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Dev’essere l’allineamente di Marte e Orione con la strippa di Gaza, o altrimenti non si spiega il tasso di mongoloìdia che infuria nell’aria. Cioè, no, dico, avete letto Montezemolo? In questo articolo si tratteggiano brevemente i connotati di Italia Futura, la formazione polytica fortemente voluta, sponsorizzata, sonunasegaio-ata da Luca Cordero di Montezemolo Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Roba da chiodi. Nelle pupille. Sue, intendo. Essenzialmente, LCDM e il suo think tank pensano di sostituire Abberlusconi e di rappresentare una nuova formazione che guardi oltre le vecchie dicotomie dx-sx, intercettando in primo luogo il bacino moderato orfano di rappresentanza, stimato in circa 15 milioni di votanti. Vogliono correre da soli, senza alleanze, forse rappresentati da LCDM, forse da un giovine, chissà. E leggendo l’articolo si arriva al punto forte, la questione ideologica:

“Sì, ideologica. Perché mentre Montezemolo teorizza la fine delle classiche divisioni novecentesche tra la destra e la sinistra (“è di destra o di sinistra chiedere che la scuola funzioni?”), i suoi professori stanno alzando una discriminante proprio ideologica che riguarda il rapporto tra Stato e cittadini.[...] Una riduzione, dunque, del perimetro dell’azione pubblica (scuola, sanità, sicurezza, ricerca) per farla diventare più efficiente. [...] E poi dosi di sussidiarietà per un modello di welfare che ricorda il progetto della “Big society” del primo ministro conservatore inglese David Cameron.”

Capppitttto mi hai? Sotto il tappetino, LCDM ha in mente un progetto che forse qui può risultare esotico e nuovo, visto che non ha mai fatto parte del dibattito politicame nostrano, ma che nel mondo angloamericano è assai noto: il liberismo turbo. Avevo scritto tempo addietro che lo sentivo strisciare nei discorsi in giro, e ora per la prima volta trova una possibile sponda qui da noi. LCDM del resto di mezzi ne ha, e può contare su una bocca di fuoco mediatica fatta di tutto il gruppo editoriale RCS, di La7 e MTV dalla sua parte e certo comparirà pure nel resto del solito dibattitame generalista.

Il riferimento alla Big Society è già un colossale epic fail: David Cameron è uno dei peggiori primi ministri inglesi dai tempi del triceratopo, e la Big Society è un tale fiasco che neppure lui, credo, osa farne il nome. La Big Society è una specie di roba dickensiana: lo stato taglia e ritaglia, e tutto ciò che è welfare resta nel buon cuore dei locali, che comunque devono innanzitutto lavorare come ciuchi dopati per soddisfare i Mercati, che così rivolgono la loro benevolenza gli Imprenditori Creatori di Ricchezza, che quindi danno lavoro al popolo che si deve fidare di loro e se gli va male pace vuol dire che son nati negri. Il fatto che sia una stronzata è evidente: come l’opposto speculare, il comunismo, il liberismo ha fallito e fatto danni. Basta vedere i vari governi Reagan, Thatcher e ora Cameron: un boost nel breve termine, e poi una decina di anni dopo un conto salatissimo e sanguinario. Certo, gli Imprenditori Creatori Di Richezza ne hanno giovato, tutti gli altri sono stati sacrificati ai Mercati, incidenti di percorso che capitano.

LCDM & co., da bravi provinciali, cercano di importare con ritardo colossale una pratica estera la cui merdità è ampiamente documentata. Ci sta anche che il blocco delle PMI lo possa trovare interessante, ma in una nazione dove si cerca il più possibile di pappare a spese dello stato devono giocarsela molto bene per ottenere qualche voto…

60 milioni di stronzi

Non sapete un cazzo di niente eppure avete già deciso chi è il colpevole, e se ne verrà fuori un altro si tratterà di uno che è stato costretto o incastrato, perché a voi non la si fa. Chissà come mai, però, queste vostre incredibili capacità analitiche a distanza non vi hanno assicurato un posto nel who’s who dei ricchi e privilegiati: elemosinate ancora contratti co.co.pro.fa.go. come sterilizzatori di telefoni nei call center dall’alto di una laurea in poesia salafita dei nuovi media.

