dai riflettori per diventare un acquired taste, musica per intenditori con un pubblico di nicchia. Lo dico perché osservando la parabola del jazz, il percorso è evidente. Oggi siamo alla fase che quella musica ha attraversato nei primi anni ’80, quando Wynton Marsalis riuscì a ravvivare l’interesse e a diventare un nome-simbolo anche per chi il jazz non lo conosceva. Oggi, di jazzisti in gamba e giovani ce n’è pure tanti, e il panorama è tanto vasto quanto frammentato in una marea di nomi e tendenze contraddittorie. Suona familiare? Perché oggi se fermi uno per strada e gli dici “fammi il nome di un gruppo rock di ora, subito!” è probabile che ti citi un po’ di brit-shit tipo Muse, quindi comunque roba attuale, ma siamo agli sgoccioli. Anche il rock, in tutte le sue millemila tendenze contraddittorie, si dimensionerà su affluenze da max 2000 persone o giù di lì. Anche il rock verrà identificato genericamente come tutto ciò che ha una chitarra elettrica, come il jazz come tutto ciò che ha un sassofono. Future pop star annoiate faranno il loro disco rock come oggi vecchi rocker in pensione fanno il loro disco jazz per uscire dalla routine. Suona triste? Non per me. Più che mai conterà la musica e basta, che smetterà di diventare una religione o un’ideologia.

Quando David Guetta dice di voler rendere la house più grande del rock, sta solo dipingendo il futuro prossimo venturo, inevitabile quando le ultime rockstar andranno in pensione e i dj ne prenderanno il posto a fianco delle popstar. E’ inevitabile. E, per quanto mi riguarda, non è un male. Altrimenti sarei un vegliardo stile Assante/Bertoncelli che si lamenta che nessuna canzone rock rappresenta Occupy Wall Street e quindi il rock è morto bei tempi quelli di Woodstock sbroc sbroc.

Ma il succo del discorso è uno: il nuovo disco degli Offlaga Disco Pax è una merda come al solito e se vi piacciono andate a fare in culo.

C’ho un pajo di post che mi frullano in testa, già delineati nei loro punti fondamentali, entrambi a metà strada fra crytica e metacvytica: il primo su Holy Terror, ultima pessima opera di Frank Miller, e su certi assurdi sbroc retrattivi e convoluti che genere nelle menti di certi stenterelli, il secondo sulla qualità della critica Gamberetta-style. Solo che non c’ho voglia un cazzo di scrivere e nel frattempo ho accumulato una preziosa crestomazia d’immagini che vorrei condividere con voi (non è vero), quindi farò quello che mi riesce meglio: sparare cazzate random.

Per esempio, lo sapevate che Anna Nicole Smith buonanima aveva inciso un disco? No? Nemmeno io, altrimenti me lo sarei già comprato da un pezzo. E’ un segno della chiara ingiustizia del mondo: mentre Carmen Consoli, di dischi, ne ha fatti nove (e contando solo quelli in studio), Anna Nicole uno. UNO. Ed è pure morta. Dimmi te.

Mario Monti. Dice, ma siamo sicuri? Ci conviene davvero? E chi è? E chi non è? Chi ci sarà dietro? La BCE? L’FMI? Le scie chimiche? Il signoraggio? I denti insidiati dalla placca? Mi sono già rotto. Piuttosto, pare che Fiorello stia conducendo una tramissione pallosa vecchio stile, lo dice pure la Guzzanti. Di solito se la Guzzanti dice “X”, al 99% è una betoniera di merda, e allora vedrai che in realtà la trasmissione di Fiorello è bellissima o per lo meno decente. Però c’è un “ma”: si tratta della trasmissione della Restaurazione, all’insegna della Bella TV Di Una Volta, con le gonne sotto il ginocchio e le battute morigerate etc. etc., dopo i tetri anni dominati dal Modello Marcio Della Società Imposta da Mediaset Colledonnegnude. E quindi, mi sa che forse stavolta siamo a nostro modo spettatori qualcosa di unico: il favoleggiato 1% delle opinioni della Guzzanti. Una donna così squallida che nemmeno in un catfight (su twitter) con quell’altra minchiona della Concita riesce a divertirti.

Un’amica neo-veggie, un mesetto fa, era andata ad una specie di sagra per veggie. In teoria doveva esserci del cibo vegetariano e robe varie, in pratica c’era robaccia schifosa e gente inacidita e incazzosa che brontolava e rompeva i coglioni a tutti incitata da un gruppetto di ammaestratori di criceti vestiti di coperte colorate che nel giro di mezz’ora erano passati dall’alimentazione vegan che il veggie è troppo poco al boicotaggio dei farmaci e il codice a barre di Israele da boicottare. L’amica neo-veggie, dopo quella prima mezz’ora, ha preso la macchina ed è andata via.

Che bello, è uscito il secondo album degli Steel Panther. Si chiama Balls Out, è stupendo e chi dice il contrario è un negro. Non ha un singolo tispiezzoindue come Death To All But Metal, ma neppure una palla allucinante come Shine On You Crazy Diamond, ed è globalmente migliore del già bellissimo esordio. Gli Steel Panther sono come gli Spinal Tap usciti dallo schermo. E poi ho scoperto un altro gruppo superfigo che sono i The Might Could. Fanno quella roba zozzissima che mi esalta un sacco, cioè quel metal assordante fatto di blues iperdistorto, batteria primitiva, voce ringhiante, chitarre che hanno appreso bene la lezione dei Lynyrd Skynyrd e la ripropongono a volume indecente. Veramente troppo spettacolo, robba tosta da bottigliate in testa t’aspetto fuori dal saloon m’hai fatto incazzare che oggi son stato otto ore a scuoiare opossum per la conceria che altrimenti non arrivo dio cane a fine mese e meno male mi lasciano la carne degli opossum da portare a casa.

Miley Cyrus è più metal di tutti i metallari (musicisti e fan) messi insieme. Lo testimonia questo scatto, è più metal pure dei Judas Priest. Ad ulteriore prova della sua totale pwnershipz della metalz, ecco un altro scatto ancor più eloquente:

AHAHAHAH, VISTO, METALLARI DI MERDA, DOV’E’ IL VOSTRO DIO OGGI? IN GIRO CON LA MAGLIETTA DI MILEY CYRUS! E fa di molto bene perché Miley diffonde il verbo della metalz in tivvù presso i giovani, impara alle ragazzine i valori fondamentali di questa musica come la finzione spacciata per verità (i fan ci cascano sempre) e la fedeltà assoluta agli idoli e ai loro dogmi. Quindi, niente. C’è chi rulla, tipo me, Miley o Rob, e chi no, tipo voi, che magari vi credete ganzi perché ascoltate lammmmmerda dei Pain Of Salvation o di Steve Wilson. E ora basta, di sentire le vostre stronzate mi sarei anche rotto all’interno dei coglioni.

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