Categoria: cultura come se piovesse


Megarissa per l’elezione del presidente della repubblica. Ognuno propone candidati balordi. Ognuno dei candidati balordi suscita reazioni accese pro e contro, ma tutte caratterizzate invariabilmente da un alto livello di stupidità. Essenzialmente, si sta facendo una sorta di selezione per il Grande Fratello. Nel senso, per il GF un team di autori seleziona fra gli aspiranti candidati dei casi umani che, messi insieme, facciano una bella polveriera. Per questa storia delle Quirinarie (bel termine di merda), il funzionamento è abbastanza simile: il Quirinale anziché la Casa, un potenziale inquilino scelto fra VIPS di comprovata moralità che dovrebbe dare una strigliata ai politicacci merdosi. In prima linea fra i quirinabili figurano eroi dello sbrocworld come Dario Fo e Milena Gabanelli: molti vorrebbero vederli mentre si aggirano per le stanze di palazzo con un lazo, pronti a cogliere sul fatto i malfattori o a redarguire con livore i trafficoni. Si critica tanto il mondo ipermediatizzato etc, ma tutti questi candidati sono solo personaggi mediatici privi di qualsiasi competenza necessaria del caso, caricati di aspettative proprio in virtù del loro stesso personaggio. Ho spesso detto che il wrestling è un modello interpretativo perfetto per la politica, e tutto questo ambaradàn non fa eccezione manco per il cazzo: perché un wrestler arrivi ai piani alti occorre che sappia lottare, che abbia una personalità coinvolgente, un personaggio forte, e che la sua ascesa venga costruita in maniera credibile, in modo che la cintura arrivi come coronamento di un percorso ad un personaggio/atleta di valore. Saltando questi passaggi, si rischia di bruciare troppo presto un wrestler. E’ successo molte volte, soprattutto quando la WWE si pigliava la fissa per un nuovo arrivato che scatenava un po’ di consenso iniziale, lo spingeva troppo presto in cima e arrivava puntuale l’epic fail. Adesso è simile, con la variante “viene da un’altra disciplina”: ricordate che per ogni Kurt Angle troviamo cento Ken Shamrock.

La situazione attuale vede i vari partitelli proporre i loro potenziali candidati, preclare personalità mediatiche, alcuni appunto estranei al giuoco della politica e provenienti dai generali degli Opliti del Bene. Non sto a discutere la bravura di Gino Strada o di Milena Gabanelli nei loro rispettivi settori. Ma ne discuto l’estraneità alla politica come valore positivo in quanto tale. Mi si dice, “eh sì ma Fingulfio Rapanelly e Coso Laggiù che sapevan fare per fare i ministri, che ne sa un fornaio di legge o un bercellatore di sanità?” Posso sbagliarmi, ma quest’assunzione è falsa come le ossa di un licantropo verde. Perché è vero che per es. un medico alla Sanità e un informatico alle Telecomunicazioni, per dire, potrebbero essere scelte ok. Ma non per ogni ministero c’è una formazione specifica. Soprattutto, si cerca un politico. E per fare il politico bisogna conoscere il campo di battaglia della politica, le sue regole istituzionalizzate e i suoi procedimenti, le sue bassezze, chi ne fa parte in quel determinato momento, su cosa far leva per ottenere un successo, che pressioni esercitare, a quali sottostare, mettere in relazione il nazionale con l’extranazionale etc, e fare il tutto da una cornice istituzionale, quindi selezionando accuratamente le parti di verità che si possono dire al popolo. Fine. Le cose funzionano a questa maniera, e per fare il Presidente della Repubblica devi saper nuotare nella vasca degli squali, ancor prima che essere un bravo allevatore di cavalli o un eccellente ingegnere civile o un arguto scrittore di battute sui negri.

Speriamo ora che tutta questa manfrina finisca presto perché mi ha già di molto rotto i coglioni. Almeno quanto quelli che strillano scandalizzati perché Justin Bieber, dopo la visita al Museo Anna Frank, ha detto che probabilmente Anna Frank sarebbe oggi una sua fan. E dio cane, che c’è di così scandaloso? La povera Anna Frank era una ragazzina, e se lo fosse nel 2013, avrebbe buone probabilità di essere fan di Justin Bieber, come molte sue coetanee. Tutto così, semplice, lineare, senza alcun bisogno di commenti. Avrei capito se il commento fosse venuta dalla bocca di rifiuti umani nazistelli stile Burzum o Darkthrone, ma qui proprio…

Pwning Florence since 2011

Pare che stasera in tivvù ci sia qualcosa di deteriore ed orrendo. Nello specifico, Roberto Benigni (aargh) che legge la Costituzione (tutta o in parte, non so e non me ne frega), con aneddotti e pinzillacchere varie, nello stile benignesco che tra le persone di cvltvra in Italia ha tanto successo. Non solo, è un atto di fede nonché un dogma: se Benigni ti rompe il cazzo, ovviamente sei lì con la scheda elettorale in mano che non vedi l’ora di votare Abberlusconi. Bene, è abbastanza inutile soffermarsi ancora su questi meccanismi triti e ritriti, quelli per cui la cultura coincide con la didascalia e la trasmissione di un discutibile Messaggio Edificante Che Educhi Il Popolo. Tutto ciò è merda aberrante. Qui si pigliano le distanze in maniera netta e piuttosto vi offriamo alternative valide ai maestrini con la penna rossa. Per restare in tv, su MTV c’è Jersey Shore. E’ l’ultima stagione, quindi è pure importante, su, non fate gli stronzi. Peccato sia solo una puntata, ma ci si può accontentare. Altrimenti ci penso io a offrirvi un programmino ricreativo niente male.

1) Film: El Dia De La Bestia, spassoso film spagnolo a suon di Satana, metal etc:

2) Musica: un concerto completo dei Gov’t Mule alla Mountain Jam del 2008:

Poi non dite che questo blog non si preoccupi di dare qualcosa ai giovini per immunizzarli dalla merdaglia dilagante, eh.