Andate a fare in culo, siete patetici inetti la cui opinione vale meno delle cacate dei merli che mi hanno fatto il nido fra le rose.

Il popolo è MERDA.

“Sta facendo il giro della rete pagina 17 di un fumetto di Topolino del 1993. Quasi una profezia. O forse i nostri politici si ispirano a Topolino? In ogni caso sembra scritto oggi. Tutto previsto.

PER GLI INTERESSATI DEL FINALE:
: i Bassotti si sostituiscono ai tecnici che vengono sequestrati, tassano di tutto e di più assumendo come esattori loro “colleghi”. Paperinik alla fine trova i veri tecnici, li libera e smaschera i Bassotti (che erano già sulla via di fuga visto che stavo per venir linciati dalla popolazione).

A quel punto i tecnici dicono che quello che è avvenuto prima (stratassare tutti) è pericoloso perchè porta all’insurezione e bisogna trovare il modo di fare cassa senza far insorgere la popolazione. Ad esempio tassare i supereroi che in quanto pochi e anonimi non possono fomentare proteste di massa. Con Paperinik che sviene.
(GRAZIE A XXXXX XXXXXX)
Il fumetto è il numero 1956, del 23 Maggio 1993 —”

Il livello informativo dell’accoppiata testo + immagine riportata sopra è del tutto equivalente a una frase tipo “l’acqua è bagnata”: 0 spaccato. La storia di Topolino in questione risale al maggio del 1993, come vedete. Ora, una persona dotata di un minimo mezz’etto di materia cerebrale, rileggendo oggi quella storia, cosa fa? Si gode i bellissimi disegni di Giampiero Cavazzano, per esempio, e nota come fossero ganzi gli autori Disney del tempo che riuscivano a infilare qualche staffilata sociale con leggerezza, senza fare pistolottacci noiosi. Poi, se iniziamo ad andare più a sinistra della prima deviazione standard sulla gaussiana dell’intelligenza, arrivano loro, i sottosviluppati, gli ignoranti, gli imbecilli: quelli del complotto, di Informazione Libera, dell’Infornare Oggi Per Sfornare Domani, dell’Ho Capito Tutto Perché Ho Letto V For Viennetta e altri gruppi di  menomati simili. I coglioni dicono che “Topolino profetico!!1! Aveva capito tt!!1!unouno!!uno”, perché sono coglioni: nel maggio del ’93, care teste di murena, era appena finito il primo governo Amato. Che era, tattaratàààà!, un Governo Tecnico, un Governo di Larghe Intese, o come cavolo lo volete chiamare, ma di fatto niente di diverso dall’attuale governo Monti.

“Sento puzza di cretino…”

I governi tecnici sono governi di transizione formati per guidare il paese quando il governo frana. Posso sbagliare, ma credo siano una specialità locale, visto che siamo soliti fare governi-accozzaglia dove i partitucoli con mezzo seggio hanno la possibilità di avere voce in capitolo e di ricattare anziché stare zitti e subire la propria giusta sorte di merde umane. I risultati li abbiamo visti varie volte: il governo frana, casino, governo di transizione fino alle prossime elezioni o elezioni anticipate. Il governo di transizione può fare qualche operazione antipatica che normalmente alienerebbe le simpatie degli elettori, proprio perché non viene eletto. Se leggete la pagina di Topolino là sopra, lo si dice chiaramente: “Sì! Esperti fiscali assunti allo scopo! Incasseranno soldi… e impopolarità.” Successe all’epoca di Amato, succede oggi. Acqua bagnata.

