Archive for maggio, 2011


Ebbene sì, come potere dolorosamente constatare dal qui presente scrinsciotsz: gli italiani preferiscono un passato sempre uguale a sé stesso. Adesso che ha vinto Pisapia, i vietcong marceranno su Milano riempiendo il duomo di kebab. Non ci credete? Noi di questo blog abbiamo dato una sbirciata in esclusiva al programma del neo-eletto sindaco e rabbrividiamo dal terrore visto che non si fa mai menzione del bambin Gesù, dio merda, roba dell’altro mondo.

Vedete questa foto? E’ stata scattata dieci minuti fa in piazza S. Babila:

Io fossi in voi mi preparerei per tutte le cose terrificanti che si porta addietro, dall’alba dei tempi, il comunismo, che come sappiamo fu un’invenzioni dei negri per sterilizzare la razza bianca con la droga e il rock’n’roll. Guardate, guardate cosa vi aspetta…

1) Agli islamici, e solo a loro, sarà concesso di comprare armi e munizioni per difendersi, com’è nel loro diritto in quanto minoranza, dagli assalti dei Capitalisti. Questo porterà, ovviamente, a terrorismo su larghissima scala, e presto ci toccherà il coprifuoco e, peggio ancora, cantare Ewwywa Allah Akhbar al posto di O Mia Bela Madunina.

2) Ghei nelle forze dell’ordine. In questo modo, potranno multare tutti i bravi padri di famiglia, onesti lavoratori, cacciatori e pescatori, nonché tutte le fiere casalinghe e madri di famiglia, rispettosamente coniugati di fronte a Iddio, facendoli sentire colpevoli di abigeato. In questo modo, gli eterosessuali faranno di tutto per avere figli ghei, in modo che da grandi non vengano vessati dalla pula.

3) Droga. La droga verrà venduta fuori dalle scuole e in tutte le farmacie da poliziotti negri ghei. In questo modo l’umanità milanese sarà sempre più corrotta e marcia e passerà il tempo a drogarsi, mentre gli ominisessuali, i ghei, i negri e gli arabi gli entreranno in casa a rubare, ma siccome i poliziotti sono già ghei e negri e comunisti, non faranno niente, mostrando anzi i denti limati da squalo e isprezzo dell’istituzione che sono chiamati a rappresentare.

4) Negri. Le piazze di Milano bella saranno d’ora in poi piene di negri che giocano a basket, ballano la breakdance, agitano cactus e fanno riti vudù col mascherone africano. E se provate e protestare, arriverà la polizia che vi accuserà di non aver rispetto per le minoranze e vi tradurrà in carcere in due secondini. E siccome pure il giudice sarà negro comunista ghei, saranno cazzi vostri.

Il piano, a questo punto, è logico: alla fine la popolazione milanese sarà tutta costretta a vivere in carcere, mentre la città sarà piena di bande di negri, ghei, islamici e comunisti che si contendono il territorio che neanche a Kenshiro.

E dunque, ricordate:

Milano consegnata a orde di negri, islamici e ghei mentre i nostri figliuoli si preparano ad un futuro di servitù, per poi concludere la loro mesta esistenza in galera.

Ah, l’avete voluta, dio ricotta.

Uffa, però me lo sono già scordato, dio spastico e madonna handicappata.

Alle ultime elezioni, quelle che ora fanno fremere i polsi di qua e di là per il duello all’alba Pisapia vs. Moratti (spero vinca il primo, che mi fa più simpatia dell’odiosa preside loNbarda), è emerso un dato piuttosto del cazzo. E cioè che i grillini, il Movimento Cinque Merde, hanno avuto un notevole balzo in avanti in varie città. La cosa mi fa un certo orrore e ribrezzo perché, in tutta onestà, credo che non ci sia persona meno indicata di un grillino a gestire qualcosa di più complesso di un club della briscola. E questo perché il grillino tipo appartiene alla perniciosa razza degli attivisti fanatici, e farà di tutto (dallo strangolamento neonati all’avvelenamento falde acquifere, ovviamente con regolare maschera di V for Vendetta) per materializzare la sua minchiata preferita. E ancor più perché il volenteroso non è necessariamente in gamba, e uno che è fuori dai giochi di partito ed incensurato non necessariamente è in grado di saper fare il lavoro sporco ove necessario, e poi basta rompere i coglioni, su!