A me garbano i negozi di dischi. Dico sul serio. Quando vado in una città, li cerco e mi piace proprio infilarmici, cercare/comprare le robe, etc etc. Soprattutto se sono negozi dedicati alla roba che mi garba, oppure in cui a tale roba sono dedicati ampi reparti. Non sono schizzinoso, va bene anche il repartone da Mondadori o Ricordi o FNAC che sia. Credo che questo tipo di passione per il negozio di dischi sia connaturata a quella per la musica. E che non ci sia niente di male, al pari di altri piaceri come il velocipede, l’auto d’epoca, o addirittura le rievocazioni storiche in armatura e spada. Si tratta di tenere in vita un passato ormai finito, per pura passione, assieme ad altri appassionati. La passione è la chiave, ovviamente: da un profilo strettamente razionale, un’auto moderna è più economica, sicura e facile da guidare rispetto all’Aston Martin del 1946, però se ce l’hai e ti piace, padronissimo di andarci in giro finché la puoi mantenere in sesto. Queste considerazioni di sconcertante banalità, per qualche astruso motivo, non sfiorano manco per il cazzo una nutrita frangia di ascoltatori di musica che provocano schifo all’idea di comprare online e che piangono lagrime amare et gopiose ogni volta che un negozio di dischi chiude. E sono una gran rottura di coglioni e fonte di sbroccate moralistiche mica da niente, eh. Guardate questo thread (iniziato nel 2009, ad oggi cento pagine) sul forum del Mucchio Selvaggio. Il post che dà l’avvio è un chiaro esempio di una mentalità retriva e antiquata che non vuole saperne di scendere a patti con la realtà, sostenuta dalle stampelle dell’elitismo e della nostalgia canaglia. Dice:

“il negozio di dischi sta diventando superfluo come concetto proprio. e questo, al di là degli inevitabili sentimentalismi e cazzate da vecchio dentro terrorizzato dai cambiamenti quale sono, non riesco proprio a vederlo come una cosa positiva. da Nannucci ho passato più ore della mia vita di quanto fosse ragionevolmente lecito ipotizzare, lì ho comprato il mio primo disco (“fear of the dark” degli iron maiden, appena uscito: era il giugno del 1992), lì mi fermavo dopo la scuola a ravanare con la tenacia e il puntiglio dell’archivista tra le vaschette dei “fondi di magazzino” in cerca di “chicche” nascoste e offerte irripetibili (dai vinili della Contempo a 1.950 lire, a “skyscraper” di david lee roth a 1.500 lire, agli stock di forati con dischi tipo “songs of faith and devotion”, “without a sound” o la raccolta di b-side dei mudhoney che ti tiravano dietro a prezzi ancora oggi imbarazzanti), ma non importa.”

L’abbiamo fatto tutti, tutti noi appassionati di musica. Se capita l’occasione lo faccio ancora, ma non è un bisogno. Perché la cosa importante, per un appassionato di musica, è l’accesso alla medesima. Queste madeleine sono buone per pulircisi le croste di merda dalle ascelle, dio canaccio. Anch’io se ci penso dico “ah, che teNpi”, pensando ai pomeriggi al negozio di dischi specializzato in metalz della mia città a discorrere con negoziante e gente. Allo stesso tempo, è tutto finito, ed è cambianto in meglio. Il tizio del post sul Mucchio va avanti e aggiunge, ad un certo punto:

“perchè quello che molti ascoltatori dell’ultima ora e troppi stronzi che hanno adesso l’età che avevo io quando spulciavo tra quegli scaffali non possono capire (e probabilmente non capiranno mai), è che quando compri un disco in un negozio non paghi solo il disco, paghi anche il servizio che il negozio stesso ti offre, e questo vuol dire competenza, scelte di campo, guida all’acquisto, commessi totalmente ossessionati e nerd oltre ogni possibile speranza di redenzione,scrematura, quella stessa scrematura che il mucchio tenta faticosamente di operare tra le sue pagine, che io spesso non condivido ma che comunque c’è, esiste, mi fa sentire trattato con rispetto in quanto ascoltatore, mi fa pensare che la musica in quanto oggetto abbia ancora un valore.”

Non sono un ascoltatore dell’ultima ora e non so bene cosa pensino i sedicenni di ora, non frequentandoli non ho neppure la presunzione di liquidarli con questi giovani di merda che non capiscono un cazzo. Il servizio e la scrematura che può fornirti un negozio specializzato, vecchio, lo trovi pure online. E non ha alcun bisogno di spocchiosi negozianti miopi con la barba piena di parassiti: un buon algoritmo di apprendimento è perfettamente in grado di svolgere lo stesso compito. Quando mi arrivano i consigli di Amazon USA, dove ho uno storico di acquisti che comincia dal 1998, trovo regolarmente o cose che ho già (ma non ovviamente comprato da loro) oppure cose che mi possono interessare e non di rado prendo: vedi, il tuo negoziante è inutile anche da questo punto di vista! Amazon UK e Amazon DE sono meno precisi, nei loro consigli, perché lo storico degli ordini è molto inferiore, però se comprassi più spesso raggiungerebbe ovviamente la stessa efficienza. E per finire:

“ora io vorrei che tutti quegli stronzi che comprano a mani basse da playpuntocòm perchè “costa meno”, che ordinano i cd a paccate sui siti internet americani così risparmiano sul dollaro, io vorrei che tutta questa feccia del cazzo si rendesse conto di cosa si è persa e di cosa sta contribuendo a distruggere indirizzando i propri soldi nelle tasche di qualche colletto bianco oltremanica (o oltreoceano) che non sanno nemmeno che faccia abbia. trovare un disco che si cerca da tempo, rovistare tra gli scaffali, scambiare due chiacchiere col clerk ossessionato, Cristo santo, uscire di casa per cercare qualcosa che ti piace, andarsela a prendere. è questo che più di ogni altra cosa mi spaventa, nell’epoca del “tutto e subito”: che si perda la consapevolezza che gesti, che azioni del genere esistano. è questo che mi fa sentire come tommy lee jones in “non è un paese per vecchi”. non Nannucci che chiude, ma le cause che lo hanno portato a chiudere. pensare di essere rimasto l’ultimo stronzo che un disco lo cerca continuando ad avere a che fare con esseri umani.”