Solo che certa gente deve vedere la Massoneria dietro all’acqua bagnata, che altrimenti sarebbe tiepida. E del resto nelle vignette di Topolino ci sono vari indizi, per esempio… dei compassi! Magari nello studio di un inventore come Archimede Pitagorico, eh? Tutti gli studenti delle medie, che fanno educazione tecnica, vengono indottrinati alla Massoneria, grazie al compasso! Boycott The Compass! Occupy Compass!!!11! Fanculo. Lasciatemi dire che sono felice che la Massoneria vi tenga in condizioni miserevoli, costringendovi a nutrirvi di merda lasciata essiccare sul davanzale o di fiori sottratti a qualche loculo incustodito. E’ il prezzo da pagare per tutta la vostra ignoranza e stupidità.

Roba perentoria

“Turisti Della Democrazia” de Lo Stato Sociale è il più riprovevole ammasso di schifo e merda mai inciso e divulgato dai tempi dell’invenzione del fonografo, e mai concepito dai tempi in cui l’homo sapiens si è affacciato sulla Terra.

Una volta c’erano gli Smiths, poi sono arrivati i Muse, poi gli Offlaga Disco Pax.

Ora sono arrivati i gaglioffi de Lo Stato Sociale e siamo a corto di parole. Non si può fare così schifo. Non si può fare schifo al punto che escano recensioni positive di questo tipo.

“Turisti Della Democrazia” richiede un aggiornamento del vocabolario, perché i termini esistenti non bastano a descriverne l’orrendaggine aberrante.

Chi li apprezza, ovviamente, è uno stronzo.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Gina e Marco sono due ragazzi che stanno per affacciarsi sul mondo del lavoro. Entrambi sono speranzosi virgulti pieni di sogni, nella tentacolare metropoli nota ai più come Roma. I due si incontrano in una circostanza del tutto particolare, cioè un colloquio di lavoro. Infatti Gina vuole entrare nel mondo dello spettacolo, e c’è un politico disposto ad aiutarla, a costo (naturalmente) di farsi perforare ben benino il tabarèn a giorni alterni.  Marco è l’autista neo-assunto dal politico in questione, mandato a prelevare Gina dal suo orrendo tugurio di pezzente per offrirle la sciansz. Hai visto te, dove scoppia l’ammore?

Morale implicita: ora, non è per essere stronzi, ma questi giovani sono sempre le solite teste di cazzo buone a niente. Vorrebbero pure un lavoro, vorrebbero, le teste di comò, ma chi glielo darebbe un lavoro a ‘sti lavativi laureati in filologia islamica e arpagoni pregiurassici? Nessuno con un minimo di sale in zucca, ma ci mettiamo una mano sul cuore perché giovani siamo stati anche noi, e qualcosa da fare gli si trova, consapevoli che ne verrà innanzitutto del danno. Che almeno paghino il biglietto in natura, però, e madonnaputtana!

Giudizio finale: non prendiamoci per l’ombelico della murena, gente. Piuttosto che dubitare che questo film sia gradevole quanto l’ingestione di una medusa di cinque chili, sareste disposti a ingoiarne una di quindici, quindi zitti e mosca.

Equitalia è un ente che suscita immediata antipatia in chiunque. Un ente primitivo che può solo tartassare i non-pagatori, visto che il nostro sistema di tassazione è dichiarativo e senza alcuna ricerca da parte dello stato – cioè, finché non vi beccano, potete continuare a dichiararvi disoccupati e ad avere Ferrari e case in Sardegna. Anni di non-controlli, malcostume generalizzato etc. hanno portato alla situazione di ora, con Equitalia incaricata di fare gigantesche pesche a strascico in cui finiscono anche persone a cui magari è arrivata la bolletta della rata dell’auto in ritardo e si vedono portate via tutto. Finita la pesca a strascico, se non viene fatto un ingente sforzo di modernizzazione (informatica per esempio) e snellimento statal-burocratica, risaremo da capo e i soldi recuperati finiranno nei forzieri in titanio degli Sradica & Rastrella di turno, per poi essere… spolpati? Ci si augura di no, almeno, ma non è questo il punto. Il punto è una scena da filme. Un uomo entra in una sede Equitalia armato, tiene gente in ostaggio, minaccia di morte etc etc. E succede dopo le numerose notizie di gente che per debiti si è suicidata, non ce l’ha fatta più e storie tristi del genere. E giù bombe alle sedi di Equitalia, e tutti a dire bene dio cane!, e poi questo qui coi fucili e gli ostaggi, e tutti a dire bene dio maiale! Ora, con tutta l’atipatia che si può avere per Equitalia, con tutta l’antipatia che si può avere per un sacco di privati cittadini che non pagano, perché l’italiano per sua natura non vuole pagare un cazzo e crede gli sia tutto dovuto, e scommetto che Equitalia sia partita quando il numero di questi ultimi sia cresciuto oltre il livello di guardia iniziando così la famosa pesca a strascico di cui sopra, ecco, con tutto e ritutto, a me ‘sta cosa non piace per un cazzo. Soprattutto per come viene acclamata. Io sono il primo a dire che uno che uccide il ladro in casa o nel negozio fa bene, sia chiaro. Ma qui è diverso. Si oscilla fra suicidi e atti di intimidazione violenta.