I simpatizzanti ringhiano che i grillators, ovunque tu li elegga, abbiano principi e valori non negoziabili, siano estranei alla Casta e alla Partitocrazia, etc etc. Supponiamo che sia vero. In pratica, con loro entrerebbero nei comuni dei savonarola della minchia fritta. Quelli che vogliono riprendere con la telecamera digitale i consigli comunali e postare i filmati su YouTube in nome della e-democracy e della e-trasparency, per dire. Che vogliono, sostanzialmente, fare i cani da guardia della fedina penale e del rigore morale, e con cinque idee del cazzo da portare avanti con ottusa pervicacia vorrebbero far vedere a tutti come, nel caso, abbiano colto il ladruncolo con le mani nel sacco, passandolo per i giornali prima e i tribunali poi, ahr ahr ahr. Non molto lontani dagli ausiliari del traffico della politica, mi pare. Il che, a questo punto, mi porterebbe al solito quesito: cosa fa di un politicante un buon politicante? Per me, la capacità di prendere decisioni giuste, anche scomode, nell’ottica del bene nazionale. Esattamente quello che il nostro politicame di stramerda non fa, per un misto di non volontà, inettitudine e abuso di cariche per farsi i cazzi propri.

Questo accrocchio di gente andrebbe di sicuro mandato via a pedate nel cazzo. Tuttavia, pescare nell’habitat della gggggggente per costruire la supposta nuova classe politica destinata a scalzare la Casta mi pare davvero una pessima idea, e le poche idee del Movimento ne sono un chiaro esempio. Perché proprio come Grillo seguono la logica, deforme e cretina, dell’alternativo che è bello. Ovvero, siccome le pratiche e le metodologie mainstream sono intrinsecamente marce e corrotte e fanno Casta, qualsiasi cosa se ne chiami al di fuori è una figata. Grillo in passato ha fatto pubblicità alla Biowashball, ora dice cazzate sull’AIDS, probabile che fra un po’ attacchi con le scie chimiche e il signoraggio: tutto fa brodo, per proiettare le colpe del malcostume generale al di fuori del dominio del cittadino. Il Movimento, fateci caso, unisce discorsi tipici da sinistra ecologista new age a giustizialismo dipietrista. Ovvero due facce del politichese cieco sordo e muto che non si prende affatto a cuore di esaminare criticamente i problemi dell’Italia nel contesto internazionale, ma solo di mondare la politica sostituendo i marci e corrotti con i cavalieri del bene, assolvendo la gggggente dai propri peccati. Che sono, poi, quelli che fanno in assoluto più danni perché presenti su scala sistemica. Raccomandati di merda? Vero, se si tratta delle troje di Abberlusconi, molto meno se lo zio che lavora alla provincia sistema qualche parente incompetente qua e là nell’amministrazione, o se la PMI dell’amico Giusfredo va a cazzo e piglia un sacco di fondi perché nei ruoli chiave ci sono quella mezza dozzina di amici di parenti mongoloidi, o se … Insomma, questo malcostume generale fa molti più danni di politici stronzissimi e incapaci. Proprio perché inzacchera tutto, ma dal momento che se ne percepiscono i vantaggi, si glissa o si fa finta di non vedere, al limite si può sempre tuonare contro il generico Sistema. Che Grillology chiama Casta, e che per quanto faccia schifo non può essere peggio della somma delle pessime prassi diffuse nazionalmente ad ogni livello.