Oh, così saremmo feccia del cazzo. Il cretinetti sembra più interessato ai negozi che alla musica. Perché, caro cretinetti, se grazie ad Amazon, a Play etc. puoi comprare di più perché i prezzi sono più bassi, succede che… al musicista arrivano più soldi! Proprio così! A noi feccia del cazzo non interessa un cazzo del contatto umano col negoziante del cazzo: ci interessa la musica. Avere i dischi, ascoltarli, capirli. Comprarli, così che l’artista possa contare su del danaro, nella speranza che gli altri appassionati facciano uguale. I cretinetti del km zero discografico non ci arrivano. E’ più importante la consapevolezza dei gesti, rovistare fra gli scaffali, trovare un disco che si cercava da tempo (cosa che su web succede spesso). Ma vaffanculo, coglione! Sei proprio un vero, autentico, immane coglione.

Pensaci: vai sulla superfichissima comunità di ascoltatori di musica, ti scambi consigli, scopri artisti, robe, cose. Puoi correre su YouTube o sul sito ufficiale e farti un’idea di prima mano. Se ti convince, puoi subito volare su Amazon e similia e trovare quei bei dischi che ti hanno consigliato gli esperti della comunità virtuale che tanto ti piace frequentare, puoi comprare con tre clic e trovarti tutto nella cassetta della posta dopo una settimana. In pratica, hai davanti a te il modo migliore e più efficiente mai realizzato per accrescere la tua cultura musicale, e allo stesso tempo stai pagando il musico per il suo lavoro meglio di prima (per il semplice fatto che prezzi più bassi => più dischi venduti), e invece no, vade retro, si perde la consapevolezza dei gesti (mi viene da ridere ogni volta che lo scrivo) e si mandano i soldi a qualche colletto bianco mai visto né sentito!!!!11!!!uno!!! Ma si può essere più idioti? Come se fosse bello vedere e sentire quei cafoni di Rock Bottom a Firenze, per esempio…

Sospetto che a fianco di questo vecchiettismo ci sia una bella dose di elitismo. Ci sono persone che ascoltano la musica non solo per piacere personale ed interesse, ma anche per estremo bisogno di affermazione sociale. Sovraccaricano la musica di una dimensione etica e fanno miriadi di castelli in area prima di poter dire se tal disco/artista è ok o fa cagare iguana impagliati. La musica, per queste persone, serve per tracciare una linea: da un lato NOI, dall’altro LORO. E se la musica X piace a LORO, allora SequelaDiCastelliInAria è eticamente sbagliata e la critichiamo con violenza. In questa forma mentis, rientra anche l’acquisto al km zero nei cari vecchi negozi di una volta. Io, guarda un po’, ho sempre pensato che Nick Hornsby sia una merda e Alta Fedeltà un libro del cazzo.

Kekko di Bastonate fa spesso ragionamenti simili. Io in tutta onestà faccio una fatica boia a capirlo, quando si perde nell’assurda dimensione dell’etica per una roba che suona e stimola maggiore o minore secrezione di endorfine a seconda della sensibilità individuale. Lo leggo, perché mi fa vedere le cose secondo una prospettiva per me inconcepibile. Feticismo per il negozio di dischi di una volta sbroc sbroc compreso. Bah. Sia come sia, se a qualcuno piace andare in giro con una macchina del 1943, faccia pure. Solo non si metta a moralisteggiare perché noialtri preferiamo auto più sicure ed economiche e che a voler vedere inquinano pure un botto meno. Io continuerò ad accrescere la mia cultura musicale (ma lo stesso discorso si può fare paro paro coi libbbri) con Amazon, Play, CDWOW e compagnia bella, pulendomi allegramente il culo con la consapevolezza degli antichi gesti. E dio maiala di dio! Ma c’è una via con cui un negozio dischi oggi, può vivere e prosperare, cioè internet e specializzazione. L’intervista che ho fatto ai tipi di JazzMessengers (Barcellona) rivela una success story notevolissima. Ma l’Italia è troppo provinciale per queste cose… minimo, il tizio del thread di Mucchio Selvaggio non comprerebbe mai da un negozio che vende molto su internet, perché sarebbe poco etico.

Siamo La Gente, Il Potere Ci Temono è al momento la più divertente pagina di tutta Facebook. E’ una roba stratosferica, piena di banner e stronzate tipo quello che vedete qui sopra, fatte con ammirevole cura: riprendono lo stile dei tipici banner da condivisione, pieni di slogan urlati/urlanti, italiano sgrammaticato, accostamenti di colore fra l’improbabile e il fastidioso, mezze verità e autentiche bugie… il tutto portato, ovviamente, all’eccesso e al parossismo. Ma, e questa la cosa più spassosa, molti deficienti indignados 24/7 li hanno ripubblicati come se fossero veri banner dei loro movimenti di rincorbelliti associati – tanto basta la grafica e qualche parola strategica tipo “Scandalo!”, “Vergogna!”, che il contenuto non viene nemmeno letto. Ahahaha, coglioni! Non c’è miglior dimostrazione per due cose contemporaneamente: 1) i media sono pieni di stronzate, internet anche di più, 2) informazione e controinformazione contengono un sacco di rumore, ma solo nella seconda il rapporto è così sfavorevole, perché chiunque abbia un accesso internet può mettersi subito a controinformare. E non solo. Nel post precedente avevo parlato di questa bufala internettara dei superpoteri di Hollande. Nei commenti mi segnalano che se n’è occupato pure Paolo Attivissimo, con un notevole particolare in più: ci è cascato pure Leonardo Coen, autorevolissima (…) firma di Repubblica, che ha pubblicato la notizia senza verificare niente, e allo scoppio della bufala ha riscritto due volte l’articolo con immane faccia di culo. A questo punto, facciamo due conti: se internet brulica di fregnacce scritte da teste di bomba, queste stesse fregnacce si propagano subito sui giornali e sui siti dei medesimi. “Non esistono pasti gratis”, diceva Robert Heinlein. In questo caso, l’informazione gratis è una massa non documentata, faziosa, aberrante e idiota che soddisfa l’ego o le aspettative del lettore e dello scrittore ma non ha alcun valore informativo. Ragionando in termini di teoria dell’informazione:

La capacità del canale diventa irrilevante, perché in partenza c’è già merda, ovvero una o più persone che confezionano articoli pieni di falsità, cialtronerie e mezze verità, senza alcuna fonte attendibile o dato verificabile. Al ricevitore arriva merda, magari alterata dal canale e ulteriormente peggiorata, ma sempre merda di contenuto informativo zero. Arriverà il momento il cui, per avere informazione, dovrete abbonarvi a servizi a pagamento. Il New York Times, dopo qualche anno di assestamento, ha già compiuto lo shift. Altri seguiranno. Certo, la gggggente come voi che il potere vi temono non si fiderà delle notizie prezzolate e continuerà a preferire guru controinformativi. E a dire/fare/baciare/lettera/testamento cazzate a pioggia.