Decenni di inadempienza fiscale (voluta da politici E cittadini) ===> misure drastiche oggi ===> mezzi primitivi per assenza di dati e infrastrutture adeguate ===> pesca a strascico che colpisce in maniera sproporzionata pure i poveracci ===> atti di violenza.

Ho come l’idea che queste cose aumenteranno, perché la pesca a strascico continua e poi la stampa ha sempre bisogno di freak da presentare come eroi o criminali a seconda del momento storico. Il ricorso alla mafia per prestiti e protezioni sarà sempre più forte, così come la stretta familistica su ogni microscopica attività – difendiamoci dallo stato di mmmerda. E sapete, non mi garba una sega. E’ la prova empirica di un fatto: l’Italia, forse piagata da secoli di millenarismo cattolico per cui tanto prima o poi si stiana e risponderemo delle nostre azioni solo davanti a Iddio e quindi che ci si affanna a fare, non costruisce nulla, non migliora nulla, non fa niente a lungo termine e ama berciare nei campi di stasi dove in fin dei conti è colpa di tutti e quindi di nessuno ed è facile accusare il Governo o i Poteri Forti, che sono solo miseri capri espiatori.

Spero solo che non si arrivi di nuovo ad una merda stile anni ’70, a questo punto.


Afterhours? Carmen Stronzoli? Baustelle? Assolutamente no, queste merde sono bandite. Ma non un GG Allin d’annata, che se non vi garba andatevene a fare in culo ascoltando non so, i Modena City Ramblers.

Ogni tanto esco da Skyrim e gioco alla vita normale, e fra le cose che faccio nel videogioco c’è pure quella di scrivere un blog letto da poche decine di mentencatti. In effetti, devo dire che la mia vita reale, dove sono una bellissima redguard (=negra) guerriera di nome Spruzzola (è pure il nome che ho dato alla mia gatta nel videogioco) che va in giro a prendere centinaia di rompicazzo a spadate in culo, è molto faticosa. Quindi devo rilassarmi un po’, capite. Perché non è mica come lì da voi che vi alzate, poi andate a lavorare, poi tornate a casa e comprate gli accendini dai negri e i prodotti bio coltivati ancora con la merda, e, per qualche arcano motivo, considerati buoni solo per questo. Una bella sega. Io devo scorazzare di qua e di là per una nazione intera a risolvere mille problemi del cazzo, e tutto questo perché io so parlare coi draghi e li posso prendere a calci in culo e sassate date bene nello sterno proprio ora che sono tornati a rompere i coglioni. Certo, mi levo anche le mie soddisfazioni, perché col mio durissimo lavoro in qua e in là ho comprato ben quattro case in altrettante belle città (a Whiterun, Riften, Markarth, Solitude), e non escludo di comprarne una prossima a Falkreath, se me lo permetteranno. A Morthal, Whinterhold e a Dawnstar non me l’hanno nemmeno proposto, ma sono merdose baraccopoli soffocate dal diaccio e dalla neve, e ogni catapecchia caccolosa di legno se la devono tenere stretta. Ah! Pezzenti di merda!