Un esempietto. Per il rilancio economico sarebbe molto importante un serio investimento infrastrutturale ed energetico. Progetti a lungo termine di TAV e nucleare porterebbero benefici a lungo termine: ricerca, occupazione, la formazione di una nuova classe di tecnici ed esperti, lo sviluppo di nuove tecnologie e brevetti, un sacco di ricerca e una miriade di ricadute economiche. Il Movimento, ovviamente, non può che essere contrario: giammai, qualcuno ci guadagna. Giammai, l’ambiente. Giammai, noi siamo per la decrescita. Giammai, bisogna investire nel rinnovabile. Bene, vista la ferrea sicurezza, gradirei uno studio di fattibilità e qualche numero per vedere se è possibile, se conviene, che prospettive di sviluppo in n anni. Invece, a parte uno stolido “no” ripetuto ad ogni piè sospinto, niente. Perché dovrei avere una buona opinione di tutto questo ammasso di criceti urlanti, quindi? Il fatto che siano persone estranee ai giochi politici normali non garantisce un bel niente, se non la probabilità che le loro teste rotoleranno prima delle altre. Credo però che la fedina penale immacolata e l’aria seria e compunta siano qualità estremamente positive, così questi tipi sono felici e dal loro punto di vista va tutto bene. Gli dai il loro cast di politici ben vestiti e seri che non fa brutte figure all’estero, e non schiamazzano più come anatre idrofobe. Una pace per le orecchie. Del resto è quello che fanno nei “paesi civili”: figure che danno il buon esempio in pubblico e si dimettono qualora salti fuori la merda privata, per non gettarne troppa sul partito.

Ora un piccolo quesyto. Prendiamo la nazione X. Supponiamo che il suo rifornimento energetico derivi, in massima parte, dagli accordi presi con la confinante nazione Y alcuni anni prima. Ufficialmente, l’allora Ministro dell’Energia ha concluso una serie di trattative che garantiscono a buoni prezzi tutta l’elettricità di cui X ha bisogno. Ufficiosamente, c’è dello sporco sotto e un bel po’ di accordi illegali e operazioni torbide. Accade che l’allora Ministro dell’Energia sia oggi al suo secondo mandato come Primo Ministro, Presidente o qualcosa così. Un giornalista, nel frattempo, ha fatto tutta una serie di indagini e ha ricomposto la zozza verità dietro quegli accordi e si prepara a pubblicare un libro dinamitardo. Un libro che avrebbe effetti devastanti sul Primo Ministro e sulla fornitura di elettricità all’intera X…

Il Primo Ministro di X è un buon politico se:

1) Si dimette con grave dignità in diretta nazionale e si sottopone a regolare processo.
2)
Ordina ai servizi segreti di eliminare il giornalista e bruciare tutti i file e le copie dell’ultimo scottante lavoro, in modo che nessuna verità venga a galla e X abbia sempre la sua fornitura di elettricità. Certo, lui stesso ci mantiene faccia e prestigio e prebende, ci mancherebbe.

L’ottica grillesca caldeggerebbe la posizione 1, un bel processo mediatico, tanta dignità, la verità, il budelloditumà ecc. ecc. Io uno così non lo voterei mai: va bene la carota, ma ci vuole anche padronanza del bastone, altrimenti voglio vedere nei momenti davvero duri…

E’ un bel periodo per gli appassionati di GRR Martin, questo qui. Non solo possiamo gustarci la riduzione tv di A Game of Thrones a cura della sempre ottima HBO, ma a Luglio uscirà il nuovo libro, A Dance With Dragons. Dio canaccio, ce n’è abbastanza per fibrillare emettendo energia a costo zero. Personalmente, mi preparo all’arrivo del quinto volume della saga rileggendomi tutto dall’inizio. E proprio la rilettura mi ha schiuso un orizzonte nuovo su A Song Of Ice And Fire, e per due motivi. Il primo legato alla lingua (stavolta leggo l’origgginale), il secondo legato a una roba che non so bene come definirla ma me l’ha fatta notare un amico, e c’entra con la questione dei punti di vista multipli e la radicale modernità del magnum opus martiniano.