Che succede, ora? C’è un turbinio, da mesi, di allarmismo sulla questione dell’euro, l’Europa, lo spread, la Grecia, la Spagna, i negri. C’è un certo compiacimento: ah, verremo puniti per i nostri peccati! Ve l’avevo detto, dio cane! Savonarolismo di ritorno, apocalissi all’orizzonte, il crollo di Babilonia la Superba, tra poco tocca a noi: ci si può aspettare qualcosa di diverso in una nazione così profondamente cattolica? No, tanti discorsi, ma mi sembra di aver capito che siamo davvero in pochissimi ad essere uscito da quello stato mentale fallimentare e obsoleto. Io non mi metterò certo ad improvvisare analisi finanziarie, visto che non ne sono capace (= non ci capisco un cazzo). Noto però che ci sono alcune buzzword in giro per l’interwesb e l’Informazione Alternativa e gli status di Facebook che fanno ridere i polli morti. Per esempio, si parla di debito pubblico come se fosse una roba inaudita. E’ una pratica per finanziare gli stati usata ovunque – ogni stato si impegna a garantire il proprio debito e a rinegoziarlo. La cattivissima gestione italiana del debito pubblico durante gli ultimi trent’anni (da parte del governo E della nazione) lo ha fatto crescere assai, ma tuttavia il grosso canale di export verso la Germania e la presenza di colossi energetici come l’ENI e altre aziende fanno sì che l’abbia preso nel tabarèn un posto del minchia come la Grecia, e non l’Italia. Ovviamente, il debito non verrà mai estinto, e altrettanto ovviamente subisce l’influenza delle agenzie di rating che possono influire sulla solvibilità e di conseguenza sulla negoziazione. Ah già, le agenzie di rating.

Le agenzie di rating sono potenti, potentissime, c’hanno più soldi loro che nazioni intere e non mi invento un cazzo. Questo potere non l’hanno acquisito con scie chimiche e signoraggio, ma con la fiducia accordatagli nel corso degli anni, quando l’informazione era lenta e ai Randolph & Mortimer Duke occorrevano analisti che studiassero le situazioni locali (es. guerra fra Baraondi e Umbimbi, nella regione dove si produce sgommanio) per sintetizzarle poi in comodi indici di riferimento (SgommanioUnitedNgr: +5%). L’abitudine ha dato il potere alle Standard’s & Sciagattat’s del mondo. Con l’informazione che viaggia a velocità istantanea ed enormi computer che svolgono in automatico squinquardoni di operazioni al secondo, il megacasinò della finanza guadagna e brucia altrettanti squinquardoni di soldi al secondo e si trova nella posizione di poter influire sul bilancio di uno stato. La crisi (o meglio, le varie crisi) che si susseguono dal 2008 sono figlie di questo andazzo, con operatori e managgerz irresponsabili e stronzissimi.

Alla luce di questo turbinio di eventi, c’è tutta una corrente apocalittico-sbrocchista che la sa lunga che dipinge Monti come esecutore del volere della malwagye banche UE BCE signoraggio sbroc sbroc sovranità monetaria sbroc sbroc e la migliore di tutte, la BCE banca privata sbroc sbroc (basta un link per smedare ogni cosa). Si tratta di stronzate, ovviamente, anche se ci permettono di ridere ancora un po’ dello svantaggio mentale altrui, in particolare di quelli (e sono tanti) che una volta urlavano la demograzzzia in pericolo!!1undici!!! e siamo internazionalisti europeisti e non gretti bottegai, e oggi invece tuonano contro la democrazia che non funziona bella merda torniamo al tallero. Sapete, tipo i luminari dell’economia pescati a caso fra i disoccupati dalle giunte comunali grilline. Tornando a Monti, dovessi valutarlo, direi che non mi piace. La sua strategia è quella da destra conservatrice vecchio stampo, cioè tassazione sanguinaria e colpi d’ascia su stato e welfare per rientrare nei parametri. Dal momento che in Italia gli strati di parassitosi sono spessi e pesanti e allo stesso tempo non misurabili, le amputazioni (o fiscal compactsz) sono brutali e ne fa le spese quella popolazione che per anni ha voluto vivere in un’economia drogata. Ok, come dire… arriva il conto. Monti lo serve in una maniera che non mi piace, ma prima o poi doveva capitare.

La cosa interessante, a questo punto, è un’altra: i politici di spread non parlano granché, ne parlano più i giornali (le buzzword sono, appunto, buzzword e quindi soggette a mode). Non paiono troppo preoccupati dei rating, e anzi alcune agenzie di quelle grosse sono sotto indagine per frode. Monti è a fare trattative in Russia, che è una cosa potenzialmente molto positiva. In America, nè Obama nè Romney, mi pare, stanno dicendo qualcosa alle agenzia e a tutto quello che rientra sotto il termine “Mercati”. Tra tutti, fanno spallucce e guardano da un’altra parte, prendono tempo, e fanno altre cose, altri accordi, altri trattati – sì, senza chiedere al popolo, che tanto non capisce un cazzo e non capirebbe. La mia idea è che si cerchi di rimettere il guinzaglio alla bestia portandola alla fame. Se poi nel frattempo ci tira qualche morso, incassiamo – alla fine voglio dire, gli stati sopravvivono ai mercati, ma i mercati senza gli stati mica tanto. La partita va avanti, vediamo un po’ come prosegue. La direzione, però, è evidente: il mondo multipolare, suddiviso per aree d’influenza (America, Europa, Cina, Russia) in comunicazione fra di loro ma, come dire… più sicure.