Vedete questa gnoccona qui sopra? E’ Aela la Cacciatrice, che è pure mia moglie. Già, perché qui  si fa il cazzo che ci pare, e se una coppia interracial (bianca lei, negra io) -bestial (siamo licantrope)- cannibal (solo io in quanto campionessa del daedra, che poi sarebbero robe ganze tipo i demoni, Namira) decide di sposarsi, maremma finocchia, lo fa e tanti vaffanculo al cazzo. Poi la mi’ moglie sta a casa a lavorare e guadagnare e io ogni tanto ripasso da casa a riscuotere la mia parte di moneta sonante. Potrei anche portarla in giro a sgarganare la gente di stiaffi, ma insomma, non mi va che rischi la vita sebbene sia una guerriera che levati, già prima di sposarmi m’è stiantata la povera Lydia e non voglio ripetere l’esperienza. Son dolori che ti segnano.

Vedete poi questa roba qui? E’ il cortile interno dell’Accademia di Magia di Winterhold. L’unica scuola di magia rimasta in tutta Skyrim, mica brodo di fagioli. Beh, io sono la preside dell’Accademia: un po’ come Albus Silente, ma senza essere vecchia e barbuta. Del resto, non è il mio unico titolo. Ho un curriculum lungo come una benda da mutilato in cui potrei scrivere:


- Preside dell’Accademia di Magia di Winterhold;
- Capo dei Compagni di Whiterun;
- Capo della Gilda dei Ladri di Riften;
- Membro effettivo della Gilda dei Bardi di Solitude;
- Campione di Nocturnal;
- Campione di Namira;
- Campione di Hermeus Mora;
- Ben vista da Malacath e sorella di sangue onoraria degli orchi di Largashbur;

e varie altre. Cioè, mica devo faticare a trovare lavoro. Dal semplice spaccare in due la gente, a farmi amici i demoni, a di tutto e di più. Sono poi i lavori in sè che son faticosi, dio cane, ma non certo trovarli, guarda. Cosa è preferibile, trovarli facilmente ma rischiarci la cotenna di continuo o trovarli con più difficolatà ma stare più tranquilli? Eh, son problemi anche i vostri. Ma non fatemi ride’!

Naturalmente, pure qui c’è di mezzo la politica. Il minchione qui sopra è Ulfric Manto della Tempesa, jarl della città di Winterhold. ‘Sto stronzo ha innescato una ribellione uccidendo il Re dei Re di Skyrim, mandando a fare in culo il Trattato Oro Bianco che legava Skyrim all’Impero, garantendo la pace per tutti al prezzo del culto di Talos. E’ un po’ come se un giorno il vostro coso, lì, Umberto Bossi si armasse di M16 e abbattesse Monti e poi proclamasse l’indipendenza padana e gli Stati Uniti fossero costretti a inviare soldati in giro per l’Italia, facendo scoppiare una bella guerra civile. Sai che bello, per voialtri poveri cristi? Ecco, uguale. Questa testa di rapanello di Ulfric fa leva su micragnosità nazionaliste come il citato culto di Talos, ma in realtà sfrutta la situazione per accrescere suo potere personale e poi odia i negri. Inutile dire che mi arruolerò presto nella Legione Imperiale per fargli il culo. Che merda, la politica.

Ora mi godo un po’ di relax, scrivendo questo post dall’internet cafè di Whiterun. La gente lì da voi, nella vostra realtà simulata, si lamenta troppo e rompe davvero le palle peggio di Ulfric. Andate quasi tutti quanti a fare in culo, per favore.

Premessa: la rubrica delle Pellicole Decrittate tratta solo ed esclusivamente di film mai guardati. Si basa sull’assunto che, da pochi elementi tratti dalla cartella stampa (trama, attori, produzione, nazionalità, sponsorizzazione) sia possibile a priori stabilirne pregi e difetti.