Partiamo dalla lingua. Ma che merda di traduzione hanno fatto alla Mondadori? Hanno pescato il traduttore a caso fra i disoccupati? In italiano, Martin è un buon narratore fluido dalla mano sicura con una gigantesca abilità nel gestire trame complesse ad amplissimo respiro. In inglese, Martin è pure uno scrittore di gran razza. Molte scelte di traduzione sono sciatte, banali, affrettate, tirate via, dilettantesche, quando invece la cura dei termini è molto meticolosa e sempre volta ad un effetto particolare. Per dirne una banalissima, prendiamo il personaggio di Petyr Baelish, soprannominato in inglese Littlefinger per la bassa statura e il fisico mingherlino. Questo soprannome gli fu dato, in segno di disprezzo, dal lord presso cui Baelish faceva da scudiero. Littlefinger, Mignolo, come dire “mezza sega”. Se chiami uno Mignolo, l’intento canzonatorio è evidente, si presta pure all’allusione sessuale. Alla luce di tutto questo, alla luce del fatto che il little finger sia a tutti gli effetti il mignolo, come lo chiami in italiano Petyr “Littlefinger” Baelish? Ma Petyr “Ditocorto” Baelish, ovviamente, perdendo d’un colpo tutta l’immediatezza e i sottintesi ecc. ecc. Altro settore disastrato, i dialoghi. In italiano, non c’è alcuna differenza fra la parlata del garzone dello scannagatti e il Lord di sangue blu della famiglia più prestigiosa e antica del continente. Com’è ovvio, in inglese le differenze e le sfumature ci sono, non è tutto appiattito su una lingua comune media. E poi, colori, umori e sapori. Martin ha sempre professato la sua ammirazione per Jack Vance, e si vede in lungo e in largo nelle descrizioni di usi, costumi, odori, colori delle varie terre. Si indulge spesso e volentieri sulle vesti, sui cibi, sui colori abbinati agli odori e ai riflessi ambientali, per creare un clima esotico e fascinoso – dalle sfumature di grigio e azzurro di Grande Inverno, alle rigogliose terre dei fiumi, alle coloratissime e stravaganti Città Libere, c’è sempre una tinta esotica che insaporisce ogni frase e fa vivere l’ambientazione. La versione Mondadori compila elenchi di vestiti e tessuti e cibarie come fossero listini di atelier e menù di ristoranti. Ho fatto solo qualche macroscopico esempio, eh. Per tagliare corto, magari se ne fossero occupati Riccardo Valla o Vittorio Curtoni… i risultati sarebbero stati ben altri. Cazzo e ricazzo.

L’altra questione è leggermente più incasinata e sono sicuro che farò un garbuglio di scarsa comprensibilità. Vabbeh, m’importa una sega, tanto leggete voi. La prima volta che lessi ASOIAF fui colpito da quel particolare respiro, da romanzo para-storico. Qualcosa tipo Leo Tolstoj incontra Frank Herbert, ma in salsa di fantasy relativamente vanceiana. Questa approssimazione demente può andare bene sulla superficie, ma poi si rivela del tutto inadeguata. Possiamo certo dire che ASOIAF è un romanzo corale, visto il gran numero di protagonisti. E’ però evidente, ad un certo punto, che i protagonisti della storia sono essenzialmente due: il continente di Westeros e la lotta per il potere, filtrati attraverso il prisma di un miliardo di punti di vista. Martin gestisce questi punti di vista multipli in maniera esemplare, visto che ogni volta che “entriamo” in un personaggio la visuale resta ancorata saldamente alla sua esperienza, senza alcun narratore onniscente, senza che trapeli qualcosa dai punti di vista di altri personaggi in altri capitoli. Il lettore può sapere di più del personaggio protagonista del capitolo che sta leggendo, ma questo fatto è controbilanciato dalla potenziale falsità delle notizie: l’affresco degli eventi è sempre incompiuto e pieno di ambiguità. Per esempio, in tal capitolo dedicato a tale personaggio succede l’evento X. In certi capitoli successivi, alcuni personaggi vengono a sapere di X e in base a loro congetture si comportano come se X = Y, altri in altri capitoli ancora come se X = Z. Nessuno di loro ha assistito ad X, tuttavia ne interpretano le conseguenze in maniera soggettiva, con gioia dell’effetto farfalla. Pensate a questo effetto farfall che si riverbera sulle popolazioni, sulle alleanze, sugli equilibri, per avere un’idea di come il mosaico finale sia sempre incompleto e fallace.