"Antisemitismo? Pffff..."

L’assassino di Tolosa, quello che ha ucciso a sangue freddo una bambina di sette, un insegnante e un uomo coi due figli piccoli, tutti in una scuola ebraica, è stato identificato come lo stesso uomo che, alcuni giorni prima, aveva ucciso tre militari. Il mondo dello sbroc, dalle frange salottiere a quelle dei CSOA, prima dell’identificazione, era percorso da un brivido palpabile. La stampa tirava fuori articoli grondanti retorica sull’orrore del nazismo, i campi di sterminio, le risposte sbagliate ai tempi della crisi, la ricerca del capro espiatorio, l’ebreo capro espiatorio per eccellenza, funziona sempre, non dimentichiamo, c’è un movimento neonazi in giro per l’Europa che rischia di guadagnare terreno, guardate lo sciroccato Casseri di Firenze, dobbiamo stare vigili, stare attenti, non dimenticare! Il che, sia chiaro, è tutto giusto e sacrosanto. Solo che tutta questa tensione, alimentata dalla silenziosa preghiera stile “fa’ che sia stato un biondo neonazi del Front National, fa’ che sia stato un biondo neonazi del Front National, fa che sia…”,  è poi evaportata in un colossale meh, con una certa coda di imbarazzo e di dimentichiamo tutto va’. Perché, come ormai sapete tutti, l’assassino si chiamava Mohammed Merah, non era di fattezze molto ariane, era musulmano, jihadista e ha fatto quel che ha fatto per vendicare i boveri balesdinesi.  Ohibò. Un bel cortocircuito.

Sulla rete, ma vedrai che pure al bar, tu chiedessi a tanti insospettabili...

Mohammed Merah ora è stato freddato dalle teste di cuoio e io. in tutta onestà. me ne rallegro. Intanto ieri su Facebook c’era già una pagina, subito rimossa prima che potessi prendere uno screencap, che inneggiava a lui e invitava a boicottare Israele. Prossimamente si dirà che Merah è innocente ed è stato vittima delle lobby sioniste che hanno inscenato tutto grazie alle scie chimiche. E così, il soggetto unico responsabile di questi omicidi passa rapidamente in secondo piano, di fronte al SIONISMO.

Sì, era un terrorista.
Sì, ha ucciso, ma per vendicare i boveri balesdinesi.
Sì, i terroristi che uccidono gli innocenti sbagliano, ma la causa è giusta.
Sì, la causa è giusta perché se Israele non li opprimesse sarebbero tranquilli.
Sì, Isreale è nostro alleato ed è parte del Ricco Occidente.

E’ COLPA NOSTRA.

L’illogica sequenza di assiomi di cui sopra è impeccabile nella sua demenza assoluta, ma è molto vera ed illustra perfettamente la forma mentis di tutte le numerosissime teste di cazzo a pile che ragionano ancora in termini di “colpe collettive”, come un qualsiasi gruppo di mongoloidi estremisti extraparlamentari degli anni ’70. Dimenticano o ignorano, tutti costoro, la figura di Sayid Qutb, principale ideologo di quell’ammasso di merda di dimetrodonte che va sotto il nome di Fratelli Musulmani, cioè invasati che dichiarano jihad all’occidente senza sè e senza ma da prima che esistesse lo stato di Israele (dal 1928, per la precisione). Allora, perché non si parla di “stragi qutbiane”? Perché non dire chiaro e tondo che si tratta di gente che passa le ferie in Merdistan o in Assghanistan a studiare nelle madrasse, ovvero le scuole islamiche, quelle dove uno va con lo scopo evidente di diventare ancora più ignorante, ottuso e testa di cazzo di prima? Perché posso concedere che sia la loro cultura,eh, ma è un cultura di merda che produce intellettuali come Sayid Qutb, movimenti come i Fratelli Musulmani e partiti come Hamas, nel cui statuto si rifiuta esplicitamente la trattativa e la diplomazia e si invita alla jihad senza tregua fino alla fine dell’odiato Occidente e alla gloria di Allah. E non sono movimenti e ideologie minoritarie, ma largamente diffuse a livello transnazionale.

Prendiamo ora la foto qui sopra. Se qualcuno la postasse su Facebook, dicendo che si tratta di un festino erotico di qualche depravato israeliano che fa frustare bovere donne balesdinesi rapite nottetempo dalla Striscia di Gazzzza per il sollazzo dei presenti, tutti ricchissimi ebrei, cosa succederebbe? Beh, ora questa immagine qui è chiaramente parte di un servizio fotografico molto glamour e quindi si parte male. Ma il senso è: qualsiasi accoppiata “foto cruenta” + “connessione a Israele” viene creduta e ribloggata in maniera automatica e universale. E’ praticamente impossibile, per Israele, difendersi da questo meccanismo, e quando sbaglia il casino aumenta. Perché Israele mirerebbe a bersagli militari, e purtroppo capitano gli errori. Civili blastati etc. I boveri balesdinesi mirano invece a bersagli civili, ma chissà come mai le voci e le fole più assurde su Israele (l’ultima che ho sentito: mira sulle zone a più alta natalità) sono date subito per buone, mentre gli attentati in scuole, autobus, discoteche, mercati e i missili sulle zone civili (mai contro carri armati ed esercito, mi raccomando!) da parte palestinese destano poca attenzione se va bene, approvazione plateale altrimenti. Non dev’essere facile mantenere la calma.