Synossi: Amanda non ha rapporti facili con gli uomini. E’ sempre sospettosa, incredula, incazzosa e insomma una spina in culo, nei loro riguardi. Perché sono infidi e traditori, si capisce. Il marito di Florence (già, perché il tutto si svolge a Parygi), la sua migliore amica, le dice che si tratta di androfobia, e quindi qualsiasi minima stronzata, da pisciare nel lavandino a dimenticarsi di lucidare le tartarughe dopo i pasti, diventa una scusa per interrompere la relazione di turno. Tuttavia la sera del 31/12 succede qualcosa di inenarrabile: con Antoine, incontrato al veglione, Amanda è tutta carina simpatica puci puci. Sarà mica scoppiato l’ammore vero, si chiede Florence? In realtà un cazzo, Amanda fa la gentile perché è convinta che Antoine sia gay e quindi inoffensivo. Florence e il marito a questo punto devono convincere Antoine a fingersi gay (tanto è francese e quindi metà del lavoro è fatto) per far guarire Amanda…

Morale implicita: in questa società promiscua e libertina, le donne ormai sono uscite dal tinello e rivendicano di tutto, anche di poter fare a meno degli uomini. Infatti, sono ormai convinte che gli uomini son tutti merde di giaguaro e quindi meglio stare co’ gay, che almeno non cercano di entrarti fra le mutande o fra quelle di un’altra. E sempre in questa società promiscua e libertina, i gay ormai non vengono più impiccati come ancora fanno in terre ancora incontaminate come l’Iran o la Siria. E dunque, schieriamoci a favore dell’Islam onde respingere la lobby gay che sta prendendo il controllo delle nostre vite e delle nostre donne.

Giudizio finale: fa cagare una riproduzione di Laura Morante scala 1:1 in pura merda.

C’è un mio vicino di casa, ci tengo a precisare simpaticissimo, che è un vero e proprio Vecchio Rocker. Sapete di quelli che solo i gruppi che si ascoltavano quando erano giovani loro erano ganzi e tutto quello che è venuto dopo fa schifo? Quelli che i Pink Floyd e i Clash e i Deep Purple ma che vuoi che siano quelle merde degli Slayer e dei Dead Kennedys etc etc? Ecco, paro paro. Il nostalgismo del Vecchio Rocker, archetipo di cui il mio vicino è un’incarnazione, è ciò che tiene in piedi la grande baracca del rrrrrrruock prima dell’inevitabile schianto finale che, mi auguro, avvenga il prima possibile. Certo, perché succeda devono prima sparire di giro tutti i gruppi storici, ma trattandosi di biologia dobbiamo solo pazientare – quando anche le band degli anni ’90, tipo Soundgarden o Dream Theater o Radiohead o Tool o Nine Inch Nails o Rage Against The Machine (cito a caso gruppi simbolo dal grande numero di fan) saranno troppo decrepiti per tirare la carretta e le loro 130esime ristampe andranno ad affiancare le 2700esime dei Rolling Stones, il ciclo sarà ultimato. Questo non perché di gruppi bravi non ne siano usciti, è palesamente falso, ma perché il mondo è cambiato. Intanto, siamo subissati dal fenomeno del Classic Rock, ovvero dai gruppi di ventenni che si ispirano a quelli di quarant’anni fa, a volte imitandone persino il look – The Answer, Gentleman Pistols, Wolfmother e milioni di altri. Il fenomeno lo posso spiegare da due versanti: quello tecnologico (i giovini) e quello anagrafico (i vecchi).

Per il versante tecnologico ci vogliono due sottocapitoli:

Il primo è Guiter Hero: la diffusione amplissima raggiunta dal celeberrimo videogioco nel corso degli anni ’00 ha avuto l’effetto non trascurabile di avvicinare ai classici del rock una quantità esorbitante di giovanissimi, che hanno cominciato a scoprire, e a comprare in massa, le discografie dei vari Mostri del Rock. Molti di loro si sono pure messi a suonare davvero, per dire. Magari ispirandosi proprio a quei Grandi Vecchi.