Non solo: la storia ha radici nei fatti di quindici anni prima. Un passato che non è esplicitato nero su bianco da annali e cronache in appendice, ma viene solo narrato dai personaggi, a frammenti.Il lettore può ricostruire in parte gli eventi passati attraverso elementi disseminati nei vari capitoli da narratori non attendibili e dalla loro conoscenza limitata e parziale. Dunque abbiamo un passato storico concreto, perché determina le condizioni di partenza della scacchiera, ma che arriva al lettore in modo da disorientarlo e metterlo fuori strada anche rispetto alle vicende in corso. Ed è qui che casca l’asinaccio: la frammentazioni di una storia attraverso una serie di punti di vista solo parzialmente attendibili e con un retroterra storico inesatto e viziato dai punti di vista medesimi è un elemento tipicamente postmoderno. Dunque, sebbene lo scorrere degli eventi non sia temporalmente dissociato e a spirale (tipo Comma 22 o V), ma per linee parallele, Martin è riuscito in una sintesi davvero sorprendente e originale, dio fromboliere. Oh certo, poi “è solo fantasy”, dirà il diversamente intelligente là in fondo. Bene, spero ti catturi Vargo Hoat.

Non c’entra un cazzo, è solo per decorare la pagina e ricompensare il lettore per le fatiche.

Non ho niente contro la visione di un concerto jazz al Pocacabana di Saltinculo, però devo dire che il Ronnie Scott’s, cioè il più venerabile club d’Europa, fa la sua differenza. Già solo perché è un locale storico con le pareti tappezzate di foto di vari colossi che si sono esibiti lì e quindi sa di Mito, poi perché il personale ci sta dentro veramente e sembra che gli garbi la musica e se non è vero sono bravissimi a fartelo credere, e insomma perché c’è uno stile tutto particolare e tutta questa serie di cose, indubbiamente accessorie, che però fanno la differenza e controbilanciano la scomodità di tavoli e panche, che però sono comodissime per scolarti una bottiglia di prosecco senza perdere di vista il palco. Poi nel menu c’è un coctkail chiamato Ellington, quindi la partita è già vinta.

Detto questo per fare il figo, occorre anche dire che il concerto di Christian Mc Bride e del suono quintetto, gli Inside Straight, ha veramente nuclearizzato il culo agli asini. Della formazione che ha inciso il bellissimo Kind Of Brown sono rimasti solo il vibrafono di Warren Wolf e ovviamente il contrabbasso del leader; le altre posizione sono occupate da Jaleel Shaw al sax contralto, fenomenale giovine che già ha dato prove maiuscole con Roy Haynes e nei due album da leader, dal giovanissimo batterista Ulysses Owens e dal pianista Peter Martin. L’intento di Mc Bride, quando mise insieme questa band, era chiaro: suonare jazz aggressivo e potente, ricco di improvvisazioni e di bei temi di matrice blues e gospel, con il giusto spazio per l’esplorazione ma senza mai trascurare lo swing e la fisicità. Un suono robusto e coinvolgente, figlio dei Jazz Messengers di Art Blakey nel tiro, nell’immediatezza e nell’esaltazione delle radici negramericane, e dei dischi del quintetto di Bobby Hutcherson e Harold Land, per l’importanza del vibrafono nel suono complessivo, il fortissimo retrogusto soul del lato melodico e la complessità della scrittura. Il sax di Shaw alterna fraseggi melodici legati al tema a svolazzi più “out” e astratti, senza mai perdere di vista l’equilibrio complessivo o uscire fuori posto. Warren Wolf, soprannominato “il Mike Tyson del vibrafono” (immagino per il collo taurino, le spalle e le braccia), tesse i suoi millemila arabeschi ora sfiorando ora picchiando lo strumento, con frasi blueseggianti che riecheggiano lo stile di Milt Jackson, ma aggiornato al 2011 – forse Wolf è il solo vibrafonista controcoglionuto fra i giovani, assieme al più famoso e navigato Stefon Harris, rispetto al quale sa essere meno cerebrale senza perdere in inventiva. Peter Martin sfodera un pianismo percussivo e bluesy figlio di McCoy Tyner e Kenny Kirkland; il suo gioco di tira e molla con la potentissima sezione ritmica, formata dall’impeccabile contrabbasso di Mc Bride, così elastico ed incredibilmente espressivo nei due assolo che si ritaglia in serata, e dall’ipercinetica batteria di Owens, dà vita ad un magma di accenti fluido e imprevedibile che fornisce una marea di spunti ai solisti. L’insieme è davvero fluido e trascinante, impossibile non goderselo. Vengono eseguiti diversi brani da Kind Of Brown, come le bellissime Used ‘Ta Could, Stick & Move e Brother Mister che apre la serata. Lo standard East Of The Sun viene sottoposto al trattamento hardboppante con grande successo, così come una composizione di Mc Bride, Shade Of Cedar Tree, suonata con un pianista ospite (un ex allievo del contrabbassista, se non ho capito male).