La morale di tutto ciò? Non lo so, ma non si può uscire da un simile ginepraio di discorsi a cazzo senza stabilire chiaramente le responsabilità. E se Israele può essere aggressiva e fare stronzate, ed essere pure stato ricco e con l’appoggio occidentale etc., questo non esime la Bovera Balesdina dalla sua natura: un paese sottosviluppato e arretrato, con un governo dichiaratamente pro-terrorismo, armato e rifornito dal resto del Merdistan in funzione antioccidentale. Personalmente non crederò mai ai progressi della Palestina finché la Palestina non manderà via a calci in culo Hamas e non si alleerà con Israele – sarebbe l’inquivocabile prova che, finalmente, qualcosa è davvero cambiato. Perché la grossa responsabilità del cambio la ascrivo al sottosviluppato, che è innanzitutto colpevole di sottosviluppo. Già. Se per esempio uno arriva qui dal Merdistan, e non arriva a capire che stando in un mondo diverso non può scotennare la figlia perché si mette la minogonna, allora è proprio un ottuso animale senza speranza e alla pena per omicidio dovrebbe aggiungersi l’aggravante del sottosviluppo. E lo stato, in maniera SECOLARE, dovrebbe troncare tutti i tipi di ingerenza religiosa nella vita civile: di qualsiasi religione, cattolica, cristiana, ebraica, merdistana. Non creare regole ad hoc che soddisfino l’uno per cento dell’elettorato post-marxista filocoranico radical-sbroc che compiange i poveri terroristi che poi uccidono sì ma solo perché noi siamo tanto cattivi.

No, veramente, non c’ho voglia, però qualche perla a voi porci (con rispetto per i suini) devo darla ogni tanto, altrimenti il blog si spopola. Ebbene, una perla è che finalmente esce Spell Eater degli Huntress. Suonano metal classico, ma ci aggiungono la crudeltà sonora e concettuale che il black metal ha sempre cercato – senza successo, ovviamente, perché in genere i blackmetalz sono delle gran teste di baccalà norvegesi che, se non si fossero sfogati col trucco da panda e le mazze chiodate, sarebbero tutti nelle patrie galere per omicidio di omosessuale, negro o musulmano. Gli Huntress invece sono bravi e californiani e hanno una cantante che pare Janet Agren, quindi scusate ma è un no-contest. Ok, data questa notizia, ripartiamo con lo shuffl’in.

E ciuì ciuì ciuì ciuì ciuì ci
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E ciuì ciuì ciuì ciuì ci

E ciuì ciuì ciuì ciuì ciuì ci
E ciuì ciuì ciuì ciuì ci

… (ad lib)

E’ polemica nel mondo della cvltvra. In un articolo del Corriere Pietro Citati (che fino all’altro ieri non avevo mai sentito nominare, per la cronaca) si lancia in un raglio sulla decadenza letteraria del tempo presente. Uso il termine raglio perché, contenutisticamente parlando, Citati spiattella una sequela di banalità del tipo una volta qui era tutta campagna, che tempi, signora mia, i giovani non hanno più rispetto. Dice che in Italia si legge poco e male, e a vendere di più sono libracci merdosi di gente tipi Coelho, Faletti (qui la sua patetica risposta) e Brown, che sarebbero addirittura dannosi. Sinceramente, l’analisi mi pare deboluccia e indimostrabile. Non perché detti libri non facciano schifo (lo fanno), non perché non siano best seller (lo sono), ma perché l’argomento avrebbe meritato uno studio più approfondito. Citati dice che lettori e autori siano peggiorati negli ultimi quarant’anni; unica prova a sostegno, il grande successo riscosso da libri tipo L’Insostenibile Leggerezza Dell’Essere di Milan Kundera e Le Nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso. Dimentica, Citati, che il grande successo del primo (tra parentesi, una cagata che ci sta ritta una vanga) fu conseguenza del film uscito tre anni dopo; del secondo, che non ho mai letto, omette di dire che si vende bene ancora oggi, e presumo non agli stessi che lo comprarono già al tempo. Dimentica pure che per es. Umberto Eco, che pubblichi romanzi o saggi, vende sempre un sacco. Cosa più importante, però, Citati appartiene all’infausta generazione di intellettuali che hanno partecipato direttamente all’orrenda decade ’68-’77 rimanendone per sempre intrappolati – loro hanno fatto tutto, chi li ha seguiti è uno stronzo. Pare che Pasolini sia l’intellettuale più influente sul pensiero italiano degli ultimi quarant’anni, guarda caso, e si vede: era retrogrado e provinciale lui da vivo, figurati chi continua a restare nel suo cono d’ombra.

Citati sembra sceso dalla Luna e non tener conto di quanto il mondo sia cambiato da quei bei tempi che c’era i tirannosauri. Tanto per iniziare,“la classifica di Tuttolibri è realizzata dalla società Nielsen Bookscan, analizzando i dati delle copie vendute ogni settimana, raccolti in un campione di 1100 librerie. Si assegnano i 100 punti al titolo più venduto tra le novità. Tutti gli altri sono calcolati in proporzione.” (es.)  Quindi il rilevamento non tiene conto delle librerie online, che vendono un sacco. Citati si lamenta pure dei classici che non si vendono, ma i classici te li ritrovi periodicamente allegati a questo o quel quotidiano, quindi trovano larga diffusione senza passare dalla libreria. Non abbiamo ancora dati relativi alle vendite dei lettori di eBook, che consentirebbero agli angloalfabetizzati di accedere ad una marea di roba, fra cui classici a sfare GRATIS – una via che l’Italia, terra retrograda per antonomasia, sembra restia a percorrere. Non è fisico, non lo pago, l’odore della carta, giammai. E qui mi vien da pensare che, di libri, se ne pubblicano ogni giorno una marea. Gli scaffali sono obesi. Ci sono libri del passato e libri del presentissimo. Una volta non si pubblicavano neppure così tanti libri, oggi si investe molto sul libro di quello famoso: un comico mediocre, un calciatore, un personalità radiotelevisiva vengono invitata a scrivere istant-book di successo immediato potendo contare su una fan-base enorme. E’ assai probabile che nei mmmmmitici anni ’60 e ’70 tutti quelli che oggi comprano i libri dei comici di Zelig o di Fabio Volo non avrebbero semplicemente mai letto nulla, perché non c’era niente di simile. Cioè, un calciatore calciava, un presentatore radio o tv presentava radio o tv, nessun editore li contattava per un libro. Oggi il business ha preso questa piega, questo investimento miope ad alta resa, e finché dura andrà avanti. Non è certo questione di “Zelig e il Grande Fratello e X Factor che rimbecilliscono la gggente”. Semplicemente, sono nati prodotti librarii per chi normalmente di leggere se ne frega, e fanno leva sul fattore celebrità.