Il secondo è più recente e si tratta del binomio YouTube+Facebook. Per un adolescente che si affaccia oggi sull’interwebs, non c’è poi così tanta differenza fra il 2012 e il 1962, in termini di immediata offerta musicale: basta che legga qualcosa sui Sonics o Rolling Stones o Hendrix o Van Halen o Death o Slipknot o XXX di turno per poter trovare fior di roba su YouTube da condividere immediatamente su Facebook con millemila amici fra cui, si suppone, altri sufficientemente appassionati di musica per scatenare il classico ardore & voglia di scoperta del teenager. Un gruppo appena formato di teenagersz ha le stesse probabilità, oggi, di suonare come i Cream che di suonare come i Muse, e di trovare in entrambi i casi un’industria discografica disastrata ma ancora capace di dargli qualche chance.

Come prova numerica di questa tendenza, il gran numero di ristampe uscite negli anni ’00 (la Sony/Legacy è stata attivissima, forse perché è quella col catalogo più ampio) parla chiaro, e tutt’oggi si continua a batter cassa, anche se con maggior difficoltà, su questo terreno.

Per quello anagrafico, dobbiamo prendere in esame la critica rock, quella fatta di riviste e libri. Quelli che erano ragazzini ai tempi degli XXX e li vedevano sputazzati e derisi dai critici del tempo sono diventati i critici di oggi e, avendo la penna dalla parte del manico, possono finalmente dire al mondo intero quanto fossero fichi i Judas Priest e i Ramones e i Lynyrd Skynyrd, scriverci retrospettive, libri e speciali tv, e celebrarli nella Hall Of Fame. Non per niente tutti questi gruppi, un tempo feccia disprezzatissima dalla critica e dunque davvero rock in quanto eversivi e pericolosi e ai margini, sono oggi tranquilli senatori del megawatt. La spirale innescata da questi due fenomeni è al momento dominante, e stritola qualunque altra scena. Ma si tratta, incredibili dictu, della punta dell’iceberg.

Perché l’era mitologica del rock è giunta al termine, e bene o male l’avevo già scritto, ma manca l’ultimo tassello: come già il blues e il jazz prima di lui, il rock sparirà dai riflettori per diventare un acquired taste, musica per intenditori con un pubblico di nicchia. Lo dico perché osservando la parabola del jazz, il percorso è evidente. Oggi siamo alla fase che quella musica ha attraversato nei primi anni ’80, quando Wynton Marsalis riuscì a ravvivare l’interesse e a diventare un nome-simbolo anche per chi il jazz non lo conosceva. Oggi, di jazzisti in gamba e giovani ce n’è pure tanti, e il panorama è tanto vasto quanto frammentato in una marea di nomi e tendenze contraddittorie. Suona familiare? Perché oggi se fermi uno per strada e gli dici “fammi il nome di un gruppo rock di ora, subito!” è probabile che ti citi un po’ di brit-shit tipo Muse, quindi comunque roba attuale, ma siamo agli sgoccioli. Anche il rock, in tutte le sue millemila tendenze contraddittorie, si dimensionerà su affluenze da max 2000 persone o giù di lì. Anche il rock verrà identificato genericamente come tutto ciò che ha una chitarra elettrica, come il jazz come tutto ciò che ha un sassofono. Future pop star annoiate faranno il loro disco rock come oggi vecchi rocker in pensione fanno il loro disco jazz per uscire dalla routine. Suona triste? Non per me. Più che mai conterà la musica e basta, che smetterà di diventare una religione o un’ideologia.

Quando David Guetta dice di voler rendere la house più grande del rock, sta solo dipingendo il futuro prossimo venturo, inevitabile quando le ultime rockstar andranno in pensione e i dj ne prenderanno il posto a fianco delle popstar. E’ inevitabile. E, per quanto mi riguarda, non è un male. Altrimenti sarei un vegliardo stile Assante/Bertoncelli che si lamenta che nessuna canzone rock rappresenta Occupy Wall Street e quindi il rock è morto bei tempi quelli di Woodstock sbroc sbroc.

Ma il succo del discorso è uno: il nuovo disco degli Offlaga Disco Pax è una merda come al solito e se vi piacciono andate a fare in culo.

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