Mc Bride è il tipico leader comunicativo e carismatico, con grande senso dell’umorismo e la risata sempre pronta. A fine set, Christian chiede al pubblico di dirgli cosa suonare. Una signora, invero piuttosto petulante e fastidiosa, richiede Mercy, Mercy, Mercy per rendere omaggio a Cannonball Adderley. “No”, dice Mc Bride, “avremmo bisogno di un sacco di amplificatori e verrebbe male, però cercheremo di fare qualcosina in stile Cannonball”. Cosa, è presto detto: una magnifica versione di Work Song e, subito dopo, Mercy, Mercy, Mercy, accolta con applausi e risate di gusto.

Già che ci siamo, questo disco è un bellissimo concentrato di jazz moderno con salde radici classiche, e chi dice il contrario c’ha la cicca in culo, oppure è un norvegese che incide dischi pallosissimi per la ECM.

L’uccisione di Osama Bin Laden ha, prevedibilmente, dato l’avvio a uragani di cazzate forza 10. E’ inutile mettersi ad elencarle, per quello ci sono i compilatori di siti di debunkaggio che avranno nuova merda da spalare per i prossimi n-mila anni. Fra queste però ce ne sono due che mi hanno colpito: “non ci fanno vedere la fotoooo! buuh! fail!!1!” e “l’han buttato subito in mareeeee! buuuh! fail!!1!”.


La stronzata della foto è una conseguenza diretta di quell’abnorme mostro acefalo chiamato “opinione pubblica”. Il mostro pretende nutrimento, e in questo caso significa che vuol vedere un cadavere sforacchiato in bella mostra, in linea con quella spettacolarizzazione della morte che i Motörhead hanno dipinto così bene in Murdershow. Da notare che, qualora facessero vedere il cadavere, il mostro griderebbe alla contraffazione (“seh, Billade’, sarà il primo negro barbuto che passava di lì!”), perché ormai non si accetta una realtà semplice, ma si pretende qualcosa di eclatante e gigantesco, possibilmente con qualcosa di ancora più eclatante e gigantesco dietro le quinte. Il mostro purtroppo si crede autorevole, grazie al mito costruito da giornali e giornalari, e ormai è impossibile rimediare a questa situazione. Aggiuntina: secondo me, qualcuno in Pakistan ha venduto OBL agli americani, visto che ormai con ogni probabilità era diventato inutile, e il suo posto nell’organizzazione era già passato di mano.

La questione del funerale è, se possibile, ancora più mongoloide.  Ci ho pensato un po’, e mi sono detto: ma per forza, dio zampirone. E per almeno due motivi. Tanto per iniziare, OBL è un vero e proprio eroe nel mondo arabo jihadista. Viene acclamato come l’autore del più grande attacco terroristico di ogni tempo, nonché l’unico che è riuscito a ferire il suolo statunitense. L’ultima cosa che si vuole è farne un martire canonizzato della causa islamista – nel mondo del terrorismo suicida, i martiri vengono adorati come idoli da amici, parenti e simpatizzanti, le loro imprese sono quasi leggendarie, un potente faro di reclutamento. Immaginate il sommovimento in Asciugamanistan, nel caso in cui gli imam potessero esibire il corpo martoriato di OBL, fargli un mega funerale secondo le prescrizioni della sharia e dedicargli un bel santuario.  Sarebbe come regalargli il miglior centro di reclutamento terroristi possibile, e avviarlo subito a pieno regime. E quasi per lo stesso motivo il corpo andava gettato in mare: trovatemi un paese disposto ad accogliere la salma di OBL e l’inevitabile aggregazione di terroristi e mentecatti che si sarebbe portato dietro. Procedendo in questo modo, si è unito l’utile al dilettevole: il grande OBL è stato ucciso come un topo in trappola, gli è stato negato lo status di martire (con un rito funebre contestato dagli imam, e quindi ciao ciao 72 vergini – le robe simboliche per questi tizi contano un sacco, tanto vale usarle contro di loro), niente santuario, niente luogo di aggregazione e pellegrinaggio in terraferma non-arabistana. Particolare che non dovrebbe stupire: neppure l’Arabia Saudita ha fatto richiesta, e neppure la famiglia di OBL, che ha preso le distanze da Osama da almeno 25 anni. [1]