A questo punto potremmo chiederci, come mai in Italia rispetto a X, Y e Z si legge così poco? Credo che molto dipenda dall’approccio cafonal alla cultura che si ha qui da noi: la cultura è innanzitutto un mezzo di distinzione sociale, solo in seguito e se siamo particolarmente fortunati un piacere. Qualche tempo fa avevo scritto un post dedicato proprio a ‘sta roba: eccolo qui. La reazione al cafonal culturale è che molti rifuggono i libri, associandoli pavlovianamente alla noia della scuola e a gente particolarmente saccente e rompicoglioni incapace di rilassarsi e farsi un ballino di cazzi suoi. Quando poi esce il libro del comico di Zelig che li fa ridere allora ci ripensano, e magari entrano nel tunnel del libromerda.

Come si collega tutto ciò al fenomeno dell’analfabetismo evidenziato da questo articolo (Il Sole24h)? In due passi. Il primo smentisce categoricamente la storia dei Poteri Che Ti Vogliono Rincoglionire. Il governo ha dato al cittadino quel che ha voluto: tutti laureati. Per farlo, ha dovuto rendere la selettività della scuola sempre più bassa, dalle elementari fino all’università, col risultato di avere i famosi mille mila laureati a spasso. Inevitabile: non hanno nessun mezzo culturale per comprendere ciò che li circonda. Cavolo, c’è un dottorando dalle mie parti che parla un italiano riprovevole, e non vi dico lo scritto. A logica, non avrebbe mai dovuto arrivare alla laurea, figuriamoci al dottorato, senza padroneggiare un italiano di base corretto. Eppure, tutte le famiglie d’Italia hanno creduto nel mito dell’ascensore sociale all’infinito, tutte le famiglie d’Italia hanno voluto i figli laureati che non debbano più fare i lavoracci manuali, e lo stato li ha accontentati. Uniamoci una classe intellettuale stravecchia stile Citati, volta a contemplare il passato e a rifiutare il presente, che viene comunque ammirata anziché ricoperta di pece e piume in quanto vecchia e superata, e la situazione di stasi appare inevitabile. Il presente fa schifo, il passato era meraviglioso, è tutta colpa dei politici e della tv. Ahah, sicuri? Perché secondo me è essenzialmente colpa vostra.

Ieri sera ho visto, quasi per caso, la trasmissione di Chiambretti. Divertente, come più o meno sempre. Lui mi resta simpatico. Poi c’ha Forest e quindi meglio. Poi c’era anche Bar Rafaeli, il che vuol dire che posso farvi il seguente test:

Cosa pensi di Bar Rafaeli da Chiambretti?
a) Bòna.
b) Fa caa’.
c) Sta a vedere è tutta una manovra della lobby giudeo-pluto-israeliana per enfatizzare il giorno della Memoria e la menzogna dell’Olocausto con cui si giustifica il genocidio dei palestinesi! Chiambretti sionista! Arrigoni è vivo e lotta in mezzo a noi! No pasaran! El pueblo unido!!1!

Se hai risposto a), o equivalenti, tutto ok. Se hai risposto b), o equivalenti, tutto ok uguale, alla fine sono gusti. Se hai risposto c), o equivalenti, beh, sei un coglione ma di quelli duri come le pigne verdi, eh. Estinguiti.

C’è stato, comunque, un gigantesco momento WTF nella trasmissione di Chiambretti. Alla fine c’era ospite (scusate il termine) Mario Borghezio. Di fronte a lui una platea di persone, più la giuria del programma, lì apposta per fare domande scomode ad un personaggio quantomeno controverso. Bene, il livello delle domande e degli interventi di questi idioti era tale che Borghezio è quello che c’è passato meglio; ha fatto una scanagliata solo alla fine, peraltro molto soft rispetto al becero urlare degli altri spastici.

Perché poi quando si parla di tv vien sempre fuori questa storia del degrado. Il degrado, qualora sia divertente, è sempre una cosa ben accetta. Il degrado noioso invece proprio no. Per esempio, qualche sera fa, cena con genitori amici parenti. Una commensale: “L’altra sera ho visto XXX, vi piace?”. Risposta di un’altra, con espressione lievemente schifata: “No, io guardo solo La7.” Capirete che odiare La7 sia un atto di resistenza culturale, un dovere, un imperativo categorico. C’è chi auspica la distruzione fisica dell’emittente, magari assieme a Rai3. Se a caldo viene da dire “Sììììì!” decollando giulivi sul nostro F35 finanziato con soldi sottratti al FUS (o almeno lo spero vivamente) alla volta della redazione di Telecom Italia Media, a freddo invece no. E’ un bene che queste tv esistano perché così i vari Santori hanno il loro bel box. Altrimenti Facebook sarebbe invasa da mobilitazioni pro-Santoro, filmanti che non vi fanno vedere in tv, indignazioni permanenti etc etc. Sai che palle?

Ah, la tv. Cagione d’ogni male. Essendo una persona priva di buon gusto, tatto, creanza e desiderio di far da modello per il prossimo, nei momenti di zapping in tv mi capita di fermarmi qualora siano in esposizione delle pvppe. Gli autori dei videoclippi lo sanno bene, è infatti per questo che conosco quasi tutti gli hit di Rihanna, Beyoncè, Katy Perry etc. Poi che siano meglio di tantissima roba che si fregia di essere fieramente anticommerciale va da sè: solo un mentecatto può preferire Steven Wilson a Katy Perry, e parlo proprio della musica.

Tutto ciò, naturalmente, ha delle pesanti ricadute sulla mia vita sociale: cioè, è molto migliore, perché il giro degli sbroc mi ritiene indegno dei loro consessi e quindi non mi chiama. Allo stesso modo, la community bacchettona mi ritiene parimenti indegno, e dunque me ne sto in compagnia di derelitti miei pari, tipo i Morlock nella serie degli X-Men. Posso sintetizzare tutto ciò in un insegnamento molto prezioso: non è bello ciò che è bello, e tu’ ma’ è un gran budello.

Per parecchio tempo, lo dico senza alcun problema, ho seguito il blog di Gamberetta e l’ho fatto pure con una certa ammirazione. La sua critica puntuale e feroce di un sacco di spazzatura fantasy, soprattutto made in Italy, metteva in luce tutta una serie di falle che bucano l’intero spettro del panorama letterario nostrano. Falle piuttosto gravi, deducibili dalla pubblicazione di vari cessi di libri, tipo:

1) Scrittori che non sanno scrivere e non hanno la minima cura della propria opera;
2) Un universo di addetti ai lavori assolutamente carente e menefreghista che non svolge alcun compito di editing, di revisione, e butta tutto sul mercato così com’è, tanto vende se c’ha abbastanza draghi in copertina;
3) Una malafede assoluta da parte di grandi e rinomati curatori di testata, che si sono arrampicati sugli specchi in tutti i peggio modi per difendere l’indifendibile.

Da questo punto di vista, Gamberetta è stata molto più acuta e vincente di qualsiasi wuminghio.  La sua critica al testo e al mondo del fantastico è stata, nella sua prima fase, molto stimolante, e gliene do atto, anche se immagino ci si pulisca allegramente il culo. Tuttavia ho iniziato pure, dopo un po’, a rompermi i coglioni. Sia per l’acredine sempre maggiore con cui attaccava gli scrittori (ok, io non sono esattamente il re del bon ton, ma almeno il mio tono resta spesso scherzoso – credo), e intendo proprio le persone, sia per un dogmatismo che è emerso con il passare del tempo e ha messo in evidenza i limiti della critica gamberettistica.

Far vedere controesempi di come si dovrebbe scrivere una scena pietosa è ok. Consigliare manuali di scrittura ok. Impostare il discorso sulla pratica dello show, don’t tell pure. Quando però si scende nel fondamentalismo, un po’ meno. Perché la prima premessa alla base del gamberettismo è che fantasy/sci-fi siano essenzialmente letteratura di storie e idee, e quindi sia necessaria, sufficiente, indispensabile una prosa asciutta che permetta a storie e idee di far scivolare il lettore all’interno con la massima naturalezza – presupponendo anche la coerenza interna dell’ambientazione, delle azioni/reazioni descritte etc etc. Di per sé, sarebbe anche tutto a posto. Ma è uno dei modi possibili di scrivere fanta(sy/scienza), il modo asciutto, diretto, realista, heinleiniano di cui peraltro sono un grande sostenitore. Non è l’unico, però. Perché il punto è che lo stile di scrittura dipende da cosa voglia ottenere lo scrittore. Se io volessi scrivere di futuro filtrandolo attraverso la lente del mito, come se fosse visto da un futuro ancora ulteriore e quindi dargli una patina di leggenda e un tono di divertita nostalgia senza bradburysmi, dovrei scegliere attentamente le parole, descrivere in un certo modo, scegliere il giusto tono dei dialoghi etc etc, allontanandomi da una prosa secca e tagliente. Dovrei andare non in direzione di Heinlein, ma guarda caso in quella di Cordwainer Smith. Non so se Gamberetta conosca Cordwainer Smith, ma immagino lo troverebbe una merda, perché di secco, tagliente e realistico ha poco. Ed è così perché fa il necessario per scrivere al meglio il SUO libro, secondo la SUA personale estetica. Possiamo dire se ci riesce o meno – per quanto mi riguarda, ci riesce eccome. Trovo che il grande autore si riconosca anche per questo: fa capire quale sia la sua estetica durante la lettura stessa, e la mette in pratica nel migliore dei modi. Sembra questo il grande limite della critica gamberettistica, condito dall’ossessione per i manuali di scrittura presi come oracoli, tipo “così non si fa, leggi un po’ cosa dice Seth Putnam a pag. 345 del suo manuale Writing Fiction Is Gay!!!1!” Oggi siamo alle guerre dei cloni: senza volerlo, si è formata una frangia di psicotici gamberettiani molto peggiori dell’originale.

Ci sono alcuni appunti che mi viene da fare. Il primo forse deriva dalla mia scarsissima sopportazione del dolore e il conseguente ribrezzo per il sadomasochismo: non sarebbe impiegare il tempo per segnalare ciò che si ritiene meritevole, spiegando perché e percome e tutto il resto, anziché spararsi tonnellate di merda? Visto che le recensioni sono del tutto volontarie (cioè senza il dovere di cronaca immediata da periodico), credo sia più costruttivo impiegare le energie per segnalare ciò che merita. Mutatis mutandis, è la linea che seguo assieme agli amici su Free Fall, per esempio. Il secondo è che i gamberettisti si riproducono velocemente. Ancora un po’ e formeranno una genia di lettori che misurano con riga e compasso Jack Vance decretandone la merdità perché non è conforme allo standard ISO9000 dello Show Don’t Tell e alle norme evidenziate nell’Infallible Book On Writing di W.R. Iter.

Infine, un’ultima notarella. Nel giro del Gamberame si fanno spesso confronti fra Narrativa e Literary Fiction, individuando nella prima la cosiddetta narrativa “di genere” e nella seconda tutto ciò che si bea di essere Letteratura, fatta di stile autocompiaciuto per far sentire colto e intelligente chi legge. Trovo queste distinzioni un po’ troppo forzate, e se vogliamo far sì che la narrativa del fantastico abbia il rispetto che si merita (e se ne merita un bel po’), ci vorrebbe un ragionamento di tipo inclusivo, non steccati e recinti sempre più labirintici. Se la criticaccia snob e prevenuta fa uno sbaglio, reagire con lo sbaglio di segno uguale e contrario la mi sembra una hazzatha.

Lotta all’evasione fiscale.
Mario Monti in realtà è negro.
Sono le banche e le lobby del signoraggio che ci incatenano al petrolio, perché in realtà potremmo andare con le auto ad aria compressa che non sprecano e non inquinano.
I cani e i gatti domestici dovrebbero diventare tutti vegetariani.

Tutto questo e molto di più (ma non ci scommetterei mica tanto, eh) nei prossimi aggiornaggi, che qui s’è battuta giustamente la fiacca, ma ora è teNpo di tornare in attività. Intanto:

E ricordate che, se il rock sta male e Gino Castaldo frigna perché Occupy Wall Street non è rappresentata in classifica da un inno generazionale come succedeva per i grandi moti di protesta di quando lui stesso aveva sedici anni (all’incirca, nel 1923), è tutta colpa dei Muse, que’ finocchiacci.

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