Il chiacchiericcio durerà ancora a lungo. E non l’hanno processato, e che demograzzzia è questa? Ma chi se ne frega? Di processi-farsa stile Norimberga o L’Aja ne faccio volentieri a meno, visto che servono a imbellettare cadaveri eccellenti e piazzare artificiosi distinguo per salvare utili culi. E poi non è nemmeno detto che fosse possibile farlo, questo processo. Non so come sia un’operazione di guerra e ancor meno uno scontro a fuoco ma, partendo dalla banale considerazione che un secondo in più o meno possa fare la differenza, mi vien da pensare che non ci sia stato altro verso che freddare OBL per l’impossibilità di catturarlo vivo.

Unica foto vera di questo post

Volendo speculare ancora un po’, potrei chiedermi cosa cambierà nel mondo del terrorismo organizzato. Credo che cambierà ben poco. La morte di OBL non andrà ad intaccare un’organizzazione ramificata e complessa come Al-Qaeda e altre ancora. Si tratta di strutture incasinatissime, dove abbiamo reclutatori al livello più basso che attirano aspiranti nuovi martiri per la jihad, centri di addestramento sparpagliati in aree vastissime, e faccendieri vari che procurano alloggi, armi, soldi, terreni e in generale tutto il necessaire per l’attentatore. OBL era un figura di questo tipo. E non è facile rintracciare figure simili perché la loro rendita economica non viene solo dalla droga o dalla tratta delle biglie di cerume: tramite società perfettamente legali investono in borsa, nell’edilizia, e più in generale nelle attività normali. Un bel casino! Per un OBL famoso e morto e d’esempio per i giovani, ce ne saranno altri cento sconosciuti e in piena attività.

Come già scritto nel post precedente, non sapevo un cazzo di Vittorio Arrigoni prima della sua morte. Ho letto qualcosa, nel frattempo, ho fatto un paio conti, e prima di scrivere stronzate sull’argomento ho aspettato che passasse un po’ di tempo per far calmare le acque (non è vero, in realtà mi faceva fatica).

Ora, che dire di inedito su Vittorio Stay Human Arrigoni? In tutta onestà, scritti alla mano (copincollate http://guerrillaradio.iobloggo.com, che non voglio attirarmi qui una pioggia di sbroc), non riesco a vedere niente di così sublime e meraviglioso. Arrigoni riproponeva tutto l’armamentario dialettico da assemblea degli anni ’70. Quella retorica che individua vittime (per definizione esenti da colpe) e carnefici (per definizione inumani e malvagi), tanto per capirsi, applicata in maniera cieca e ottusa, perché in grado di dare risposte facili ed immediate a questioni complesse; in due parole, robaccia ideologizzata per un pubblico ideologizzato ed osservante. Provate a scorrere qualche pagina di Guerrilla Radio: Israele viene sempre dipinta come mostro sanguinario che spara missili sugli asili e gli orfanotrofi, ridendo dei boveri balesdinesi fra una fucilata e l’altra. Non si trova mai un tentativo di analisi, solo ripetizioni di slogan con piccoli aggiustamenti. Soprattutto, non si fa mai la minima menzione degli atti terroristici compiuti dai boveri balesdinesi, che sparano colpi di bazooka contro scuolabus e lasciano bombe nelle discoteche, nei mercati e alle fermate dell’autobus – forse l’attentato va bene purché bovero e balesdinese, perché i palestinesi poveracci vengono vessati ma sarebbero agnellini, mentre una retaliation israeliana no, essendo gl’israeliani ricchi e opulenti oppressori filoccidentali capitalisti sbroc sbroc. Eh, boveri obbressi balesdinesi, il cui governo è l’associazione terroristica di Hamas, che riceve armi e bagagli dall’Iran, dai Fratelli Musulmani e da altri stronzi del genere! E qui si apre una vera spaccatura. Come fai a “restare umano” e pacifista quando ti schieri apertamente dalla parte di chi rifiuta la pace in maniera esplicita:

‘[Peace] initiatives, and so-called peaceful solutions and international conferences are in contradiction to the principles of the Islamic Resistance Movement… Those conferences are no more than a means to appoint the infidels as arbitrators in the lands of Islam… There is no solution for the Palestinian problem except by Jihad. Initiatives, proposals and international conferences are but a waste of time, an exercise in futility.’ (Article 13)

Arrigoni era vicino ad Hamas, infatti è stato ucciso dai Salafiti, che sono un altro branco di coglioni musulmani ostili ad Hamas per motivi di cui francamente non me ne frega un cazzo. Ricapitolando, uno che fa dei report da Gaza in cui poveracci i civili palestinesi morti, e ok, ma non viene mai fatta alcuna menzione dei civili israeliani uccisi da missili e kamikaze palestinesi, perché tanto tutte le morti e le violenze etc. provengono da una parte sola, quella dei carnefici mostri sanguinari disumani cui tuttavia non viene augurata esplicitamente la morte per scampare le accuse di antisemitismo (vecchio trucco antiimperialista), uno così insomma fa appello all’umanità e al restare umani. Francamente, grazie tanto, ma mi sento più al sicuro con un T1000 sotto casa.

Quale iiinsuegnnnuamuennnntou possiamo trarre da questa vicenda? Direi questo: che tutti i vari afferenti all’area dell’attivismo sono esaltati mentecatti pronti a calpestare qualsiasi cosa pur di veder realizzata la loro utopia preferita, che sostengono con ardore degno dei più truci ultrà. Qualsiasi bagno di sangue sarà lecito e auspicabile per la Nobile Causa Rivoluzionaria. Basta vedere come si schierano automaticamente dalla parte del terrorista, ai loro occhi una figura fra il messianico e l’eroico. Intralciategli il cammino, e gli attivisti vi calpesteranno a morte senza pietà: siete un ostacolo sulla via della Rivoluzione. E qui casca, in maniera totale e definitiva, l’asino. Perché queste teste di dimetrodonte passano la loro vita nella speranza di vedere un pueblo unido che magari si fa pure fucilare e massacrare, ma alla fine riesce a instaurare la loro utopia preferita. Così, alla cazzo. Sono troppo ignoranti per leggere Universo o La Luna E’ Una Severa Maestra, ma nel caso lo facessero, potrebbero forse capire che la Rivoluzione dev’essere attentamene pianificata dalla gente che il potere lo sa già maneggiare, non da una massa di popolani rancorosi che agitano i forconi e le  zappe. Il mondo si modifica per spostamenti progressivi, e le Rivoluzioni sono eventi rarissimi, ormai mitizzati come miracoli e attesi con l’ardore devozionale e cieco del seguace di Padreppio.

Concludo con quella che, a mio avviso, sarebbe la soluzione ideale per tutti i problemi del medio oriente e del terzo mondo: non fare un cazzo. Esatto, proprio così. Chiusura totale di rapporti aiuti etc, via libera ai peggio scannamenti tribali di cui francamente cosa cazzo ce ne frega. Alla fine si ridisegneranno degli equilibri locali, e i vincitori dei conflitti verranno a parlamentare. Tipo no, il Baraondi e l’Umbimbi sono due stati confinanti, scoppia la guerra, il Baraondi assoggetta l’Umbimbi e via via inizia a conquistare altri stati finché tutta l’area mediorientale resta suddivisa in tre: Baraondi, Merdistan e Asciugamanistan. Questi tre, gestori di tutte le risorse locali, trattano gli scambi economicommerciali con noi, e tutti contenti, e nessuno canta più Imagine o Free Nelson Mandela perché siamo onesti, sono molto meglio gli Slayer.

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